James A. Michener.
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Hawaii.
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Parte 6.
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Titolo originale: HAWAII.
Traduzione di: MARIA GALLONE.
1960. Rizzoli Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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DAL MARE INTERNO. (dal Capitolo 1 al Capitolo 10)
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Fine indice.
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DAL MARE INTERNO.
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Capitolo 1.
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Nell'anno 1902, quando la ricostruzione del quartiere cinese di Honolulu era ormai un fatto compiuto, in un villaggio
isolato di Hiroscima-ken, all'estremit meridionale della maggiore isola giapponese, vigeva ancora un'antica tradizione galante, che tutti riconoscevano ridicola e superata, ormai, ma che forse appunto per questo dava sempre ottimi risultati.
Se un baldo giovane adocchiava una ragazza da marito, non le rivolgeva mai direttamente la parola n esortava a rivolgergliela alcuno dei propri amici. Cercava invece con ogni stratagemma di presentarlesi davanti almeno una dozzina di volte la settimana. Se la ragazza tornava a casa dal locale tempio scintoista, all'improvviso il giovane le compariva al fianco, silenzioso, scuro in volto, teso come se avesse appena veduto un fantasma. Lo stesso accadeva quando la ragazza usciva da un negozio, e cos via.
Un punto essenziale di questo strano corteggiamento esigeva che il giovane non parlasse in nessun caso, non confidasse il suo segreto a nessuno. In quanto alla ragazza, non doveva lasciar capire neppure con un battito di ciglia che si rendeva conto delle attenzioni del giovane. Lui le si parava davanti in silenzio, lei doveva far finta di nulla. Se per era una ragazza assennata, cercava un mezzo per incoraggiare le galanterie del giovane, in modo che alla fine questi potesse mandare i genitori dai sensali, i quali avrebbero provveduto a intavolare conversazioni ufficiali coi genitori della ragazza. Infatti in quel villaggio nessuna ragazza poteva mai sapere con sicurezza quale tra quei giovani seri e taciturni sarebbe diventato uno spasimante con intenzioni concrete; perci doveva far intendere al prescelto, senza vederlo, senza neppure rivolgergli la parola, ch'era pronta.
Se si eccettuino alcune specie di uccelli, nelle quali il maschio corteggia, la femmina pi o meno con lo stesso rito, questo sistema galante era sconosciuto in ogni altro luogo della terra, ma nello sperduto villaggio di Hiroscima-ken funzionava, in quanto comportava un'altra manifestazione da parte dell'innamorato; in questa appunto il giovane Sakagawa Kamejiro si trov improvvisamente impegolato.
Nell'anno 1902 Kamejiro era un giovane ventenne, forte come un can mastino, con un torace che pareva una botte, una carnagione scura e capelli neri come la pece. Possedeva braccia muscolose, che teneva sempre inerti lungo i fianchi quasi temesse di usarle per la troppa forza che v'era racchiusa. Era insomma un metro e sessanta di forza fisica compressa, pronta a scoppiare ad ogni istante pur non avendo un bersaglio specifico sul quale scaricarsi. A farla breve, Kamejiro era innamorato.
S'era innamorato il giorno stesso in cui il consiglio di famiglia dei Sakgawa aveva deciso ch'egli avrebbe fatto parte del contingente destinato a partire per le Hawai, dove gli impieghi nelle piantagioni di canna erano numerosi e ben rimunerati. Tuttavia, non era stato il pensiero della partenza a destare quella sua confusa irrequietezza, poich sapeva bene che i suoi genitori, sulle cui spalle gravava il peso di ben otto figli in tenera et e di una vecchia suocera, non avevano mai riso a sufficienza per tutti, per tacere del pesce e della carne... Perci Kamejiro era rassegnato a partire.
La cosa accadde un pomeriggio sul tardi, mentr'egli si trovava nella piccola risaia familiare. Nel vedere le belle isole, marezzanti in lontananza, del Mare Interno, comprese in quell'attimo di struggente malinconia in cui il sole calante scherzava sul pi stupendo di tutti i mari, che forse egli stava per lasciare Hiroscima-ken per sempre. Ho detto che accettavo soltanto per cinque anni, borbott tra s con l'ottusa cocciutaggine del contadino, ma possono succedere tante cose. Potrei non rivedere pi queste isole. Forse non arer pi questo campo.... Un acuto rimpianto lo assal poich non avrebbe saputo immaginare una terra pi bella di quei campi che si stendevano lungo il litorale di Hiroscima-ken.
Nemmeno la persona pi indulgente avrebbe potuto definire Kamejiro un poeta. Il povero ragazzo non sapeva neppure leggere e scrivere, non aveva mai visto nemmeno un libro di figure. In casa parlava sempre pochissimo, e tra gli altri giovani del villaggio era conosciuto pi per la solidit dei pugni che per l'eloquenza dei discorsi. Non sapeva che cosa fossero le donne, e pur seguendo in genere i consigli paterni, per quel che riguardava il matrimonio s'era sempre ostinatamente rifiutato di pensarvi. Ora per, vedendo la terra dei suoi padri sfiorata dalla luce del crepuscolo, fu come se la scorgesse per la prima volta: lo invest un cos violento fiotto di passione che avrebbe voluto poter fermare con la mano il sole calante per prolungare il pi possibile quel suo amplesso spirituale col misero campicello. "Potrei non tornare pi!, pens. "Guarda come il sole scende nel mare... Si direbbe che lo voglia incendiare... Si direbbe.... Non riusciva a tradurre i propri pensieri in parole,
ma parlavano per lui gli occhi carichi della pi struggente di tutte le nostalgie... la nostalgia della terra natale!
In questo stato d'animo si avvi verso casa. Secondo il costume giapponese le risaie erano tutte riunite insieme, mentre le case dei rispettivi proprietari formavano piccoli villaggi. In tal modo il terreno arabile non veniva sprecato per fabbricarvi sopra abitazioni: tale sistema costringeva per i contadini a percorrere lunghi tragitti per portarsi dai campi a casa e viceversa. Se quella sera Sakagawa Kamejiro, rincasando con le braccia penzoloni e la mutria dura di un bull-dog, avesse incontrato qualcuno che in altra occasione lo avesse offeso, come spesso accade tra compaesani, gli si sarebbe avventato addosso senza pensarci due volte, convinto com'era di avere una gran voglia di far a pugni. Invece, il caso volle che s'imbattesse in Yoko, e bench l'avesse notata altre volte, soltanto allora, vedendola incedere graziosamente, con un vento leggero che le gonfiava la veste, i capelli ravvolti in un panno bianco, gli parve che simboleggiasse lo spirito stesso della terra, di quella sua terra tanto amata, e prov un desiderio quasi irresistibile di ghermirla e di portarsela via con s, nella risaia.
Per quando la ragazza gli fu vicina non mosse un dito. Si limit a seguirla con gli occhi, e la sua emozione era rivelata soltanto da un lieve tremito delle possenti braccia, ma Yoko nel passargli davanti comprese che quel giovane destinato a partire tra breve per le Hawai, nei giorni che sarebbero seguiti non l'avrebbe pi perduta d'occhio. Incominci dunque a cercarlo nei luoghi pi impensati e ve lo trovava immancabilmente, impassibile, fermo come una torre, le braccia ciondoloni. Senza rivelare anche solo con un minimo cenno del capo di aver notato la sua corte segreta, Yoko gli trasmise il messaggio millenario della gente di Hiroshima-ken: "Non sarebbe irragionevole se tu facessi quel che hai in mente di fare.
Perci, in una dolce notte di primavera, mentre le risaie incominciavano a tingersi di un verde tenero, ghiotta promessa di cibo futuro, Kamejiro si vest di nascosto secondo il tradizionale costume degli innamorati segreti di Hiroscima-ken. Indoss i suoi calzoni migliori, un paio di zori di paglia e una camicia di bucato. La parte pi appariscente del suo vestire era per una maschera di tela bianca che gli copriva il naso e la bocca. Cos combinato, come esigevano le buone maniere, se la svign quatto quatto di casa e and ad aspettare per varie ore in un vicolo, dietro la casa della ragazza, che la famiglia di questa si ritirasse per la notte. Quando fu certo che anche Yoko fosse andata a letto, s'infil nella stanza che dopo lungo studio aveva individuato essere quella della ragazza. Ora, attraverso segnalazioni misteriose conosciute soltanto in pochi villaggi del Giappone, Yoko aveva preveduto che quella sarebbe stata la notte prescelta da Kamejiro per venire da lei; aveva perci lasciato aperti apposta gli scioji, per permettergli di entrare.
Yoko lo vide alla debole luce della luna, ma non apr bocca. Senza togliersi la maschera, perch su questo punto la tradizione era inflessibile, il giovane si ficc a letto accanto a lei ponendole la mano sinistra su una guancia, quindi prese nell'altra mano la destra di lei, piegandole le dita in un certo modo che da quando il Giappone  Giappone significa: Ho voglia di dormire con te. Subito la ragazza mut la posizione delle dita secondo un gesto che da tempo immemorabile significava: "Anch'io.
Senza mai pronunciare una sola parola, senza togliersi la maschera, Kamejiro strinse fra le braccia muscolose la donna che lo aveva inebriato. Yoko non gli permise di spogliarla, ma questo non intralci affatto Kamejiro, che in pochi attimi la rese pronta ad accoglierlo. Yoko non si lasci sfuggire un gemito, una parola, una sillaba, neppure al culmine dell'amplesso, e quando giacquero entrambi spossati, e il giovane si fu addormentato di schianto, come un animale, ella non tocc la maschera poich questa aveva proprio lo scopo di proteggere lei. In qualsiasi momento ella avrebbe potuto respingere Kamejiro, e questi sarebbe stato costretto ad andarsene. Il giorno dopo, incontrandosi per la strada del villaggio, nessuno dei due si sarebbe in tal modo sentito impacciato perch, sino a quando la maschera fosse rimasta al proprio posto, Yoko poteva fingere d'ignorare l'identit dell'uomo ch'era andato a trovarla.
Quando finalmente Kamejiro si dest, per un attimo non comprese dove fosse, ma sentendo accanto al suo il corpo tepido di Yoko ricominci ad accarezzarla teneramente. La lunga notte d'amore pass cos tra continui abbracci, ma alla terza ripresa amorosa, sopraffatti dalla gioia del possesso totale, i due amanti fecero senza volerlo un gran baccano che dest il padre della ragazza il quale si mise a urlare: Chi c' di l?.
L'usanza imponeva che Yoko si mettesse immediatamente a strillare: Oh,  spaventoso! Un uomo sta cercando di entrare nella mia stanza!.  quanto infatti fece Yoko seguitando a gemere lamentosamente, mentre nel villaggio si accendevano via via tutte le luci.
Un bruto sta tentando di violentare Yoko-san, url una vecchia.
Dobbiamo ammazzarlo!, sbrait il padre della ragazza infilandosi i calzoni.
La nostra famiglia  disonorata per sempre!, gemeva intanto la madre, ma poich quelle frasi erano risonate nella notte esattamente con le stesse intonazioni per secoli e secoli, tutti sapevano attribuirvi il giusto valore. Era per essenziale, per salvare la dignit della famiglia, che l'intiero villaggio si unisse nella caccia all'intruso; infatti, poco dopo, con l'indignato padre di Yoko alla testa, i contadini si avviarono in massa.
Ho visto un uomo correre da quella parte!, strill una vecchia.
Mascalzone!, sbrait un'altra. Cercar di stuprare una povera ragazza!.
Gli abitanti del villaggio seguitarono a correre di qua e di l, fingendo d'inseguire l'offensore, ma, prudentemente, evitarono di fare due cose: contare i giovani, perch questo calcolo avrebbe subito rivelato chi mancava e in tal modo il colpevole sarebbe stato immediatamente individuato, e cercare nel piccolo granaio dov'era riposto il riso, poich sapevano che il colpevole si nascondeva sicuramente l. Se fosse stato scoperto, si sarebbero trovati tutti molto imbarazzati, in quanto sarebbe stato necessario fingere almeno di picchiarlo.
Nel granaio intanto, fra i disperati coccod delle galline, Kamejiro si rimise i calzoni, si ripul gli zori sporchi di fango, infine si tolse la maschera bianca. Fatto questo riflett:  pi dolce della brezza che spira dal mare. Quando per la rivide nel pomeriggio, mentre tornava dal pescivendolo, le pass davanti senza guardarla, e la ragazza -fece altrettanto, com'era giusto, perch sino a quel momento Yoko non gli aveva ancor detto che intendeva sposarlo. Per tutta quella giornata e per vari giorni di poi, Yoko fu considerata l'eroina del villaggio. Una vecchia osserv: Non riesco a ricordare una ragazza che abbia urlato pi forte di Yoko-san nel difendersi come ha fatto da quell'omaccio... chiunque esso sia. Anche il padre di Yoko ebbe molti complimenti per il modo in cui era corso su e gi per ogni vicolo strepitando con quanto fiato aveva in gola: Lo ammazzo! Lo ammazzo!. E i contadini commentavano in tono di approvazione con le rispettive mogli: Chiunque abbia cercato di entrare in quella casa ha avuto una bella fortuna a non essere stato sorpreso dal padre di Yoko.
Cos i giorni precedenti alla partenza della nave furono spesi in queste finzioni. Kamejiro, oggetto dell'ammirazione generale per aver accettato con tanta prontezza di emigrare alle Hawai, seguit a lavorare sodo nella risaia familiare, non perch il suo lavoro fosse particolarmente richiesto, ma perch gli piaceva veder
crescere il riso. I vicini, i cui antenati avevano coltivato gli stessi campi attigui migliaia di anni addietro, venivano a salutarlo, e a tutti il giovane diceva: Torner. Pi ripeteva quella frase, pi era convinto che soltanto la morte avrebbe potuto impedirgli di rivedere i piccoli campi spazzati dal mare e protetti dalle montagne di Hiroscima-ken.
Tre o quattro volte la settimana si copriva il volto con la maschera e s'infilava pi o meno di nascosto nel letto di Yoko. I due giovani si piacevano talmente, e il loro amore aveva un sapore cos misterioso nel silenzio della notte, che senza mai parlarne reciprocamente finirono col sigillare la muta intesa che un giorno si sarebbero sposati. Kamejiro, sempre pi invaghito del morbido corpo della ragazza, sperava ardentemente ch'ella restasse incinta perch in tal modo sarebbe stato costretto a sposarla prima di partire per le Hawai, ma poich questo non accadde, l'ultima settimana si risolse a parlare della cosa con la propria madre, sia pure alla lontana.
Quando mi sar sistemato alle Hawai, e dopo che ti avr mandato un po' di soldi, credo che mi sposer. Mentre parlava era arrossito sino alla radice dei capelli, ma allorch, con estrema difficolt, stava per chiedere alla madre: Quando sar venuto quel momento, parlerai per me a Yoko-san?, la donna, che da un pezzo aspettava l'occasione propizia per impartire al figliuolo prediletto i consigli della propria saggezza millenaria, senza dargli il tempo di parlare, incominci:
Kamejiro, ho saputo che  un'esperienza terribile, per un uomo, il viaggiare al di l dei mari come stai per fare tu. Non temo certo che ti derubino, perch so che sei forte e ti sai difendere. La madre di Kamejiro era una donnetta sulla cinquantina, dalle spalle curve, il volto adusto solcato di rughe premature. Ghiottissima di riso, sarebbe stata capace di mangiarne quattro scodelle per pasto, ma non potendosi permettere tanto lusso era rimasta magra come lo era stata in giovent, quando il padre di Kamejiro era entrato di soppiatto nella sua camera.
Ci che soprattutto preoccupa le madri, Kamejiro, riprese la donna,  che i loro figliuoli si sposino male. Quando te ne sarai andato non avr mai un minuto di pace, perch ti vedr continuamente fra le braccia di una donna indegna di te. Te ne supplico, figliuolo, sta' in guardia contro questo pericolo. Non ti sposare a vanvera. Quando deciderai di prender moglie chiedi ad amici prudenti che raccolgano accurate informazioni sul conto della tua futura sposa, e rammenta principalmente quanto sto per dirti ora: non esiste cosa pi bella al mondo dell'essere giapponese. I giapponesi sono un popolo meraviglioso, lavoratore, onesto, pulito. Kamejiro, tuo padre e io abbiamo saputo che alle Hawai gli abitanti sono sciatti e molto scuri di pelle. Se tu dovessi sposare una hawaiana.... Scoppi a piangere, grosse lacrime di disperazione le rigarono il volto rugoso, e poco dopo, per consolarsi, si avvicin alla pentola ch'era sul fuoco e ne tolse un poco di riso che vers in una scodella, incominciando lentamente a mangiare. Un poco rinfrancata riprese: Se tu dovessi sposare una donna simile, non ti vorremmo pi in questo villaggio perch disonoreresti noi, i tuoi compaesani, tutto il Giappone.
Kamejiro l'ascoltava attentamente perch sapeva che su questi argomenti sua madre era molto saggia. Faceva tesoro di ogni pettegolezzo, e nelle ultime tre settimane aveva percorso miglia e miglia per incontrare persone in grado di fornirle notizie sulle Hawai.
Non sposare mai una cinese, lo esort con fermezza. I cinesi sono un popolo intelligente (mi  stato detto che alle Hawai ce ne sono molti), ma si lavano poco, in ogni caso non spesso come noi, e per ricchi che possano diventare restano sempre cinesi. Non tornare per nessun motivo in questo villaggio qualora tu dovessi sposare una cinese. Kamejiro, molti uomini di Hiroscima-ken sono tentati di sposare ragazze del Nord. Tu ne hai veduta qualcuna, dalle nostre parti, di queste povere creature. Non sanno parlare, ripetono continuamente zu-zu, tanto che alla fine ci si vergogna per loro. Io non ho nessun rispetto per le donne del Nord e non ne ho mai veduta una sola che sia diventata una buona moglie. Ammetto che sono un po' meglio delle cinesi, ma non molto. Se ti venisse la tentazione di sposare una donna del Nord, pensa alla moglie di Masaru. Zu-zu, zu-zu! Ti piacerebbe avere per moglie una donna come quella?, domand in tono sprezzante.
Dopo essersi cacciata nella bocca grinzosa ma ancora robusta un'abbondante manciata di riso, riprese: C' pi di un uomo onesto che tenta di prendersi una moglie del Sud, ma chi  l'uomo veramente rispettabile che acconsentirebbe a sposare una yamaguci-no-anta? Dimmi, sinceramente, puoi avere rispetto per la moglie di Takesci-san? Vorresti una donna come quella in casa tua? Avresti il coraggio di presentarmela un giorno e di dirmi: "Madre, questa  mia moglie?.
Poich doveva ora intavolare la parte pi difficile del proprio fervorino la vecchia saggia torn a fortificarsi con un altro po' di riso e continu: Mi si spezzerebbe il cuore se tu sposassi una donna del Nord o una del Sud, ma sar anche sincera e ti dir che cercherei di essere per loro una buona suocera. Vi sono per
due matrimoni che non puoi assolutamente contrarre, Kamejiro, in caso diverso risparmiati pure di tornare perch non saresti bene accetto n al villaggio n in questa casa n in nessuna altra casa di Hiroscima-ken. Fece una pausa solenne, guard fuor della porta per assicurarsi che nessuno origliasse, e continu: Qualora tu ti dovessi sposare lontano da me, domanda ai tuoi amici pi intimi di prendere informazioni sulla ragazza che avrai prescelta. Sai quali sono i requisiti indispensabili: non devono esservi malattie in famiglia, non casi di pazzia, nessun membro della famiglia dev'essere mai stato in prigione, gli antenati devono essere tutti giapponesi sani e forti. Per domanda anche questo ai tuoi consiglieri: "Siete ben sicuri che non sia di Okinawa?. Fece un'altra pausa drammatica, pos la scodella del riso, e scotendo l'indice ammonitore concluse: Non portare in questa casa una okinawa, perch se tu dovessi sposare una ragazza di Okinawa sarebbe come se tu fossi morto.
Lasci che questo sinistro monito s'imprimesse a fondo nella mente del figlio, quindi riprese: Il pericolo sta in questo, Kamejiro. A Hiroscima-ken noi sappiamo riconoscere subito una donna di Okinawa. A me basterebbe guardarle la forma dei polsi per capirlo; ma mi dicono che alle Hawai la gente trascura questi particolari. Ora, laggi molti sono di Okinawa, e le loro donne sono furbissime nel tendere trappole ai giovani ingenui. Oh, come vorrei poterti accompagnare alle Hawai per metterti in guardia, perch temo che da solo non ne sarai capace e finirai col disonorarci.
Ricominci a piangere, ma un nuovo boccone di riso le asciug le lacrime preparandola a impartire il succo e la somma dei suoi consigli: Naturalmente c' un problema che ogni figlio devoto valuta a fondo, prima di sposarsi, per rispetto non solo verso i suoi genitori, ma anche verso i suoi fratelli e le sue sorelle. Kamejiro, ho detto che se tu sposassi una donna di Okinawa, per me saresti morto; ma se tu dovessi sposare una et, saresti peggio che morto.
La smorfia di disgusto che contrasse il volto di Kamejiro lasci chiaramente indicare ch'egli disprezzava gli et quanto sua madre, perch gli et erano gli intoccabili, i paria del Giappone. Nei secoli trascorsi avevano commerciato in animali morti, servendo come beccai e conciatori di pelli. Completamente esclusi dal consorzio civile, campavano miseramente, conducendo una esistenza orribile, e quando lo potevano fuggivano in angoli remoti della terra, come le Hawai. Sarebbe bastata una sola goccia di sangue et, anche in cugini di quarto e quinto grado, per contaminare una intiera famiglia, e a quel solo pensiero Kamejiro rabbrivid.
Sua madre seguit in tono dolente: Ho detto che saprei riconoscere una donna di Okinawa; ma una et... Non so, sono talmente astute!... A forza di commerciare col demonio riescono a farsi passare per persone normali; si nascondono sotto nomi diversi; assumono nuove occupazioni. Sono sicura che devono esservene parecchie, alle Hawai; come potrai riconoscerle, Kamejiro? Come ti comporteresti se si dovesse sapere a Hiroscima-ken che sei stato abbindolato da una et?.
Madre e figlio si guardarono a lungo, muti di orrore al pensiero di una tale eventualit, quindi la donna concluse: Perci, quando sar venuto per te il momento di metter su famiglia, penso che la cosa migliore sia che tu sposi una ragazza di Hiroscima. Per essere sincerale ragazze di Hiroscima citt non mi piacciono perch hanno troppi grilli per la testa, costano un sacco di soldi e vogliono farsi fotografare continuamente. Ho veduto parecchie ragazze di Hiroscima citt, io, e per quanto mi vergogni di dirlo, devo ammettere che non hanno l'aria di valere molto di pi di una qualsiasi yamaguci-no-anta. Del resto, da quel che mi  parso di capire, anche molte ragazze dell'altra parte di Hiroscima-ken non sembrano un gran che. Perci non credere di aver trovato la donna ideale se una ragazza sconosciuta ti assicura di essere una hiroscima-gansu. Sta' poi ben attento a non imparentarti con una famiglia che abbia avuto un impresario di pompe funebri fra i suoi antenati. Evita, se ti  possibile, di contrarre matrimonio con una ragazza di citt. Se devo essere sincera, la cosa migliore sarebbe che tu sposassi una ragazza di qui. Oh, non che io abbia una grande opinione delle famiglie del villaggio di Atazuki, perch sono spendaccione, per devo ammettere che in tutto il Giappone non esistono ragazze migliori delle nostre. Sicch, quando avrai deciso di prender moglie, va' da uno scriba, dttagli una lettera, e quando me la sar fatta leggere penser io a trovarti una brava ragazza di qui, e puoi star certo che sar la migliore. Dopo una pausa di grande effetto osserv con apparente noncuranza: Vediamo un po': per esempio, una brava ragazza robusta come Yoko-san. Poich suo figlio la guardava in silenzio, la donna ne approfitt per vuotare la scodella del riso.
Quando fu venuto per Kamejiro il momento di accomiatarsi dai suoi genitori, il giovane li assicur che non avrebbe mai commesso nulla che potesse disonorarli o disonorare il Giappone. Con voce burbera suo padre gli raccomand: Non portare a casa n una moglie di Okinawa n una et. In quanto a sua madre, gli riassunse tutta la somma del vasto corpo di leggi morali di Hiroscima in queste poche parole: Dovunque tu vada ricorda, Kamejiro, che sei giapponese. Impiega tutta la tua forza e comportati sempre da buon giapponese. Non dimenticare mai che un giorno tornerai a Hiroscima-ken, la pi bella, la pi orgogliosa provincia di tutto il Giappone. Ritorna con onore o non tornare affatto.
Quando sua madre ebbe finito, il padre lo tir in disparte e in tono pacato gli disse: Sii fiero. Sii giapponese. Rimpinzati lo stomaco di forza.
Mentre si allontanava, forse per sempre, dal villaggio, vide presso il tempio la bella Yoko-san; avrebbe voluto lasciare i genitori in lacrime per correre da lei e gridarle: Yoko-san! Non appena avr un po' di soldi ti mander a cercare!, ma le sue gambe, pur poderose, si rifiutarono di portarlo in quella direzione, e anche se vi fosse riuscito non avrebbe potuto aprir bocca perch ufficialmente non si conoscevano, e tutte le inebrianti emozioni che avevano provato insieme dietro gli scioji, in fondo, era come se non fossero neppure state perch lui non si era mai tolto la maschera.
Se ne and dunque, massiccio, taurino, con le nerborute braccia ciondoloni. Nel passare, serio, davanti al santuario, gli occhi fissi nel vuoto, ebbe la netta impressione che se le avesse scritto, Yoko
lo avrebbe raggiunto subito. La gioia di questo intimo convincimento lo accompagn e lo sorresse per tutto il lungo viaggio.
Durante le prime due miglia, percorse a piedi, Kamejiro costeggi il Mare Interno, e vide marezzare dinanzi a s un incantevole panorama di isole fatate. Verdi, azzurre, di un bruno rupestre, sorgevano dalle fresche acque alzando al firmamento le esili vette dei loro pini. Su un'isola un audace torii vermiglio si librava come un uccello di Dio a segnare un antico tempio scintoista. Su altre Kamejiro scorse i profili di pietra, anneriti dal tempo, di templi buddisti appollaiati sulle rocce a picco sul mare. Com'era stupendo quel sentiero! Come cantava la natura, mentre le risaie ondeggiavano al vento che proveniva dal mare!
Ad ogni passo Kamejiro s'imbatteva in visioni sempre pi stupende: egli stava percorrendo infatti uno degli itinerari pi meravigliosi del globo, e il canto di quella giornata non cessava di echeggiargli nelle orecchie. A un certo momento si ferm incantato a contemplare quella moltitudine di isole e giur a se stesso: il tempo passer in fretta, e io torner. Torner di sicuro....
Quando il Kyoto-maru lo sbarc a Honolulu, si affrett a raccomandare all'interprete dell'ufficio di immigrazione: Stampigliami il mio foglio per cinque anni soltanto. Per fortuna non era in grado di capire ci che il funzionario borbott al suo assistente:
Poveracci! Sono tutti uguali! S'illudono di restare per soli 
cinque anni"
Altri, per, accolsero i giapponesi con entusiasmo. Quel giorno, per esempio, il Mail di Honolulu scrisse fra l'altro:
Dobbiamo essere grati alla Janders & Whipple che ha provveduto a importare 1850 contadini giapponesi sani e robusti destinati a lavorare nelle nostre piantagioni. Si prevede che a questo primo contingente numerosi altri seguiranno a intervalli regolari. Ci siamo recati apposta ieri sul Kyoto-maru a osservare i nuovi arrivati: possiamo assicurare che ci sembrano persone molto in gamba. I luna che hanno gi avuto altre squadre di lavoratori giapponesi alle proprie dipendenze, li giudicano all' unanimit di gran lunga superiori ai cinesi, che ci hanno procurato tanti grattacapi e che questo nuovo materiale umano dovr ora sostituire. I giapponesi sono un popolo ubbidiente, pulitissimo, rispettoso della legge, rifuggono dai giuochi d'azzardo e sono capaci di produrre almeno l'ottanta per cento in pi di quanto mai abbiano dato i cinesi, individui pigri e indolenti per natura.
Inoltre i giapponesi non hanno la pessima abitudine cinese di unirsi in piccoli nuclei compatti a ordire e complottare continuamente. Popolo agricolo, amano il lavoro dei campi, e si pu pertanto sperare che non imiteranno i loro cugini gialli, i quali hanno ingenerosamente respinto l'onesto lavoro che noi gli avevamo procurato. Pur sapendo che i giapponesi sono in genere contrari a gestire negozi, la J &W ha voluto ulteriormente premunirsi, e premunirci tutti, importando soltanto contadini. I piantatori possono finalmente avere la certezza che le loro terre miglioreranno in brevissimo tempo, e non solo le piantagioni prospereranno, ma anche le loro case si abbelliranno di fiori e di piante, poich  nota la passione dei giapponesi per il giardinaggio.
L'immigrazione di questi figli del Sol Levante nelle nostre isole  inoltre particolarmente fortunata sotto due specifici aspetti: in primo luogo ci  stato assicurato eh'essi contraggono matrimonio soltanto con donne della propria razza, cos vedremo cessare finalmente lo sconcio di connubi tra orientali anziani e il fior fiore delle nostre donne; in secondo luogo, data la struttura feudale della societ giapponese, per cui ogni dipendente  fedele sino alla morte al proprio padrone, le aziende come la Janders & Whipple si accorgeranno che i loro nuovi lavoratori sono forse i migliori della terra. I luna che li hanno avuti sotto di loro affermano che amano l'autorit, vogliono essere trattati con giustizia, e non si ribellano se talvolta vengono picchiati quando il loro lavoro non  perfetto.
Tutto sommato, riteniamo che l'avvenire dimostrer come la vera prosperit delle Hawai  cominciata con l'importazione di questi solidi lavoratori. Quando, al termine del loro contratto, faranno ritorno in patria, ognuno con un bel gruzzolo onestamente guadagnato, li seguir il nostro caldo aloha. Oggi li accogliamo come una benedetta sostituzione dei cinesi che ci hanno procurato tante delusioni. Aloha nui nui!


Capitolo 2.

Dei 1850 lavoratori giapponesi sbarcati nell'arcipelago quel giorno di settembre del 1902, la maggior parte fu assegnata
alle piantagioni di Oahu, l'isola che aveva per centro principale Honolulu, e subito il desolato squallore delle zone interne li lasci profondamente depressi. Non avevano mai visto cacti in vita loro, ma da veri contadini capirono immediatamente che quella pianta spinosa e scorbutica non poteva che deporre a sfavore del terreno su cui cresceva, e tutta quella opaca polvere rossa li atterr. Compresero che quelle zone erano perennemente assetate di pioggia, e pur non avendo mai allevato bestiame, intuivano che le povere bestie affette da spavenio le quali si aggiravano per quelle plaghe desolate dovevano patire, oltre alla sete, la fame. Un contadino sussurr avvilito ai compagni: L'America  molto diversa da come ce l'avevano descritta!.
Questa delusione fu per risparmiata a Kamejiro Sakagawa, ch'era stato assegnato invece a una squadra di lavoratori destinati a un'altra zona; non appena fu giunto a destinazione si avvide immediatamente che la sua nuova terra era tra le pi belle del globo, pi bella persino degli splendidi campi che orlavano il Mare Interno del Giappone. Per raggiungere questo vero paradiso terrestre il giovane Kamejiro non dovette marciare a piedi lungo le strade polverose di Oahu; fu fatto salire su un battello che in passato era stato adibito al trasporto dei lebbrosi, e dopo una lunga traversata notturna durante la quale pat un violento mal di mare, venne sbarcato sull'isola di Kauai. Al molo li attendeva a cavallo un uomo alto, impaziente, dal volto segnato di cicatrici, e poich il comandante del battello si mostrava inetto nella manovra di ormeggio, lo sconosciuto si mise a impartire ordini bruschi come se il vero comandante fosse lui. Era assistito da un giapponese di piccola statura, e non appena i nuovi arrivati furono a terra il loro connazionale li inform: Quell'uomo che vedete a cavallo si chiama Wild Whip Hoxworth. Se saprete lavorare vi tratter bene;
in caso contrario vi prender a legnate. Perci cercate di rigar dritto.
Mentre l'interprete parlava, Wild Whip si gir di scatto sulla sella e avvicinatosi al gruppo dei giapponesi pose sotto il mento di Kamejiro la frusta che aveva in mano, costringendolo ad alzare la faccia e chiedendogli burberamente: Capisci?.
A sua volta l'interprete domand: Ano hito ga yutta koto wakari mascita ka?. Al cenno affermativo di risposta di Kamejiro, Whip abbass il frustino e allungata una mano diede al nuovo venuto un'affettuosa pacca sulla spalla.
Torn quindi a girarsi di scatto e messosi in testa al gruppo grid: Si parte!, conducendo i suoi uomini verso una strada cotta dal sole, dove attendevano numerosi carri che servivano normalmente al trasporto della canna da zucchero. Salite!, tuon con voce stentorea, e i giapponesi s'inerpicarono sui carri, i cui fianchi erano formati da grossi pali tenuti insieme da pezzi di corda. Quando li vide tutti sistemati Whip torn a gridare: Si va ad Hanakai!. Tra scosse e sobbalzi i rozzi veicoli lasciarono la piccola citt portuale avviandosi lentamente verso nord lungo il lato orientale dell'isola.
I neo immigrati videro cos per la prima volta le Hawai in tutto il loro splendore. A sinistra si levavano montagne precipiti, accidentate, ammantate di un verde perpetuo. Nate milioni di anni prima degli altri monti dell'arcipelago, erano state erse per prime assumendo forme bizzarre, estrose, infinitamente gradevoli all'occhio. In un punto il vento aveva scavato nella montagna pi alta un'intiera galleria; su altre l'erosione della roccia pi dolce aveva lasciato guglie isolate di basalto, che parevano sentinelle immobili. A destra si stendeva un'ampia spiaggia intersecata da profonde insenature e bagnata da una risacca ondosa che si frangeva senza tempo sulle scure rocce e sulla luminosa sabbia bianca. Ad ogni passo panorami incantevoli, sempre nuovi e diversi, si schiudevano agli occhi di Kamejiro e dei suoi compagni.
Ma di tutte le cose memorabili che Kamejiro vide quel giorno la pi meravigliosa fu la terra rossa. Per milioni e milioni di anni le eruzioni vulcaniche di Kauai avevano vomitato verso l'alto strati e strati di rocce ricche di ferro, e per altrettanti milioni di anni questo ferro s'era lentamente disintegrato sino a formare mucchi giganteschi di ruggine scintillante: la famosa terra rossa di Kauai. Talvolta una montagna, per tutto il resto ammantata di verde, mostrava una cicatrice beante l dove un'intera parete di roccia era caduta mettendo a nudo un tratto di terreno rosso come sangue fresco. Talaltra i campi intorno apparivano di un rosso fuoco uniforme, come se le fiamme vi fossero appena passate. In qualche profonda valle, dove s'erano insinuate piccole quantit di terra nera, il rosso che ne risultava ricordava il colore del mattone, ma per quanto cambiassero le sfumature il suolo era sempre rosso, e particolarmente incantevole l dove contrastava con l'opulento verde per il quale l'isola era stata chiamata a ragione "l'isola giardino.
Quel fertilissimo suolo rosso infatti nutriva una quantit di piante: le palme svettavano graziose accosto alla riva; i pandani si contorcevano nell'interno formando fitte giungle; venivano poi i banyan dalle mille radici aeree; gli hau e i ku, i provvidenziali alberi delle isole; susini selvatici importati dal Giappone per fornire ai lavoratori legna da ardere, e qua e l palme reali dal tronco macchiettato di musco si ergevano maestose verso il cielo. V'era per un albero senza il quale la vita e l'agricoltura dell'isola sarebbero state impossibili. Ovunque i furiosi alisei di nord-est soffiavano entro terra aria e acqua salmastra, uccidendo ogni forma di vita vegetale, gli uomini avevano piantato i misteriosi, serici alberi della casuarina, trascoloranti fra il grigio e il verde e noti talvolta col nome pi dotto di sideroxylon. Boschetti di quest'albero curioso, che  ricoperto di aghi lunghi venti centimetri e di coni pieni di sementi che paiono bottoni, erano disposti lungo la riva a protezione dell'isola. Il fogliame della casuarina non  abbondante, e a chi ignora le virt di questa pianta esso pare fragilissimo e perennemente moribondo. Ma la casuarina possiede incredibili poteri di ricupero, e prospera soprattutto in prossimit degli aspri e salmastri alisei che ne squassano freneticamente i delicati aghi, avventandosi sulla corteccia (simile a quella del ciliegio), perch ad ogni frustata di vento la casuarina affonda sempre pi le radici salvando in tal modo il terreno circostante. Anche su Kauai erano state le esili casuarine a redimere l'isola: i venti marini, ululando tra i loro rami, depositavano il salmastro sugli eterei aghi; l'impeto della tempesta si spezzava contro i loro tronchi snelli, ma fibrosi ed elastici, e in tal modo chi dimorava alla loro ombra poteva vivere sicuro.
Mentre i giapponesi proseguivano il viaggio in questo verdeggiante oceano vegetale, si lev fulmineo dal mare un nembo che rovesci sulla terra tinozze d'acqua. Subito Whip, fermando il suo scalpitante cavallo, grid all'interprete: Iscii-san, spiega a questi uomini che noi qui a Kauai siamo abituati ai temporali, perci non ci fanno paura!.
Il minuscolo interprete si affrett a correre da un carro all'altro urlando: Non ci fate caso! Su quest'isola piove almeno dodici volte il giorno, ma il sole esce subito. Come aveva predetto, infatti, pochi minuti dopo il nembo capriccioso si spost su una valle, la quale ben presto fu scavalcata da uno splendido arcobaleno: verso quell'arcobaleno appunto erano diretti Kamejiro e i suoi compagni.
Giunsero nella valle di Hanakai, la valle del Mare, il quale per non si vedeva perch in quel punto la strada si snodava a oltre un miglio entro terra; poco dopo apparve, dipartendosi dalla strada, a destra e in direzione del mare, un viale di spettacolare grandiosit. Era fiancheggiato da quaranta palme reali, venti per lato, cheWhip aveva importato dal Madagascar, e queste stupende sentinelle arboree sembravano vigilare la strada simili ai leoni di pietra che nell'antichit custodivano i viali sacri degli assiri. Nell'entrare nell'ombra folta delle loro fronde i giapponesi trattennero il fiato, muti di ammirazione. Poco dopo si trovarono dinanzi altre quaranta piante, pini di Norfolk: splendidi alberi scultorei che in origine crescevano soltanto su un'isola del Pacifico meridionale, isola dalla quale Whip alcuni anni addietro aveva importato duecento talee, che aveva poi sparse un po' da per tutto per le Hawai. Ma la meraviglia delle meraviglie del cosiddetto viale Hoxworth era una doppia fila ininterrotta di cespugli di crotone, anche questi importati da Whip da Guadalcanal, nelle Salomone, e di tutte le specie vegetali che crescevano nelle sue piantagioni questi cespugli trascoloranti dal verde al rosso al violetto all'oro al turchino erano i suoi prediletti. A destra correva ancora un lungo filare di ibischi, piante basse a forma di cespuglio, le quali producono una dozzina di variet di fragili fiori che paion di crespo, tutti di un colore diverso e tutti smaglianti; il preferito da Whip era per il vivace ibisco giallo, pi grosso di un piatto, che sotto la luce del sole assume striature dorate.
Il viale svoltava quindi bruscamente a sud, portando a un immenso spiazzo erboso. Come usava alle Hawai a quel tempo, non esisteva una strada vera e propria che conducesse a casa Hoxworth. Sull'ampio prato gli ospiti potevano andare e venire, a piedi o in carrozza, a loro piacere perch l'erba, per quanto maltrattata, ricresceva subito grazie al continuo alternarsi di pioggia e di sole. Sul prato svettavano due alberi solitari: a destra, un albero tulipano importato dall'Africa, tra il cui cupo fogliame erano sparsi prodigalmente fulgidi fiori rossi; a sinistra, uno degli alberi pi strani, l'albero dorato, che Whip aveva scoperto nell'America del Sud. Ogni anno esso produceva una miriade di splendenti fiori gialli, e poich si levava a circa venti metri d'altezza era veramente uno spettacolo che toglieva il fiato.
La casa, lunga e vasta, era stata costruita originariamente in Cina con legno pregiatissimo, quindi smontata e spedita via mare ad Hanakai. Correva da nord-est a sud-ovest, e lungo il suo lato meridionale otto alte colonne greche sostenevano un porticato in cui si svolgeva tutta la vita della casa, anche perch il panorama che si poteva godere dal lanai (o porticato aperto) di Hanakai era tra i pi belli della terra. Un morbido tappeto erboso digradava dolcemente sino al limite di una rupe ripidissima, cadente per oltre cento metri a perpendicolo sul mare, il quale in quel punto si insinuava profondamente entro terra a formare la baia di Hanakai. Allorch su Kauai si abbatteva un uragano pi violento del normale, l'oceano impazzito, nel tentativo di avventarsi nella baia, vi si trovava imprigionato. Esso rimbalzava allora come un animale in gabbia, graffiando i fianchi della rossa rupe, la cui cima era per brevi attimi coronata da gran spruzzi di spuma che subito dopo ricadevano zampillando e crosciando lungo le scabre pareti della roccia. Nel vedere una tempesta ad Hanakai ci si rendeva conto di tutta la terribile potenza dell'oceano. A nord e a est, di dove cio soffiavano gli uragani, si allineava un filare di alberi invisibili dalla casa: a questi Hanakai doveva la vita, poich essi erano casuarine, i cui aghi setacciavano il salmastro marino e spezzavano la furia delle tempeste.
Al riparo delle casuarine Wild Whip si sofferm a contemplare la bellezza di quel suo rifugio prediletto fra tutti sulle isole. Glielo aveva donato suo nonno Rafer Hoxworth, il quale a sua volta
lo aveva avuto dall'alii nui Noelani; l Whip si era compiaciuto di adunare i mille tesori che aveva scovati nei suoi viaggi intorno al mondo: ad Hanakai crescevano i migliori manghi dell'arcipelago e gli ibischi pi belli ; vi erano allevati i cavalli di razza pi pura. Nel guardare la terra rossa che si stendeva ai suoi piedi si disse: "Fortunati i giapponesi che sono venuti a lavorare qui.
Naturalmente Kamejiro e i compagni non seguirono Whip sino alla casa vera e propria. Al termine del viale il signor Iscii, l'interprete, li condusse nella direzione opposta, verso le casuarine, facendoli fermare dopo circa mezzo miglio davanti a un lungo e basso fabbricato di legno consistente in un unico stanzone in cui vi erano tre porte, altrettante finestre, mezza dozzina di tavoli e alcuni letti di legno piuttosto sconquassati. Le latrine, due di numero e incredibilmente sudicie, si trovavano all'aperto e avevano un pozzo nel mezzo. Intorno non si vedevano alberi, non fiori, non amenit di sorta: v'era per fango rosso in abbondanza, una macchia di susini selvatici i cui rami erano destinati a servire come legna da
ardere, e tutt'intorno, a perdita d'occhio, si stendeva il verde mare della canna da zucchero. Questo era campo Iscii, cos chiamato dal nome dell'interprete che lo dirigeva.
Il campo non offriva donne o altri svaghi; n vi esisteva un medico o una chiesa. In compenso vi abbondava il riso, perch Wild Whip ci teneva che i suoi uomini fossero ben nutriti, e in ciascun campo (la piantagione di Hanakai ne comprendeva sette) v'era sempre un operaio incaricato di pescare affinch le tavole non mancassero mai del prodotto, del resto abbondantissimo, che offrivano le scogliere di Kauai. Poich era ferma intenzione di Whip Hox- worth che i suoi dipendenti lavorassero per un periodo di cinque
o al massimo di dieci anni, mettendo da parte quanto pi denaro possibile per tornarsene poi in Giappone, non riteneva che avessero necessit di donne o di chiese e neppure di medici, in quanto egli assumeva soltanto individui sanissimi e particolarmente robusti.
Ad Hanakai i lavoratori si alzavano alle quattro del mattino, e dopo aver consumato un pasto caldo si recavano nei campi, in modo da iniziare il lavoro alle sei: questo cessava soltanto alle sei di sera, dopodich potevano rientrare a campo Iscii quando volevano. In compenso delle loro fatiche ricevevano sessantasette centi il giorno, oltre al vitto e al letto. Naturalmente durante il raccolto lavoravano diciannove ore il giorno senza ricevere un centesimo di straordinario.
Dopo la sua prima giornata di lavoro Kamejiro rientr al crepuscolo sentendosi pieno di forza e subito si guard intorno in cerca di un posto adatto dove poter fare il bagno, perch come tutti
i giapponesi era fanatico della pulizia, ma quando si accorse che su questo particolare non era stato adottato alcun provvedimento si sent profondamente avvilito. S, il pozzo offriva acqua in abbondanza, ma come ci si pu lavare veramente con acqua fredda? Quella prima sera dovette rassegnarsi; nondimeno, poich anche i suoi compagni brontolavano, rievocando con nostalgia i bei bagni caldi di Hiroscima, senza perder tempo, si rec da Iscii-san proponendogli: Se non ti dispiace ho intenzione di costruire un bagno caldo per il campo.
Non c' il legname necessario, rispose Iscii-san, il cui compito era di tutelare gli interessi del signor Hoxworth, e a suo onore bisogna dire che sapeva tutelarli, e come.
Ma ho veduto alcune vecchie assi in fondo alla piantagione, insistette Kamejiro.
Se vuoi puoi prenderle; bada per che non ci sono chiodi.
Ho veduto alcuni chiodi dimenticati nel punto in cui hanno riparato il canale d'irrigazione.
"Erano arrugginiti?"
"S"
"Allora sono tuoi"
Il giorno dopo, senza por tempo in mezzo, Kamejiro inizi la costruzione del bagno caldo che gli stava tanto a cuore. Si trattava di un'impresa pressoch disperata perch stentava a trovare pezzi di legno che combaciassero, senza parlare della piastra di ferro zincato indispensabile per il fondo, sotto di cui bisognava accendere il fuoco. Alla fine torn all'assalto di Iscii-san, il quale cerc di lavarsi le mani della faccenda, costringendolo a parlarne al signor Hoxworth (o Hoxuwurtu, come lo chiamavano i giapponesi). Whip chiese subito a Kamejiro a che scopo gli servisse una piastra di ferro zincato.
Per farmi un bagno, fu la risposta.
Usa l'acqua fredda come faccio io, sbott Whip.
A me l'acqua fredda non piace!, sbott Kamejiro di rimando, costringendo Hoxworth a girarsi di scatto sulla sella per guardare meglio quell'ometto che osava rispondergli cos poco rispettosamente.
Quando parli con me non usare quel tono, lo ammon Hoxworth puntandogli contro il frustino.
Dobbiamo pure lavarci, insistette Kamejiro impassibile, senza spostarsi di un centimetro.
Voi dovete fare una cosa sola: lavorare, ribatt seccamente Whip.
Ma dopo il lavoro ci dobbiamo pulire, replic non meno seccamente Kamejiro.
Hai voglia di prenderle, per caso?, grid Hoxworth saltando a terra e gettando le redini a un inserviente.
Iscii-san incominci a sudare e lo scongiur: Oh, no, signor Hoxworth! Quest'uomo  un ottimo lavoratore!.
Tu taci!, gli ordin brusco Hoxworth, scostandolo. Avvicinatosi quindi a Kamejiro lo afferr per le spalle, ma si accorse subito che razza di muscolatura avesse il suo subalterno e comprese altres che Kamejiro non aveva alcuna intenzione di lasciarsi sopraffare da lui. I due uomini restarono cos a squadrarsi a lungo, mentre gli altri giapponesi guardavano atterriti la scena. Kamejiro era rimasto calmissimo, perch dopo aver dato un'attenta occhiata al grosso americano si era detto: Se fa un altro passo, gli caccio la testa in quel suo pancione molle. La tensione si trasform subito in un clima di reciproco rispetto, mentre Wild Whip domandava a Iscii-san: Si pu sapere infine che cosa vuole?.
Sta costruendo un bagno per il campo, spieg Iscii.
Francamente non ne capisco il perch, borbott Hoxworth.
I giapponesi non possono vivere se non si fanno il bagno tutti i giorni, intervenne Kamejiro.
Attingi l'acqua al pozzo e fatti tutti i bagni che vuoi, disse Whip.
Ma noi vogliamo un bagno caldo, insistette placido Kamejiro
Padrone e dipendente tornarono a studiarsi a lungo finch Whip prorompendo in un'allegra risata domand: Dunque ti servirebbe del ferro zincato?.
S.
Va bene: lo avrai, rispose Whip. Poi, come se scherzasse con un compagno di giuochi, strizz l'occhio al giapponese e gli diede un colpetto sotto il mento col manico della frusta, ma con un dito, lentamente, Kamejiro allontan da s il frustino, e Whip comprese che non gli conveniva insistere nello scherzo.
Quand'ebbe costruito il bagno, una tinozza quadrata profonda un metro e mezzo e poggiante su trespoli, Kamejiro vi immise una conduttura messa insieme con tre pezzi di bamb, che portava l'acqua direttamente dalla pompa. Ogni sera accendeva un fal di rami di susino sotto la piastra di ferro zincato, e quando l'acqua era pronta batteva un pezzo di ferro per chiamare a raccolta i compagni. Gli uomini si spogliavano, appendevano i vestiti a un palo irto di chiodi e ricevevano a testa un secchio di acqua bollente con cui insaponarsi fuori della tinozza e risciacquarsi; compiute queste operazioni salivano a uno per volta tre scalini di legno e si tuffavano nell'acqua fumante, dove avevano il diritto di crogiolarsi per quattro minuti. Kamejiro badava che il fuoco non si spegnesse e aggiungeva acqua a mano a mano che ve n'era bisogno.
I primi dieci pagavano un penny a testa, tirando a sorte a chi toccasse la fortuna di entrare per primo. Gli altri pagavano mezzo cent; quando tutti si erano lavati, e dopo aver riposto al sicuro gli incassi, mentre i compagni mangiavano, Kamejiro si spogliava a sua volta, metteva sotto la piastra di ferro un ultimo ramo (perch il bagno gli piaceva caldissimo) e dopo essersi ben lavato e risciacquato s'infilava per ultimo nel bagno. Il suo benefico calore lo aiutava a scacciare il rimpianto di Hiroscima e a dimenticare le fatiche della giornata.
Quando poteva finalmente coricarsi, l'ultimo suo sguardo, sguardo di riverente omaggio, era per l'unico suo bene di qualche valore, il ritratto in cornice nera dell'imperatore del Giappone. A quell'immagine Kamejiro s'inchinava ogni sera come dinanzi a una divinit; era convinto che l'imperatore in persona fosse al corrente del suo comportamento quotidiano e si addolorasse quando egli non si mostrava del tutto degno di un vero giapponese; perci, ogni sera, prima di addormentarsi faceva una specie di esame di coscienza, sperando che l'imperatore fosse soddisfatto di lui.
Per poter raccogliere la legna necessaria per il bagno Kamejiro si alzava tutte le mattine alle tre e mezzo, lavorando mentre gli altri mangiavano, poi afferrava in fretta due manciate di riso, qualche sottaceto e un pezzetto di pesce, e si dirigeva di corsa ai campi facendo colazione per strada. Alle sei di sera si precipitava al campo prima dei compagni per accendere il fuoco in tempo, cenando solo dopo che tutti gli altri avevano finito di lavarsi. Si accontentava di quel che rimaneva, ma in tal modo era in grado di accumulare il denaro che gli sarebbe servito per il passo decisivo che doveva compiere tredici anni dopo, nel 1915.
Non era per facile metter soldi da parte, neppure lavorando per quattro come Kamejiro. Per esempio, nel 1904 accaddero in Asia avvenimenti che inghiottirono tutti i suoi risparmi; tuttavia nessun uomo degno di chiamarsi tale si sarebbe comportato diversamente, date le circostanze. Da diversi mesi tra Russia e Giappone non correva buon sangue, e la divina parola dell'imperatore al suo popolo era giunta persino sulla remota Kauai, dove Iscii-san con voce tremante aveva letto il rescritto imperiale ai giapponesi:
Poich  Nostro profondo desiderio di mantenere la pace in Oriente, abbiamo fatto s che il Nostro governo negoziasse con la Russia, ma siamo ora costretti a concludere che il governo russo non intende conservare la pace in Oriente. Abbiamo pertanto ordinato al Nostro governo di rompere ogni negoziato con la Russia e abbiamo deciso di agire liberamente per conservare la Nostra indipendenza e difenderci.
Che cosa vuol dire?, domand Kamejiro.
Vuol dire che ci sar la guerra, spieg un anziano.
Poco dopo la voce di Iscii-san torn a levarsi carica di una solennit quasi mistica nella lettura del messaggio personale dell'imperatore a tutti i suoi sudditi fedeli:
Confidiamo nella vostra lealt e nel vostro valore per portare a compimento la Nostra impresa e mantenere incontaminato l'onore del Nostro impero.
Banzai!, url un ex soldato.
Il Giappone deve vincere!, incominciarono a gridare in coro i lavoratori.
Iscii-san attese che il clamore si placasse per annunciare: Venerd un messo imperiale verr ad Hanakai per raccogliere sottoscrizioni a favore dell'armata imperiale. Mostriamo dunque al mondo di essere anche noi dei veri giapponesi!. Dopo una breve pausa soggiunse in tono drammatico: Io contribuir con undici dollari.
Un'esclamazione di stupore si lev dalla folla, conscia del grave sacrificio che il piccolo interprete s'imponeva, e tosto un altro dichiar: Io dar diciannove dollari. Tutti applaudirono freneticamente, e mentre veniva intonato l'inno nazionale Kamejiro fu travolto come gli altri dal fervore del momento. Il Giappone era in pericolo. Immagin i campi calpestati dai barbari invasori e comprese quanto fossero insignificanti i risparmi che aveva messo da parte con tanta fatica. In preda a una specie di estasi, vedendo dinanzi a s l'austera figura del barbuto imperatore, si lev gridando con voce tonante: E io dar tutti i soldi che ho guadagnati col bagno! Settantasette dollari!.
Le acclamazioni salirono al diapason, mentre un prete buddista ch'era stato chiamato a far propaganda tra i lavoratori diceva: Facciamo tutti insieme il proponimento di difendere l'onore del Giappone imitando Sakagawa Kamejiro. Chi piangeva, chi cantava: Iscii-san, sgolandosi per farsi udire, esortava:
Mettiamoci tutti in riga e prestiamo giuramento all'imperatore. Immediatamente i lavoratori si disposero in ranghi ordinati, incominciando a sfilare con passo marziale davanti al bonzo. S'inchinavano come se fossero alla presenza dell'augusto imperatore, premendo le mani sulle ginocchia, e gridavano ripetutamente: Banzai! Banzai!.
Quando l'emozione collettiva che li aveva presi si fu infine calmata e il messo imperiale si fu allontanato col denaro delle sottoscrizioni, il campo incominci ad attendere ansiosamente le notizie della guerra. Correva voce che i russi fossero sbarcati sull'isola di Kyusciu, e la notte Kamejiro bisbigliava a Iscii-san: Non credi che dovremmo tornare a Honolulu e cercar di partire al pi presto su una nave diretta in Giappone?.
No, gli rispondeva gravemente Iscii; dopo tutto, si tratta soltanto di una voce.
Ma il nostro paese  in pericolo!, borbottava Kamejiro.
Dobbiamo aspettare notizie pi sicure, insistette Iscii-san, e poich sapeva leggere e scrivere i lavoratori gli davano ascolto. L'anno 1904 si concluse cos nella pi viva apprensione.
Ma nel gennaio del 1905 la prudenza di Iscii-san doveva essere ricompensata: infatti si sparse la voce che il grande caposaldo russo di Port Arthur aveva ceduto all'assedio giapponese. I giapponesi di Kauai impazzirono dalla gioia, e nella cittadina di Kapaa fu subito organizzato un corteo a lume di fiaccole. Questi festeggiamenti erano appena terminati quando giunse la notizia di una vittoria ancor pi sfolgorante, la vittoria di Mukden, cui segu di l a poco quella strepitosa mietuta dai nipponici nello stretto di Tsuscima. Una flotta russa di trentotto navi di grande stazza aveva attaccato i giapponesi alle dipendenze dell'ammiraglio Togo; diciannove vascelli nemici erano stati immediatamente affondati, cinque catturati, e soltanto tre dei rimanenti quattordici erano riusciti a riparare in Russia. Oltre diecimila nemici erano morti annegati e seimila erano stati fatti prigionieri. Dal canto loro i giapponesi avevano perduto appena tre torpediniere e meno di settecento uomini. Il Mail di Honolulu defin Tsuscima: Una tra le massime vittorie che una nazione abbia mai riportato su un avversario infinitamente superiore per numero e mezzi.
Kamejiro, nell'udire l'incredibile notizia, scoppi in lacrime e confid a Iscii-san: Mi pare quasi che i miei guadagni del bagno caldo abbiano contribuito indirettamente ad affondare le navi russe.
Ma  vero!, lo assicur Iscii-san. Quei soldi rappresentano appunto lo spirito indomito di noi giapponesi. Guarda questi poveri americani! Il loro presidente parla, parla, ma nessuno gli bada. Noi invece, quando parla il nostro imperatore, lo ascoltiamo anche se ci troviamo negli angoli pi sperduti della terra.
Dopo aver riflettuto per un po' Kamejiro chiese all'amico:
Dimmi, Iscii-san, ti senti orgoglioso, oggi?.
Mi sento come se il mio cuore fosse un pallone che mi trasportasse in cima agli alberi.
A me pare di avere nel petto tanti cannoni che sparino ogni minuto: sono i cannoni dell'ammiraglio Togo. Gli occhi tornarono a empirglisi di lacrime mentr'egli domandava: Iscii-san, non credi che faremmo bene a recitare una preghiera per quel grande ammiraglio che ha salvato il Giappone?.
Sarebbe meglio se la recitasse il prete;  il suo mestiere.
Ma intanto non potremmo recitarla noi, mettendoci con la faccia rivolta al Giappone?.
Volentieri, acconsent Iscii-san. Cos i due giapponesi s'inginocchiarono nella rossa polvere di Kauai, elevando un pensiero d'amore e di devozione a Hiroscima, alle risaie, ai rossi toni che si affacciano sul mare del Giappone; pregarono ardentemente perch la loro patria coraggiosa non conoscesse mai l'amarezza della
sconfitta.
Nel frattempo Kamejiro aveva messo da parte, fra salari e incassi del bagno, altri trentotto dollari, cosa che i compagni sospettavano, Perci quando si seppe che a Honolulu si sarebbe tenuta una splendida celebrazione della vittoria, e che l'isola di Kauai era stata invitata a mandare due uomini perch sfilassero in alta uniforme nella parte di valorosi capi militari, tutti furono concordi nel convenire che Kamejiro doveva essere uno dei due, dal momento che aveva i soldi per pagarsi il viaggio e il resto. Il secondo prescelto fu un tale di nome Hascimoto, che pure aveva da parte un piccolo gruzzolo; cos sul finire di maggio del 1905 i due giapponesi s'imbarcarono sul Kilauea alla volta di Honolulu. Qui il comitato dei festeggiamenti li forn di splendide uniformi, che le mogli dei giapponesi locali avevano cucite copiandole da alcune riviste, e Kamejiro si trov in tal modo vestito da colonnello in memoria di un ufficiale che si era letteralmente buttato sui cannoni russi durante l'assedio di Port Arthur. Il colonnello in questione, che si chiamava Ito, era stato naturalmente fatto subito a pezzi, ma era anche stato proiettato nel pantheon degli immortali del Giappone.
Col pi profondo orgoglio, dunque, il colonnello Sakagawa si schier con gli altri in quel pomeriggio del 2 giugno 1905 per sfilare marzialmente attraverso le vie di Honolulu e lungo Nuuanu sino ad Aala Park. Di qui migliaia di giapponesi, unitisi in corteo, si diressero in forma solenne al consolato giapponese, dove un dignitario in marsina e cravatta nera li accolse con non minore solennit. Un lavoratore delle piantagioni della Janders & Whipple di Oahu era vestito da ammiraglio Togo, e fu questi a gridare l'ultimo "Banzai della giornata dai gradini del consolato prima che il corteo si sciogliesse. Kamejiro e Hascimoto tornarono quindi ad Aala Park, dove stavano per svolgersi, davanti a una folla ammirata, gare di lotta e di scherma giapponese.
La celebrazione era per destinata ad avere strascichi di ben altra natura che Kamejiro non avrebbe pi dimenticati. Alle dieci, mentre l'entusiasmo degli intervenuti era al culmine, la folla si divise in due ali per lasciar passare otto gheisce provenienti da una vicina casa da t, che andarono a prendere posto sulla piattaforma riservata ai danzatori. Mentre le donne passavano ondeggiando graziosamente, Kamejiro ne fu sfiorato; il profumo che emanava dai loro corpi armoniosi gli penetr nelle narici, e soltanto allora egli comprese per la prima volta in tre anni sino a che punto desiderasse la ragazza che aveva lasciato a Hiroscima.
Una specie di nebbia gli scese sugli occhi; gli parve di avere ancora il volto coperto dalla maschera e d'esser sul punto di entrare nella camera di Yoko. Gli sembrava di sentirsi ancora le braccia di lei intorno al collo, di udire la sua voce sussurrargli nelle orecchie. La folla seguitava a pigiarglisi intorno, ma egli non era pi l: era a Hiroscima, di primavera, quando le risaie sono di un verde tenero. A un tratto un orribile pensiero lo assal: "Non me ne andr mai pi da Kauai! Morir qui senza rivedere il Giappone! Passer tutto il resto della vita senza una donna!.
Angosciato, prese ad aggirarsi tra la folla cercando di sfiorare ora questa ora quella sposa giapponese. Non lo faceva in modo sgarbato, offensivo; desiderava soltanto vederle, sentirne la realt fisica. Le fissava con occhi vitrei borbottando fra s: "Non ne posso pi!. A un certo punto il suo sguardo si pos su una donna forse di vent'anni pi vecchia di lui, ne colse l'inconfondibile incedere che distingue tutte le donne giapponesi, i cui piedi sembrano muoversi senza mai staccarsi dal suolo; ne ud il sommesso fruscio delle vesti, che alle sue orecchie suonava come la pi dolce delle musiche. Suo malgrado allung una mano, e la donna, un'onesta massaia, dopo avergli lanciato un'occhiata di stupore lo respinse mormorando: Non ti vergogni di comportarti cos, soprattutto con quell'uniforme indosso?.
Mortificato, Kamejiro fugg di corsa andando alla ricerca di Hascimoto, il quale gli confess subito: La vista di quelle gheisce mi ha fatto perdere la testa. Andiamo a cercarci un bordello come dico io.
I due lavoratori di Kauai iniziarono le ricerche nella regione di Aala, ma un passante li inform: Le case che cercate sono tutte a Iwilei. Si precipitarono dunque in quel quartiere della citt, per le case in questione erano gi piene di clienti pi ricchi, e i due non vi furono ammessi.
Adesso mi piglio la prima donna che passa!, sbott Hascimoto esasperato.
No!, lo avvert Kamejiro, ancora tutto vergognoso del rimprovero ricevuto pocanzi.
Va' un po' all'inferno!, gli url l'altro, mettendosi quindi a sbraitare: Donne! Donne! Dove siete?. Si gett in un vicolo di Iwilei, ma Kamejiro, il quale ora si vergognava sempre pi di trovarsi in un luogo simile nei panni del colonnello Ito che aveva sacrificato la propria vita a Port Arthur, fugg nella direzione opposta ritornando nel parco, dove rimase seduto per ore a guardare attonito le danzatrici. Questa volta per si tenne lontano dalle donne, finch and a sederglisi vicino un vecchio giapponese che aveva in mano una bottiglia di sak, dicendogli: Oh, colonnello! Che giornata indimenticabile, eh? E hai notato una cosa? Non un solo
cinese ha avuto il coraggio di farsi vedere per le strade mentre il nostro glorioso esercito sfilava! Vuoi che ti dica quel che penso? Nel 1895 abbiamo sconfitto i cinesi; nel 1905 abbiamo sconfitto i russi. Due tra le pi grandi nazioni della terra hanno dovuto piegarsi dinanzi a noi. Chi sconfiggeremo tra dieci anni? L'Inghilterra? La Germania?.
Tutto il mondo deve sentirsi fiero del Giappone, convenne Kamejiro.
Ma quel che conta soprattutto, colonnello, prosegu l'ubriaco,  che adesso qui alle Hawai la popolazione dovr imparare a rispettarci: i luna tedeschi che ci prendono a frustate, i norvegesi che ci trattano dall'alto in basso. Dovranno imparare a rispettarci perch noi giapponesi siamo un grande popolo. Perci, colonnello, mi devi promettere una cosa, e io in compenso ti dar dell'altro sak; la prima volta che un luna europeo osa alzare la mano su di te, ammazzalo, perch noi giapponesi dobbiamo far vedere al mondo chi siamo!.
I festeggiamenti che seguirono furono indimenticabili, degni veramente della strepitosa vittoria conseguita in patria, e bench assorbissero quasi tutti i risparmi di Kamejiro, rammentandogli ancor una volta, se ve ne fosse stato bisogno, quanto desolata era la sua solitudine, il piccolo giapponese sent che ne era valsa la pena. Tuttavia ebbero una sfortunata ripercussione che nessuno avrebbe potuto prevedere e il cui effetto s'impresse indelebilmente nell'animo di Kamejiro.
Il fattaccio inizi nei bordelli di Iwilei, dove Kamejiro aveva abbandonato l'amico Hascimoto perch troppo esuberante. Il giovane si era ostinato a entrare a viva forza in un postribolo, dov'era stato sonoramente picchiato da una dozzina di tedeschi, seccatissimi dell'intrusione. Finito in strada pesto e ammaccato, aveva incontrato un giovane hawaiano che faceva da lenone a un gruppo di ragazze "indipendenti, e questi se l'era portato a casa, dove una sua sorella aveva medicato i lividi di Hascimoto. Naturalmente erano riusciti a comunicare soltanto in pidgin, ma dovevano essersi detti abbastanza perch Hascimoto si ripresent al battello che doveva ricondurlo a Kauai rimorchiandosi appresso la sorella del lenone, una hawaiana grande, grossa e cordiale, la quale per tutto bagaglio aveva un fagotto legato con uno spago: si capiva per benissimo che aveva preso Hascimoto in simpatia e che non aveva alcuna intenzione di mollarlo.
Questa donna diventer mia moglie, dichiar baldanzosamente Hascimoto a Kamejiro, che indossava ancora l'uniforme di colonnello. Forse questo particolare o forse i festeggiamenti della
giornata avevano reso Kamejiro ancor pi patriota del normale, perch non appena l'amico ebbe pronunciato le parole fatali, si scosse tutto come se fosse veramente alla testa di un esercito. Afferrato Hascimoto per un braccio, lo ammon in tono severo: Se farai una cosa simile, tutto il Giappone si vergogner di te.
Tanto, io in Giappone non ci torno pi, ribatt Hascimoto. Impulsivamente, da vero colonnello, Kamejiro gli moll un violento manrovescio urlando: Non parlare a questo modo! Il Giappone
 la tua patria!"
L'inattesa reazione del colonnello Sakagawa lasci di sale Hascimoto, il quale tuttavia comprese d'essersi meritato lo schiaffo dell'amico e si limit a mormorare in tono avvilito: Sono stufo di vivere solo come un
cane".
Quest'ammissione cre intorno alla controversia un'atmosfera meno militare, e Kamejiro torn subito l'amico di sempre: Hascimoto-san, ti sei gi coperto di vergogna a voler entrare di forza in un postribolo, ma portarti a casa una donna come quella e volerla sposare, per giunta!... Fatti forte e mostra di saper essere un vero
giapponese.
Ma questa donna non  una prostituta, spieg Hascimoto.  una brava ragazza, figlia di onesti lavoratori.
Per non  giapponese!, obiett Kamejiro.
Esortazioni e minacce non valsero a far cambiare idea ad Hascimoto, pi che mai deciso a non vivere solo. Dal momento che su Kauai non esistevano donne giapponesi, avrebbe sposato una hawaiana. In questo suo desiderio di compagnia femminile non aveva per tenuto conto del formidabile razzismo della sua gente, e non appena la sua decisione fu nota, dovette sperimentare a proprie spese sino a che punto potesse essere terribile e vendicativo il sacro fuoco patriottico che infiammava i suoi compagni.
Tu hai insozzato il nome del Giappone, lo rimproverarono gli anziani, che da un pezzo avevano imparato a vivere senza donne.
Hai disonorato il sangue del Giappone, rincararono altri. Non hai un po' d'orgoglio, un po' di spirito Yamato?, gli domandarono i pi giovani.
Non capisci che comportandoti a questo modo ci infanghi tutti?, obiettarono gli amici.
Ma Hascimoto era uomo di carattere: quando aveva detto una cosa, era quella. Non voglio pi vivere solo, ripet ostinatamente. Voglio avere una moglie anch'io come tutti gli uomini di questo mondo.
Allora sfattene per conto tuo e non rimettere pi piede nella
comunit giapponese!, gli grid un vecchio austero dall'aria ascetica. Bench fosse a Kauai da molti anni, e pur desiderando anch'egli una donna, s'era sempre comportato da vero giapponese, e ora a nome di tutti i sudditi di sua maest imperiale pronunci l'ostracismo: Poich ti sei comportato vergognosamente, poich hai insudiciato il sacro sangue del Giappone, d'ora innanzi vivrai appartato. Noi non vogliamo in mezzo a noi un uomo come te. Vattene.
Spaventato, Hascimoto incominci a supplicare: Ma un uomo ha pur bisogno d'una donna! Che cosa volete che faccia?.
Al posto del vecchio che aveva pronunciato l'ostracismo prese la parola un giovane dal volto di fanatico, gridando in tono bellicoso: Vogliamo che tu non sposi una donna che non  della tua razza! Non sei un cinese per sposare la prima che cpita! Sei un giapponese!.
E allora che cosa devo fare? Vivere solo tutta la vita?, url Hascimoto.
Ricorri alle prostitute tutti i mesi come facciamo noi, replic il giovane, alludendo alle donne che i proprietari delle piantagioni facevano venire nei giorni di paga, spostandole da un campo all'altro secondo un programma fisso.
Ma viene pure il giorno in cui un uomo si stufa di frequentare soltanto prostitute, piagnucol Hascimoto.
E allora fanne senza, sbott un vecchio, come Akagi-san. Ehi, tu, Akagi-san? Da quanti anni non avvicini pi una donna?.
Da diciannove, rispose l'interpellato, un veterano delle piantagioni di canna da zucchero.
E tu, Yamasaki-san?.
Da diciassette, replic un adusto uomo di Hiroscima.
Questi due s che hanno il diritto di chiamarsi giapponesi!, riprese il giovane fanatico. Morranno magari qui aspettando una moglie giapponese, ma non sposerebbero mai donne di altra razza. Questi sono gli uomini che tengono alto lo spirito del Giappone. Tu invece, Hascimoto, non hai il senso dell'onore. Vattene!.
Cos Hascimoto lasci campo Iscii per andar a vivere con la moglie hawaiana nella cittadina di Kapaa. Dovette essere licenziato dalla piantagione di Hanakai perch gli altri giapponesi si rifiutavano di lavorare con un paria che aveva insudiciato il sangue del Giappone. A volte, recatisi a Kapaa a giocare a biliardino o a ubriacarsi di okolehau, un liquore proibito distillato clandestinamente dalle radici della pianta di ti, gli uomini di campo Iscii incontravano il loro ex amico Hascimoto, ma non gli rivolgevano neppure la parola. Al poveretto era stato proibito di frequentare il tempio
giapponese, le riunioni sociali, i giuochi dei compatrioti; non poteva neppur ascoltare le recite dei cantastorie che di tanto in tanto venivano da Tokio a esaltare le gloriose imprese del loro popolo.
Da tutte queste manifestazioni Hascimoto era inesorabilmente escluso, e bench il minaccioso esempio del suo esilio fosse spesso rievocato per mettere in guardia altri giovani tentati di sposare donne hawaiane o cinesi, o addirittura ragazze europee cadute tanto in basso da accompagnarsi a uomini di colore, il suo nome di proscritto non era mai menzionato. Gli uomini affamati di donne non si ammonivano a vicenda: Rammenta quel che  successo ad Hascimoto!. Ricordavano il tragico episodio in silenzio, sapendo che di lui un giorno era stato sentenziato: L'intiero Giappone si vergogner di ci che ha fatto. E tutti quei giovani erano convinti che nessun villaggio del Giappone ignorasse come Hascimoto Sutekici avesse osato sposare una donna hawaiana gettando il discredito su tutta la propria stirpe. Ci che Honolulu pensava di quel matrimonio non aveva importanza, perch Honolulu non contava: contava soltanto ci che ne pensava il Giappone, poich a campo Iscii non v'era giapponese che non sperasse di tornare un giorno in patria, e tornarvi con una moglie straniera non era neppure pensabile.


Capitolo 3.

Gli anni seguiti all'annessione non erano stati generosi con Wild Whip Hoxworth. I dirigenti pi retrivi della Hoxworth
& Hale gli avevano impedito di assumere un posto di comando nell'impresa, cosicch quando le sue piantagioni, irrigate da pozzi artesiani, lo avevano reso da un pezzo pi volte milionario, egli si era visto ancora negare per motivi morali la direzione della H & H, alla quale il suo ingegno gli avrebbe pure dato il diritto. Per questo si era isolato su Kauai.
Con l'energia e l'entusiasmo che lo distinguevano aveva importato centinaia di lavoratori giapponesi, aveva costruito canali d'irrigazione, bonificato terreni, dimostrato a tutto l'arcipelago come coltivare la canna da zucchero secondo i sistemi pi moderni. Si era persino costruito un frantoio proprio, e le tozze navi da carico della H & H partivano con le stive sempre colme del suo zucchero, il migliore delle isole.
Con lo stesso vigore aveva presieduto alla costruzione della bella casa di Hanakai, provvedendo personalmente a piantare i crotoni e gli ibischi. Era stata pure sua l'idea di far ricoprire di
beole una vasta zona antistante la casa, in modo che tra le fessure potesse crescervi l'erba, cosicch camminandovi sopra si avesse il piacere di sentirsi contemporaneamente sotto i piedi la resistenza della pietra e la vellutata morbidezza dell'erba. Ne era risultata una dimora ideale, bellissima e fastosa, appollaiata sull'orlo di un precipizio ai cui piedi rumoreggiava l'oceano. Era per una dimora che non aveva avuto modo di conoscere la felicit perch Whip, poco tempo dopo esservisi sistemato con la sua terza moglie, la bellezza sino-hawaiana ch'egli si compiaceva di chiamare col grazioso vezzeggiativo di Cing-Cing e che in quel tomo di tempo era incinta, era stato scoperto da lei a frequentare le donne dei postriboli di cui la cittadina di Kapaa abbondava. Senza scenate, senza lacrime, Cing-Cing aveva ordinato una carrozza, facendosi portare immediatamente nella citt capitale di Lihue, dove s'era imbarcata su un piroscafo della H & H diretto a Honolulu. Aveva divorziato da Whip, ma aveva preteso di tenere presso di s la figlia Iliki e il nascituro, cui diede in seguito il nome di John. Ora a Honolulu si trovavano due ex signore Hoxworth, il che era motivo di non poco disagio per la parte pi conservatrice della comunit. La prima moglie, Iliki Janders Hoxworth, frequentava esclusivamente i migliori circoli missionari, mentre Cing-Cing Hoxworth era rientrata in seno alla comunit cinese. In tal modo le due donne non avevano mai occasione d'incontrarsi, e la Hoxworth & Hale provvedeva a far pervenire loro tutti i mesi una discreta somma di denaro. Si trattava di cifre generose bench inferiori a quelle inviate periodicamente alla seconda moglie di Whip, la focosa spagnola Aloma Duarte, il cui nome appariva spesso nei giornali di Londra e di New York.
In quei primi anni del ventesimo secolo, dunque, Wild Whip conduceva ad Hanakai un'esistenza solitaria, profondamente infelice. A volte passava giornate intiere in qualche bordello di Kapaa, gareggiando coi propri dipendenti per ottenere i favori di prostitute orientali. Altre volte usciva da quello stato di abbrutimento per organizzare incontri sportivi, ch'erano la meraviglia di Kauai. Possedeva fra tant'altre cose una ricca scuderia di purosangue, e aveva fatto costruire un ippodromo a fondo erboso sul quale si disputavano gare ippiche che richiamavano vere folle di scommettitori cinesi e hawaiani. Buona parte del disprezzo di Whip nei riguardi dei giapponesi derivava dal fatto che questi s'interessavano poco o nulla alle corse dei suoi cavalli, e soleva dire: Un uomo che non perde la testa a una corsa ippica non  veramente un uomo:  un bastardo!. Quando per gli si faceva osservare che i giapponesi gli consentivano di produrre pi canna da zucchero di ogni altro piantatore delle isole, era sempre pronto a riconoscere: S,  vero, il lavoro  il loro dio, e per questo li rispetto. Per le mie simpatie le serbo per gli uomini che amano i cavalli.
Ma l'avvenimento sportivo pi importante di Kauai era rappresentato da uno dei celebri tornei di polo, ch'era lo sport prediletto delle isole e per il quale Whip teneva espressamente in serbo trentasette pony di gran razza. Le partite si disputavano su uno splendido campo erboso in prossimit delle selvagge rupi di Hanakai, e quando, come accadeva quasi sempre, un acquazzone improvviso lasciava un mirabile arcobaleno sulle teste dei giocatori, l'entusiasmo degli spettatori saliva al parossismo. Una partita di polo ad Hanakai era tra gli spettacoli pi belli a vedersi, e gli isolani non esitavano a percorrere a piedi molte miglia pur di assistervi seduti fra i cespugli di crotone.
A Wild Whip quello sport piaceva soltanto se giocato col massimo dello stile, e per mantenere alti i colori della sua squadra ingaggiava sempre personalmente i propri luna. Si metteva seduto su una sedia, di sghimbescio, com'era sua abitudine, e studiava il proprio uomo da lontano, mentre gli veniva incontro lungo il lanai, osservandone soprattutto l'andatura. Ha un bel passo elastico, quello, si diceva. La sua prima domanda era sempre la stessa: Giovanotto, hai un sedere robusto?. Se l'interpellato balbettava o mostrava di non capire, Whip lo congedava cortesemente senza rivolgergli altre domande. Se per il candidato rispondeva: Monto a cavallo dall'et di tre anni, il colloquio proseguiva. A Kauai di solito i luna erano immigrati tedeschi o norvegesi, e costoro sapevano benissimo che non valeva neppure la pena di far domanda per ottenere la residenza ad Hanakai se non si sapeva giocare a polo.
Tutte le volte che assumeva un nuovo luna, Whip gli faceva chiaramente capire che esigeva da lui tre cose: stivali sino al ginocchio, lustri e lucidi come specchi; calzoni da cavallo bianchi di bucato; nessun litigio con i subalterni.
Per essere esatti, all'inizio pochi tedeschi e norvegesi giocavano bene a polo, ma Whip sapeva addestrarli con tale abilit che alla fine persino i giapponesi facevano il tifo per il padrone e i suoi luna quando difendevano i colori di Hanakai contro le altre squadre di Kauai.
Naturalmente l'animazione generale per questo giuoco appassionante cresceva ancora allorch veniva da Honolulu una squadra avversaria sceltissima, composta quasi esclusivamente di Janders, di Whipple e di Hewlett, i quali erano diventati impeccabili giocatori di polo a Yale. In quelle occasioni i
giocatori ospiti noleggiavano un'intiera nave per trasportare i loro pony e i loro tifosi, che invadevano letteralmente Kauai. Convenivano ad Hanakai, in quei giorni, anche gli haole di tutte le piantagioni locali; per accoglierli degnamente il lanai veniva trasformato in una specie di accampamento con letti enormi di oltre tre metri quadrati, dove dormivano sino a dieci persone per volta, mentre numerose cucine all'aperto venivano rizzate dietro le casuarine. La sera si ballava con grande lusso: gli uomini in frac, le donne in splendidi abiti a strascico che portavano la firma delle migliori sartorie di Parigi e di Cantn. Si disputavano sino a cinque partite il giorno, tutte con squadre diverse; per una settimana l'esistenza ad Hanakai diventava una continua baldoria, tra champagne e amoreggiamenti. Spesso Whip riusciva a sequestrare la moglie di un ospite in una stanza appartata, e allora l'ombra minacciosa di un possibile scandalo pendeva di continuo sulla propriet.
Ma un'ombra ancor pi inquietante aduggiava il fasto di quell'esistenza: se infatti il campo di polo e i cespugli di crotone potevano vivere e prosperare soltanto grazie al cerchio protettore delle silenziose casuarine, che tenevano lontani le tempeste e il salmastro corruttore, gli haole dovevano la propria sfrenata libert ai silenziosi lavoratori giapponesi, che abitavano in tristi capanne senza donne, e che con il loro sudore e le loro fatiche toglievano ai bianchi ogni preoccupazione per l'avvenire.
Gli ex compagni di universit degli Hewlett, dei Janders e dei Whipple, che ormai si erano sistemati in importanti centri come Boston e Philadelphia, non riuscivano a capacitarsi come uomini cos intelligenti e pieni di fascino potessero vivere alle Hawai, e quando si ritrovavano tutti insieme a Yale per i tradizionali banchetti fra ex studenti, non sapevano trattenersi dal chiederglielo. A quella domanda di solito Janders, Hale e Whipple indistintamente rispondevano in tono nostalgico: Avete mai veduto una partita di polo ad Hanakai, con l'oceano ai vostri piedi e con i temporali che vi disegnano sul capo continui arcobaleni? Se il vostro pony scivola lascia sul turf una luminosa cicatrice rossa. Anche se viveste cent'anni a Philadelphia non vedreste mai una partita di polo come le nostre di Hanakai. Molti non capivano, ma i pochi che avevano avuto la fortuna di giocare a polo alle Hawai annuivano sorridendo, perch non erano pi riusciti a dimenticare quell'esperienza entusiasmante.
Dopo che i giocatori se n'erano andati, dopo che le cucine da campo erano state smontate, e mentre i pazienti giardinieri giapponesi riattavano il campo, curandone ogni ammaccatura come se fosse una ferita personale, Wild Whip si rinchiudeva nella sua grande casa prospiciente il mare e si ubriacava. In quelle occasioni non dava fastidio a nessuno; non frequentava neppure i bordelli di Kapaa, e si teneva lontano persino dal lanai, che offriva la vista dell'oceano sterminato. Beveva solo, in una piccola stanza buia, spesso rievocando le parole di suo nonno: Le donne sono come le stelle. Ti par di poter allungare una mano e pizzicarle a una a una sulle punte, quando all'improvviso a oriente sorge la luna, enorme, perfetta. E questa  un'altra cosa, tutta diversa. A quarantacinque anni Whip s'era ormai rassegnato al fatto che per lui la luna non sarebbe pi sorta. Forse per colpa sua, forse per un capriccio del destino, non era riuscito a incontrare la donna da amare come suo nonno aveva amato la principessa hawaiana Noelani. Pur avendo conosciuto centinaia di donne, non s'era mai imbattuto in nessuna che avesse suscitato in lui un affetto duraturo. Le desiderabili erano di animo meschino; le fedeli erano noiose. In quei momenti pensava che la cosa migliore fosse fare come faceva lui: frequentare un paio delle ragazze pi appetitose di Kapaa, aspettare che la moglie di un amico si stancasse del proprio consorte, o fidare che un giro casuale nelle piantagioni gli mettesse a portata di mano la moglie di un lavoratore incline a prendersi un po' di svago extraconiugale. Tutto sommato, non era una brutta vita; in ogni caso meno costosa che sposare belle donne sofisticate piene di pretese. Sovente per, quando giungeva a queste conclusioni, scorgeva nella buia stanzetta in cui s'era rinchiuso una luce irreale che penetrava dalle persiane di bamb: era la luna che si accingeva ad attraversare maestosa il cielo e a trasformare gli erbosi prati di Hanakai in un luminoso tappeto d'argento. Quando la luna lo cercava a quel modo, Wild Whip sulle prime ritirava i piedi, tentando come un bambino di sfuggirle, ma quando i suoi raggi si facevano sempre pi insistenti, si alzava e spalancate le porte del lanai le usciva incontro, soffermandosi a lungo sotto la sua liquida luminescenza ad ascoltare
il mormorio della risacca sottostante, finch l'astro della notte spariva dietro le ondulate colline occidentali.
Era straordinario l'osservare come in quei momenti gli hawaiani che lavoravano alle sue dipendenze intuissero il suo stato d'animo. Misteriosamente, a gruppetti di due o di tre, spuntavano con gli ukulele, attaccando nostalgiche nenie isolane. Subito Whip, udendoli, gridava: Ehi, tu, Pupule, vieni un po' qua!. Senza ostentazione, gli uomini gli si raccoglievano intorno; Whip afferrava un ukulele e incominciava a cantare una vecchia melodia insegnatagli dalla nonna tanti anni prima. In quegli attimi ritornava hawaiano sin nel midollo delle ossa, malinconico, remoto, affascinato dai misteri della notte, ed era capace di cantare cos per ore, una canzone dopo l'altra, instancabile. A un certo punto un lavoratore gli domandava: Ehi, padrone, ce l'hai un po' di okolehau?. Subito Whip correva a prendere del whisky, e mentre la bottiglia passava con grandi gesti solenni da una mano all'altra, i millenari canti delle Hawai proseguivano. All'alba gli uomini si allontanavano silenziosi com'erano venuti: indugiava soltanto quello dal quale Wild Whip s'era fatto prestare l'ukulele, finch anch'egli si decideva a mormorare: Pi meglio io andare adesso, padrone, e la lunga notte cessava.
Dopo tali intermezzi Wild Whip tornava regolarmente ai suoi prediletti ananassi. Su un pianoro ben protetto, appollaiato in cima alla valle di Hanakai e distante circa duecento metri dall'albero tulipano, aveva fatto dissodare un campo sperimentale appositamente fertilizzato per la coltura dell'ananasso, poich Whip credeva fermamente che solo coltivando questo frutto nei campi alti e la canna da zucchero in quelli bassi si sarebbe potuta perpetuare la prosperit dell'arcipelago; a chi aveva voglia di ascoltarlo era sempre pronto a esporre le proprie teorie in proposito:
Statemi a sentire! Sembrano destinati da madre natura a crescere insieme. Lo zucchero ha bisogno di acqua, una tonnellata di acqua per ogni libbra di zucchero, l'ananasso invece no. Lo zucchero prospera nei campi bassi, l'ananasso in quelli alti: per esempio, sul fianco di una collina che non conviene pi irrigare per ottenere canna. Ora, se si coltiva zucchero in basso e ananasso in alto, non appena questo frutto matura lo si sommerge nello zucchero, lo si mette in scatola e lo si vende al prezzo che si vuole. Ma perch credete ch'io mi sia stabilito su Kauai? Perch quest'isola offre una combinazione ideale di terreni da canna e di terreni da ananasso. Prima di andarmene di qui avr scoperto il segreto che far di Hanakai la pi fertile piantagione del globo.
Tutte le volte che guardava le sue terre, le quali offrivano una ideale combinazione di campi alti asciutti e di campi bassi umidi, si entusiasmava; quando per guardava i suoi vivai sperimentali di ananassi andava su tutte le furie, perch vi aveva piantato oltre diciannove specie diverse di ananasso, ma nessuna che valesse un accidente. Soleva mostrare agli ospiti quanto era riuscito a raccogliere sin l, spiegando: La variet che vedete con quelle tremende foglie a uncino... vi farebbe a pezzi se tentaste di raccoglierla in un campo che ne fosse pieno... Quest'altro tipo  il
pernambuco... Se volete, prendetevelo perch io non so che farmene. Quello l a strisce  il zebrina: sembra bello, ma il frutto  uno schifo. Quest'altro a tre colori  il bracteatus: per un certo tempo mi ha dato qualche speranza, ma i frutti sono troppo piccoli. Ho piante che paiono code di topo, altre che sembrano fruste, altre ancora che hanno denti affilati come falcetti. Le uniche due variet possibili sono il guatemala e il nuova guinea, per qui, purtroppo, non attecchiscono.
Insomma, non ve n' nemmeno una intorno alla quale valga la pena di faticare?, gli domandavano gli agricoltori.
Disgraziatamente no, almeno da un punto di vista commerciale.
Sicch, secondo lei, gli ananassi non hanno speranza di prosperare alle Hawai?.
Be'... questo proprio non lo direi.
Ha in mente qualcosa? Un incrocio nuovo?.
Chiss... Forse un giorno riuscir a trovare il frutto ideale per queste isole.
In quelle occasioni Hoxworth si chiudeva in un mutismo misterioso, perch se non era pi ossessionato come una volta dal sogno irraggiungibile di un'unica donna da poter amare per il resto della vita, non aveva pi dimenticato qualcosa che aveva veduto molti anni addietro. Nel 1896, in un albergo di Rio de Janeiro, gli avevano servito un ananasso caienna, e appena gustato quel frutto dolcissimo a forma di barilotto aveva intuito trattarsi dell'ananasso ideale da trapiantare alle Hawai. Sulle prime aveva ritenuto che sarebbe stato semplicissimo recarsi da un agricoltore e dirgli: Mi procuri cinquemila piante di caienna, ma s'era subito accorto che i francesi, i quali tenevano sotto controllo tutta la zona della costa della Guiana dove si era sviluppata con tanto successo quella fortunata variet di ananasso, erano in proposito fanatici quanto lui, cosicch era proibito il portar fuori dalla colonia una sola pianta di caienna. Infatti, quando Whipple, accompagnato da Cing-Cing, giunse nella Guiana francese da Rio, il governo francese era gi informato da un pezzo che quel potente piantatore delle Hawai aveva l'intenzione di rubare alcuni esemplari di caienna. Di conseguenza, con gallica perfdia, gli servirono a volont caienna splendidi, perfetti, succulenti, aromatici, ma non gli permisero di vederne una sola pianta. Se Whip proponeva in tono volutamente noncurante una visita a una piantagione, pioveva. Quando cerc di corrompere un losco individuo perch gli procurasse almeno qualche radice, scopr che il tizio era una spia del governo messagli alle costole col precipuo incarico di condurlo fuori strada. Quando infine, avvilito, si rassegn a tornare a casa a mani vuote, i funzionari della dogana gli esaminarono centimetro per centimetro tutte le valigie, confidandogli con sorrisi melliflui di essere stati messi in guardia contro un tentativo di contrabbandare armi destinate al penitenziario dell'isola del Diavolo. A Whip non rest che far buon viso a cattivo giuoco e osservare sorridendo a sua volta: Avete ragione! La prudenza non  mai troppa. Cos era rientrato alle Hawai senza un solo caienna.
In seguito aveva acquistato alcune sottospecie, che circondava delle pi attente cure giacch capiva che il caienna doveva essere nato dall'incrocio casuale di due variet di per s insignificanti. Ecco perch nel suo vivaio sperimentale le pianticelle pi tisiche e rachitiche ricevevano le identiche attenzioni del migliore guatemala. Tuttavia i frutti che ne risultavano erano talmente al di sotto del caienna che la pazienza di Whip ne era messa di giorno in giorno sempre pi a dura prova. Import dall'Australia piante che si diceva fossero caienna, ma i loro prodotti erano ben lontani
dall'assomigliare ai lisci fratti che aveva veduti nell'America del Sud. A volte gli pareva di sentirne ancora lo squisito sapore sulla lingua, e li immaginava gi in scatola, pronti per la vendita. Quell'ananasso ideale lo ossessionava sempre pi, tanto che a un certo momento accarezz addirittura il progetto di una spedizione clandestina con partenza da Paramaribo, nella Guiana olandese, ma dopo numerose discussioni con geografi che conoscevano la zona si convinse che sarebbe stato impossibile attraversare la giungla impenetrabile che divideva i due territori. Tent di corrompere funzionari coloniali francesi, ma il governo francese diffidava dei propri subalterni quanto diffidava di Whipple Hoxworth e pertanto li teneva continuamente d'occhio, cosicch, pur rimettendoci ventimila dollari di bustarelle, Whip non ricevette in cambio una sola piantina di ananasso.
Finch un giorno comparve ad Hanakai, a cavallo di un vecchio ronzino, un inglese allampanato. Si chiamava Schilling e appena sceso di sella chiese per prima cosa un whisky al selz, dichiarando quindi a Whip: Credo di essere l'uomo che lei cerca.
Se vuole essere assunto come luna, l'avverto che sono gi al completo, gli rispose Whip, e poi non  abbastanza abbronzato per i miei gusti.
Ma io non ho nessuna intenzione di lavorare, ribatt l'inglese. Sono venuto per venderle una cosa.
Non mi serve nulla, sbott secco Whip.
Eppure credo che quel che sto per offrirle lei sarebbe disposto a pagarlo qualsiasi cifra, signor Hoxworth.
Ma insomma, che cosa vuole?.
Posso procurarle duemila corone di caienna di primissima scelta.
A quelle parole la mano di Whip si ferm sulla bottiglia del whisky come se fosse stata subitamente folgorata. Senza cercar di dissimulare la propria emozione, si volse di scatto e fissando intensamente il suo interlocutore domand: Ha detto caienna?.
S: di primissima scelta.
In che modo?.
Vede, prima di diventare suddito britannico, mio padre era olandese e nella Guiana conosce molta gente.
Sono vitali queste corone?.
Stanno gi crescendo in una serra inglese.
 sicuro che crescano?, gli domand Hoxworth afferrandolo convulsamente per un braccio.
Ho portato con me una fotografia, rispose Schilling cavando di tasca un'istantanea che lo rappresentava nell'interno di una serra circondato da ananassi caienna dal caratteristico frutto.
Signor Schilling..., incominci nervosamente Whip.
Dottor Schilling, prego; botanico. Io sono disposto a venderle i miei caienna, signor Hoxworth, per voglio che mi sia concesso di poterli coltivare qui alle Hawai.
Affare fatto!, acconsent subito Whip. Mander una nave speciale a prenderli.  sicuro di poterli mantenere in vita durante il viaggio?.
Io faccio il botanico di professione, fu la risposta del dottor Schilling.
In attesa che tornasse l'inglese, Wild Whip concentr tutte le proprie febbrili energie nella sistemazione di un campo speciale destinato ad accogliere le duemila corone di ananasso promesse da Schilling, e frattanto rifletteva: "Dovrei trovare un uomo assolutamente fidato che mi sorvegli questi ananassi come dico io. A un tratto pens al giapponese dalla faccia da mastino che aveva mostrato di non avere nessuna paura dei suoi pugni quando s'era trattato di definire la questione del bagno caldo per il campo. "Quello  l'uomo che mi ci vuole, riflett. "Qualcuno che abbia del fegato.
Sell immediatamente il proprio cavallo e prese a girare per le piantagioni finch non si fu imbattuto in Kamejiro. Ehi, tu! Vieni un po' qua!, gli grid.
Tu parlare me?, gli domand il giapponese con un sorriso cordiale.
Ti piacerebbe lavorare per conto tuo su un campo speciale?.
Il patto fu presto suggellato. Ora Kamejiro si recava di corsa tutte le mattine a preparare il campo destinato agli ananassi, sbriciolandone il terreno con le mani. La sera ritornava, sempre di corsa, a occuparsi del suo bagno caldo. Wild Whip, rilevando le sue ottime doti di lavoratore, gli port il salario a settantacinque cents il giorno.
Sotto la sua guida, Kamejiro ar il terreno a una profondit di sessanta centimetri, e quando esso rivel il suo bel colore rosso, Whip se ne compiacque vivamente perch sapeva che l'ananasso ha bisogno soprattutto di ferro. Ogni tre mesi il campo veniva rivoltato e ingrassato con speciali fertilizzanti a base di guano. Intorno all'appezzamento furono scavati alcuni canali per farne defluire l'acqua in eccesso, e fu pure piantato un frangivento di susini selvatici e di casuarine per impedire che fosse raggiunto da spruzzi di spuma salmastra. Neppure per una sposa Wild Whip avrebbe prodigato tante cure e attenzioni. A opera compiuta si ferm al centro dell'appezzamento e grid a Kamejiro: Presto tutti questi campi saranno ricoperti di ananassi!. Allarg le braccia in un gesto ampio, quasi volesse abbracciare tutti gli altipiani, poich era sua intenzione di destinarli alla coltivazione del caienna. Quando avesse realizzato il suo sogno, i soldi che aveva guadagnato sino a quel momento coltivando canna da zucchero sarebbero diventati, in paragone, gli spiccioli con cui i bambini giocano ai bottegai.
Il primo raccolto di caienna super ogni previsione. Il dottor Schilling, il quale oltre che botanico di vaglia si era rivelato un inguaribile dipsomane, dirigeva il felice moltiplicarsi delle piante destinate a rivoluzionare l'economia hawaiana senza quasi muoversi dalla bella stanza degli ospiti che gli era stata assegnata ad Hanakai e che evidentemente aveva tutte le intenzioni di non lasciare mai pi. Dei primi duemila esemplari da lui sottratti alle piantagioni della Guiana francese quasi millenovecento giunsero a opulenta maturazione tra la meraviglia degli abitanti delle Hawai. Com'era suo costume, Whip ne distribu gratuitamente i frutti raccomandando a ognuno: Mettetevi ad arare immediatamente i vostri campi alti perch tra poco ne sgorgher l'oro sotto forma di succo fragrante.
La pianta dell'ananasso ha uno sviluppo lento: produce un unico frutto ogni due anni (tecnicamente parlando  un sincarpo o grappolo di frutti, essendo ciascuno dei suoi quadratini compositi il risultato di un fiore diverso): quando per il frutto  pervenuto a maturazione, la pianta madre offre ben quattro possibilit di riprodursi perch possono esserne piantati la corona, i polloni e le brattee che crescono rispettivamente dalla base della pianta e da quella del frutto, e infine il mozzicone di gambo che ne rimane pu essere tagliato a pezzetti e piantato come si piantano le patate.
In tal modo da ogni pianta il dottor Schilling fu in grado di ricuperare una corona, tre o quattro brattee, due o tre polloni, nonch un paio di sezioni del gambo. Nel 1910 l'industria dell'ananasso sull'arcipelago poteva ormai dirsi floridamente avviata, per l'anno seguente, all'improvviso, una catastrofe inattesa si abbatt su di essa. I campi coltivati da Whip con tanto amore smisero di alimentare le piante, che diventarono di un colore giallognolo, malaticcio. In preda al panico, Whip ingiunse a Schilling di smetterla di bere e di scoprire immediatamente che cosa fosse accaduto, ma poich l'incorreggibile beone non era in grado di concentrarsi su quell'arduo problema, Whip prese una decisione draconiana: fracass tutte le bottiglie della casa che contenevano alcool. Rassegnato e astemio suo malgrado, Schilling si rec nei campi, ma subito annunci che prima di dare una risposta avrebbe dovuto fare alcuni esperimenti. Una stanza fu cos adibita a laboratorio e arredata di ogni specie di storte e provette, ma l'unico esperimento al quale si dedicasse Schilling consisteva nell'usare ananassi freschi per la distillazione di un liquore sopraffino e di altissimo potere alcoolico, che gli piaceva persino pi del whisky, tanto che di l a poco divenne ancor pi intrattabile di prima.
Whip risolse anche questa difficolt, prima picchiando l'inglese di santa ragione sino a fargli perdere conoscenza, poi scaraventandolo in un bagno gelato. Evidentemente gi altri dovevano averlo trattato allo stesso modo, perch Schilling non se ne offese troppo, limitandosi a rabbrividire e a frignare come un bambino, mentre Hoxworth tempestava: Perdio, lei ha portato qui queste piante e lei deve scoprire perch stanno morendo.
Dopo averlo rivestito e avergli infilato le scarpe, lo condusse personalmente nei campi domandandogli con una voce terribile: Che cos'hanno queste piante?.
Senta, fratello Hoxworth! Lei non pu ordinarmi cos sui due piedi di scoprire che cosa sia accaduto. La mente umana si rifiuta di lavorare sotto la sferza della coercizione.
Ma la sua dovr lavorare cos per forza!, tuon Hoxworth.
E se io adesso mi avviassi lungo quel sentiero e sparissi rifiutandomi vita natural durante di occuparmi dei suoi maledetti ananassi, che cosa accadrebbe?.
Prima che lei arrivi in fondo, io le avr spezzato tutte e due le gambe.
Temo abbia ragione lei, mormor sconfortato l'inglese.
Teme? Pu esserne certo!, ribatt Whip con un ringhio che poco aveva di umano. E adesso si metta al lavoro. Un attimo
dopo per si ritraeva allibito, urlando: Ma insomma! Che diavolo fa, adesso?.
Assaggio il terreno, rispose placido Schilling.
Oh, santo cielo, sbuff Whip andandosene con le mani nei capelli.
Passarono quattro settimane prima che il dottor Schilling si decidesse a emettere un verdetto definitivo sulla natura della calamit che aveva colpito i preziosi ananassi, e quando rifer a Whip i risultati delle proprie indagini, apparve subito chiaro che egli per primo stentava a credere alle conclusioni raggiunte. Le sembrer straordinario, assurdo, incredibile, fratello Hoxworth, eppure quelle piante sono letteralmente affamate di ferro.
Ma mi faccia il piacere!, tempest Hoxworth. Era stufo sino alla nausea di quell'ubriacone, e finalmente gli si offriva la possibilit di buttarlo fuori una volta per tutte.
 incredibile, replic calmo Schilling, eppure io sono convinto che quelle piante stiano morendo per mancanza di ferro.
Ma non  possibile! Se quest'isola  praticamente fatta di ferro! Basta dare un'occhiata al suolo!....
Lo so,  ferro, convenne Schilling. Temo per che il ferro sia sotto una forma tale che le piante non possono assorbirlo.
Ma com' possibile?.
Questa  una delle tante ragioni per le quali l'universo rester eternamente un mistero, replic serafico Schilling.
Mi sta prendendo in giro, per caso?, domand Hoxworth in tono minaccioso.
E chi ne avrebbe il coraggio?, rispose Schilling.
Che cosa mi propone di fare?, riprese Hoxworth, pi calmo.
Le consiglio di spruzzare sulle piante una speciale soluzione di ferro.
Non mi faccia ridere! Torni laggi e veda di scoprire qual  il vero motivo che manda in malora le mie piante.
 il ferro, ripet impavido Schilling.
Come pu esserne tanto sicuro?.
Perch ho saggiato il suolo.
Ha fatto esperimenti?.
No. Sarebbero inutili.
Bene, li faccia. No, per amor di Dio! Servirebbero soltanto a farle distillare dell'altro alcool per suo uso e consumo personale. Che tipo di ferro le occorre?.
Solfato di ferro.
In seguito a questa discussione, sul finire del 1911, Kamejiro
Sakagawa ricevette l'ordine di passare lungo i campi della piantagione di ananassi di Hanakai con uno spruzzatore, di cui doveva dirigere il getto in modo che la soluzione di solfato di ferro scorresse lungo le foglie ingiallite penetrando, attraverso la terra rossa, sino alle radici. Le piante, ormai quasi morte, incominciarono miracolosamente a rivivere, e in capo a quattro giorni le foglie avevano ripreso il loro colore naturale. I caienna erano salvi, e quando non vi fu pi possibilit di dubbio che, come aveva intuito il dottor Schilling, gli ananassi, pur essendo piantati nel ferro, ne erano nondimeno affamati, Wild Whip raccolse entusiasta una bracciata di frutti maturi che scaravent sul pavimento del lanai dicendo al suo collaboratore:
Si distilli tutto l'alcool che vuole e si sbronzi finch le far piacere.
Spesso Kamejiro, nelle sue continue corse per raggiungere il campo e per ritornare ad accudire al bagno, non vedeva l'inglese per settimane di fila; poi all'improvviso se lo trovava davanti seduto su una sedia di vimini, in prossimit della roccia, che fissava con occhi assenti il giuoco della risacca lungo la scogliera.
Schilling era un individuo non comune; nonostante le sbornie formidabili, il cervello gli restava lucidissimo. Un giorno in cui si era recato a Kapaa in compagnia di Whip a bordo di una tra le prime automobili in circolazione su Kauai, notando un deposito di rottami osserv: Lei dovrebbe comperare quel ciarpame, fratello Hoxworth.
E per farne che?.
Non spende forse un sacco di soldi per acquistare solfato di ferro? Ebbene, il solfato di ferro si ricava appunto da rottami arrugginiti ai quali viene aggiunto acido solforico.
Whip si affrett a impiantare una fabbrica di solfato di ferro, e negli anni successivi, quando le automobili erano ormai divenute numerose, acquistava tutti i macinini fuori uso di Kauai a quattro dollari l'uno, ne faceva un mucchio, quindi li irrorava di benzina per bruciarne le parti di gomma e le imbottiture di crine di cavallo. Quando quel che restava si era ben bene arrugginito, lo trattava con acido solforico osservando: Tutti coloro che mangiano ananassi dovrebbero ringraziare Henry Ford, che Iddio lo benedica!.
Tuttavia, allorch il problema del ferro pareva ormai definitivamente risolto, si affacci quello non meno preoccupante della fillossera, e di nuovo la fiorente industria parve irrimediabilmente condannata.
I disgustosi, minuscoli insetti venivano depositati sulle piante dalle formiche, le quali campavano del loro dolce e nutriente essudato. Schilling dedic allo studio di questo problema lunghi mesi, durante i quali i migliori caienna di Wild Whip morirono divorati dall'insaziabile fillossera, finch non trov una brillante soluzione: intorno a ciascun campo fece piantare filari di ananassi "esca che intercettavano la fillossera, impedendole di penetrare nelle zone veramente produttive; inoltre lungo il perimetro del campo fece disporre lunghe tavole abbondantemente imbevute di creosoto, che tenevano lontane le formiche. Dopo aver ottenuto questa duplice vittoria, sulla fillossera e sulle formiche, ricadde in un lungo periodo di etilismo, in attesa della successiva difficolt, la quale non tard a manifestarsi quando il direttore del conservificio di Whip annunci: Siccome i caienna sono troppo grossi, non riusciamo a farli entrare nelle scatole, e siamo pertanto costretti a perdere il quaranta per cento del frutto per poterlo ridurre alle dimensioni della scatola.
Ma che cavolo volete che faccia?, sbott Whip, stufo di dover lottare continuamente per mantenere produttivi i suoi campi di ananasso.
Dovremmo avere dei caienna pi piccoli, gli spieg il direttore del conservificio.
Wild Whip torn dunque come un ciclone ad Hanakai, e dopo aver costretto un po' con le buone e un po' con le brusche il proprio collaboratore a scuotersi dal suo prolungato letargo gli ordin: Dottor Schilling, lei deve fare in modo che gli ananassi siano pi piccoli.
L'allampanato inglese, uscendo dalla nebbia dorata in cui giaceva da ben tredici mesi, mormor con un sospiro: La mente dell'uomo  capace di qualsiasi cosa. Mi disegni l'ananasso che vuole.
Whip ritorn dal direttore del conservificio, e insieme tracciarono su un foglio di carta le caratteristiche dell'ananasso perfetto. Doveva essere sufficientemente a forma di botte per lasciare un bel cerchio di frutto una volta che ne fosse stato tagliato via il torsolo. Doveva essere succoso, acido, dolce, piccolo, con le foglie senza spine, compatto, di colore dorato. Aiutandosi con una riga e un compasso, i due uomini disegnarono il frutto desiderato, quindi Whip cacci il foglio in mano a Schilling dicendogli: Lo vogliamo cos.
L'inglese, felice di avere un diversivo al suo perenne stato di ebriet, rispose: Cos lo avrete. Esamin a uno a uno tutti gli ananassi di Kauai, paragonandoli col disegno del frutto ideale, e ogniqualvolta trovava un esemplare dalle caratteristiche volute vi piantava sopra una bandierina. Dopo quattro anni di questo lavoro da certosino pot finalmente annunciare: Abbiamo creato l'ananasso perfetto.
Quando la prima carrettata giunse al conservificio, il direttore esclam estatico: Grazie al cielo, d'ora innanzi non avremo pi problemi!.
Io non ne sarei tanto sicuro, fu il commento scettico di Schilling.
Nel 1911 una scrittrice newyorchese, dopo aver passato quattro settimane a Honolulu, scrisse sulle Hawai un libro nel quale lamentava tre cose: che i missionari avessero premeditatamente sterminato gli hawaiani costringendoli a vestirsi come se abitassero in un paese a clima continentale; che aziende come la Janders & Whipple, per far quattrini, approfittassero di manodopera asiatica coatta; che i discendenti dei missionari, come i dirigenti della Hoxworth & Hale, avessero rubato agli hawaiani le terre migliori. Dopo che il suo libro ebbe prodotto in America una vivissima impressione, la scrittrice se ne torn trionfante nelle isole, e un giorno giunse anche a Kauai, dove durante uno splendido torneo di polo le fu presentato Wild Whip Hoxworth. La squadra di quest'ultimo aveva appena sconfitto quella di Honolulu: Whip era orgoglioso della vittoria conseguita e si trovava perci in uno stato d'animo particolarmente euforico, ma non appena si vide davanti l'autrice, credendo di capire chi fosse, le domand in tono gelido:  lei la gentile signora che ha scritto La vergogna delle Hawaii.
S, gli rispose con sussiego la scrittrice, abituata a vedersi colmata di lodi e di attenzioni; che cosa ne pensa?.
Signora, rispose Whip riponendo con cura la mazza da polo su una rastrelliera per non cedere alla tentazione di adibirla a un uso diverso da quella cui era destinata, penso che io non me ne servirei neppure come carta igienica.
A quelle parole volgari e sferzanti tutti i presenti allibirono e molti incominciarono a porgere scuse alla signora, ch'era rimasta a bocca aperta, ma Whip tagli corto proseguendo: No, non merita scuse. Rimanga dov', signora cara, e si guardi in giro. Tutto ci che vede  stato portato su queste isole da uomini come me. Lo zucchero sul quale poggia la nostra economia  stato introdotto alle Hawai da mio nonno Whipple, un missionario. In quanto agli ananassi, ce li ho portati io personalmente, io che sono nipote di missionari, cos pure i pini, le palme reali, gli alberi tulipani, gli avocado, i susini selvatici, i crotoni, questa casa, questi cavalli, senza contare il mango Hoxworth, il miglior frutto della terra, che si chiama cos in omaggio a me. Per quello poi che riguarda gli
asiatici... eh, Kamejiro, vieni un po' qui! Quest'ometto dalle gambe storte ha fatto pi lavoro qui alle Hawai... ha creato e seguiter a creare pi cose di tutta la gente sulla quale lei ha sparso le sue ipocrite lacrime di coccodrillo. Quest'uomo  qui perch ce l'ho portato io, e ne sono orgoglioso; mi dispiace soltanto che non intenda restare. E adesso, signora, se ha altre domande da rivolgermi sulle Hawai, sar ben lieto di risponderle perch credo che questa volta, se dovesse scrivere un altro libro, ci metterebbe dentro meno sciocchezze.
Dopo essersi compitamente inchinato se ne and, lasciando la scrittrice letteralmente priva della favella. Naturalmente a Honolulu il suo discorso "del campo di polo, come fu subito chiamato, produsse un vero putiferio. Una Hale comment: Certo non sarebbe mai venuto in mente a nessuno di scegliere proprio un uomo come Wild Whip per difendere i missionari!....
Whip e Schilling, sempre pi dedito al bere, seguitarono ad abitare ad Hanakai e a frequentare i bordelli di Kapaa. Whip continuava per a ricevere molti amici, e durante le conversazioni con gli ospiti si compiaceva di esporre le proprie teorie sulle Hawai: La nostra comunit deve restare essenzialmente agricola, coltivando canna da zucchero e ananassi per il continente. Col denaro che ricaviamo a questo modo possiamo acquistare i manufatti che ci necessitano: ghiacciaie, automobili, legname, ferramenta, viveri. Cos le nostre navi non viaggiano mai vuote: partono cariche e tornano cariche. Questo  il destino delle Hawai, e chiunque turbi un cos perfetto equilibrio ci  nemico.
Per Wild Whip i nemici delle Hawai erano parecchi e
precisamente: tutti coloro che cercavano di far concorrenza alla H & H; chiunque tentasse d'inculcare idee radicali nei lavoratori; chiunque volesse intromettersi per impedire il flusso continuo e assicurato di manodopera a buon mercato dall'Asia. Secondo Whip tutti costoro meritavano di essere fucilati per direttissima.
Una volta confid: La H & H si  sempre comportata in modo leale, ha sempre fatto prezzi miti; non vedo perch dovrebbero esservi dei mutamenti. In quanto alla Janders & Whipple, ammetterete pure che le piantagioni le ha sempre dirette bene. Nessuno ha il diritto di lamentarsene. Sino a quando queste due ditte continueranno a servire le isole come le hanno servite sin qui, mi pare che il benessere delle Hawai sia assicurato. Secondo me  mera ingratitudine che fannulloni come quella scrittrice dei miei stivali vadano in giro a far tante domande.
Nel 1912 la campagna presidenziale raggiunse nel continente americano toni piuttosto accesi, e per la prima volta dopo
tanti anni i democratici poterono sperare di mandare alla Casa Bianca il loro candidato Woodrow Wilson. Naturalmente i cittadini delle Hawai non potevano votare per le cariche del territorio nazionale, ma durante le elezioni isolane sparuti e commoventi democratici presero a ripetere pappagallescamente i discorsi ottimistici di cui echeggiava il continente: un ingenuo liberale os persino tenere a Kapaa un comizio... di sei persone. Per la pura curiosit di vedere un individuo che alle Hawai osava essere democratico, Wild Whip Hoxworth fu il settimo partecipante alla riunione, e rimase di sasso quando ud l'oratore chiedere voti per il proprio partito spiegando: In America si  levato uno spirito nuovo, che  come il vento fresco e pungente delle praterie; uno spirito che come una voce sola si fa sentire sempre pi insistente anche nelle grandi citt. Per questo io, che sono democratico e sono orgoglioso di esserlo, mi propongo di fare una cosa che non  mai stata fatta sinora su queste isole: mi recher a visitare una per una le piantagioni di canna e di ananassi, esponendo le nuove idee divulgate da Woodrow Wilson e dai suoi aderenti. Avvertite tutti i vostri amici della mia visita imminente.
Wild Whip torn di corsa a casa in preda a una notevole agitazione, e dopo aver esaminato con cura tutte le armi da fuoco di cui disponeva la tenuta di Hanakai, convocati i suoi luna, tenne il seguente discorsetto: Ho saputo poco fa che un democratico ha intenzione di venire qui a parlare ai miei uomini. Se si azzarda ad avvicinarsi a meno di due metri sparategli a vista.
Un luna che aveva fatto gli studi superiori gli domand in tono deferente: Ma non ha il diritto di parlare?.
Il diritto?, tuon Whip. Un democratico aver il diritto di mettere i piedi sulle mie piantagioni per spargervi il suo veleno? Perdio! Soltanto io posso dire chi ha il diritto di venire qui e chi no. Questa terra  mia, e non permetter mai che vi si seminino idee rivoluzionarie.
Nel 1912 i luna non si lasciavano spaventare facilmente, perci l'onest'uomo che aveva parlato poco prima insistette: Ma se quello  il portavoce d'un partito politico....
Von Schlemm!, lo interruppe secco Whip, fissandolo con profondo stupore: mi meraviglio di sentirla parlare cos! Ha gi dimenticato il danno che ha fatto alle Hawai quello sporco democratico di un Grover Cleveland? Eppure  abbastanza vecchio per ricordare come ci trattarono anni fa i corrotti senatori democratici! Stupisco che nessuno lo abbia ancora ammazzato, quel porco farabutto. Non c' posto per i democratici, alle Hawai, e se qualcuno di loro cerca di metter piede sulle mie terre lo rimando a casa con le gambe rotte.
Il coraggioso democratico tent ugualmente d'invadere Hanakai,
ma si vide sbarrare la strada da Wild Whip e da quattro luna
armati sino ai denti.
Lei qui non pu entrare!, lo ammon Whip.
Io sono un libero cittadino e ho il diritto di esprimere le mie idee politiche.
Lei  un democratico, e per i tipi come lei su queste isole non c' posto.
Signor Hoxworth, io sono venuto qui unicamente per parlare ai suoi uomini dell'imminente campagna elettorale.
I miei uomini non sanno che farsene delle sue scemenze.
Signor Hoxworth, in America sta spirando un vento nuovo. Il prossimo presidente sar certamente Woodrow Wilson, e allora le cose cambieranno in meglio per tutti, anche per i suoi lavoratori.
Ai miei lavoratori dico io come devono votare! Perch io voglio il bene di queste isole, io! E adesso se ne torni a Honolulu e non si faccia pi vedere da queste parti. Mentre Whip parlava, i quattro luna si erano avvicinati all'oratore, stringendolo dappresso.
Che effetto farebbe, insistette coraggiosamente quest'ultimo, se dovessi riferire ai giornali di essere stato buttato fuori dalla piantagione di Hanakai a viva forza?.
Whild Whip, che a cinquantacinque anni era ancora asciutto e robusto come un giovanotto, allung una mano e afferrato per le spalle l'insolente radicale lo scosse come se fosse un gatto. Nessun giornale oserebbe pubblicare i suoi piagnistei. Perdiana, se un serpente a sonagli mi minacciasse e io lo accoppassi a fucilate diventerei un eroe, no? Ebbene, sento che  mio dovere trattare i democratici allo stesso modo. Fuori!.
L'oratore, dopo essersi lisciato con calma la camicia spiegazzata, dichiar: Forte degli inalienabili diritti dell'uomo io entrer
lo stesso nella sua piantagione.
Ci si provi e verr immediatamente cacciato a pedate nel suo inalienabile sedere.
Impavido, l'oratore avanz sul rosso suolo di Hanakai, tentando d'infilare il viale fiancheggiato da palme reali e da pini di Norfolk, ma aveva fatto appena pochi passi che i quattro luna lo afferrarono, lo sollevarono in aria e lo scaraventarono sulla strada maestra, dove ricadde pesantemente
proprio su quella parte anatomica che Whip aveva poco prima nominata, e mentre il poveretto si guardava in giro, attonito e ammaccato, Whip gli ripet: Torni a Honolulu e non si faccia pi vedere da queste parti.
Quando per l'agitatore politico se ne fu andato, Whip, rendendosi conto del grave pericolo che minacciava la sua piantagione, diede ai propri luna queste precise istruzioni: Dovete avvertire tutti i nostri uomini che hanno diritto di voto che non devono votare per questo o per quello. Devono votare esclusivamente per la lista repubblicana. Basta che facciano una croce.
Per avvertirli possiamo avvertirli, obiett un luna, ma come possiamo essere sicuri che voteranno come vogliamo noi?.
Conosco io il sistema, rispose sibillinamente Whip, e quando venne il momento di andare alle urne si mise di fazione a due metri dal seggio elettorale di Hanakai, e ogni volta che vedeva arrivare un suo dipendente lo guardava fsso negli occhi e gli domandava: Sai come devi votare, vero?.
Sissignore.
Bada di non sbagliare, lo avvertiva in tono minaccioso Whip. Ad ogni modo non aveva lasciato nulla al caso. Non appena Jackson, poniamo, o Williams, erano entrati nella cabina, ritenendosi al sicuro da sguardi curiosi, prendevano in mano la matita per votare come meglio credevano; questa per era legata a un pezzo di corda che passava per un buco praticato nel soffitto della cabina, cosicch, se l'elettore dava il proprio voto alla lista democratica, la cordicella formava un angolo retto a destra, tradendo in tal modo la sua perfdia. Ma per essere ancor pi sicuro Whip aveva provveduto che tutte le matite fossero di estrema durezza e che per converso fosse morbidissima la carta che copriva la mensola della cabina: perci quando Jackson o Williams votavano erano costretti a premere forte, lasciando sul retro della scheda un indizio facilmente riconoscibile di come avevano votato. Quando poi la porgevano allo scrutatore portoghese, questi esitava un attimo, prima d'infilarla nell'urna, e in quel momento Whip aveva la possibilit di osservarne il retro a suo agio.
A votazione terminata Whip riun i propri luna annunciando:
I tali, i tali, i tali hanno votato per la lista democratica. Voglio che se ne vadano di qui prima di mezzanotte.
Che cosa gli dobbiamo dire?.
Niente. Capiranno da s.
Poi, all'ombra delle palme reali, assistette non visto alla cacciata dei traditori, che si allontanavano sulla strada maestra coi loro poveri fagotti sotto il braccio.
In seguito a queste elezioni, considerati i pericoli che esse
rappresentavano, Wild Whip prese una solenne risoluzione. Io me ne torno a Honolulu, annunci al dottor Schilling. Lei pu restarsene qui finch vuole e seguitare a occuparsi degli ananassi.
Che cos'ha intenzione di fare?, gli domand Schilling.
C' uno spirito di rivolta che agita il mondo; si farnetica di democrazia e liberalismo. Probabilmente anche la mia societ ne  stata contagiata. Torno ad assumere il comando della H & H.
Ma io credevo che l'avessero buttata fuori.
Infatti, ammise Whip. Allora per non ne ero ancora il padrone assoluto.
E adesso?.
Adesso lo sono; per i parrucconi di Yale che la dirigono non
lo sanno ancora.
Quante teste far rotolare?, domand Schilling con bambinesca ferocia.
Neanche una, se staranno buoni, rispose Whip, dando cos una grossa delusione al suo ospite.
La vigilia di Natale del 1912 egli diveniva il capo assoluto dell'impero della H & H, e bench nessuna testa fosse mozzata nel senso letterale della parola, tutti i sospetti di aver votato per i democratici furono allontanati, perch, come spieg Whip con la massima calma: Alle Hawai e alla H & H non c' assolutamente posto per gente simile.


Capitolo 4.

Una riunione generale dello hui Ki era sempre un avvenimento
di grande importanza. Gli anziani come Asia, il proprietario
del ristorante, avevano conservato i rispettivi nomi cinesi e portavano ancora il codino e la caratteristica palandrana di raso nero, ma i giovani si erano da un pezzo completamente americanizzati.
Quando si riunivano nella vecchia casa di Nuuanu, i Ki formavano uno spettacolo estremamente pittoresco. Molti venivano accompagnati dalle mogli, e nel 1908 v'erano gi numerosi nipoti adulti con graziose consorti cinesi o hawaiane. Nelle occasioni particolarmente solenni erano ammessi anche i pronipoti, i quali si divertivano a scorrazzare per i campi attigui, dove la famiglia coltivava tutt'ora taro e ananassi. Tra mogli e mariti i Ki erano adesso in novantasette: naturalmente non potevano mai riunirsi tutti in una volta perch ce n'erano sempre una dozzina almeno che
studiavano sul continente. Sinora n Yale, n Harvard avevano mai visto un Ki, ma la frequenza di questa prolifica stirpe a Michigan, Chicago, Columbia e Pennsylvania era molto alta; inoltre accadeva spesso che un cinese delle Hawai potesse nascere, essere sovvenzionato, difeso giuridicamente, sposarsi, ricevere assistenza medica ed essere seppellito: il tutto grazie ai Ki.
Il personaggio pi rappresentativo della famiglia era tuttora Nyuk Tsin. Sessantunenne nel 1908, non girava pi per le strade a vendere ananassi, per li coltivava ancora personalmente e sempre personalmente ne curava la vendita, che aveva affidato ad altri. Di anno in anno diventava pi piccola, pi magra, pi calva, e bench il suo viso fosse solcato di rughe, la sua mente aveva conservato l'agilit della giovinezza. La sua esistenza fluiva ritmata da ricorrenze fisse che avevano acquistato un valore quasi ritualistico. Tutti gli anni, con grande solennit, accompagnava il figlio Africa all'ufficio delle imposte a pagare le tasse. Due volte l'anno, scortata da una dozzina di familiari, procedeva nel negozio punti alla cerimonia della spedizione della somma di denaro spettante alla moglie legittima del defunto Ki Mun Ki. Questa veramente era morta sin dal 1881, ma i parenti del Villaggio Basso seguitavano a scrivere in suo nome affettuosissime lettere di ringraziamento. Ogni due o tre anni riuniva tutti i membri della famiglia disponibili per un viaggio in massa al lebbrosario di Kalawao, a rendere omaggio al loro antenato. Ogni autunno poi, come se si trattasse di recare sacrifici agli di, scortava una decina dei suoi pronipoti pi dotati all'ufficio di navigazione della Hoxworth & Hale, dove acquistava per loro altrettanti biglietti di viaggio per il continente, dove avrebbero proseguito i propri studi in questa o quella universit americana. La vecchia cinese coltivava le capacit dell'ingegno umano con la stessa cura e lo stesso amore che aveva sempre dedicato ai prodotti della terra, sin dal giorno lontano in cui aveva incominciato a irrigare e a dissodare il suo primo appezzamento di taro.
Nella presente circostanza era stata lei a indire un'adunata generale del grande hui per la discussione di due problemi essenziali che neppure suo figlio avvocato poteva risolvere, e mentre i pronipoti giocavano nel cortile polveroso, cos si rivolse ai trenta e passa familiari che le si erano riuniti intorno, affrontando il primo argomento che riguardava appunto i figli di Africa.
Sceong Mun, la figlia maggiore di Africa che voi preferite chiamare Ellen, si trova in grave perplessit, e io non ho abbastanza saggezza per consigliarla.
Che cosa le  accaduto?, domand la moglie di Asia.
Si  innamorata di un haole, rispose Nyuk Tsin. Un silenzio angosciato cadde fra i presenti. Se i Ki infatti, con l'approvazione sia pure non entusiastica di Nyuk Tsin, erano sempre stati liberi di sposare donne hawaiane, nessuno di loro aveva ancora mostrato l'intenzione di unirsi in matrimonio con bianchi o bianche, e adesso l'audace passo che Ellen intendeva compiere rappresentava un pericoloso capovolgimento delle rigide convenzioni familiari. Il clan si volse in massa a guardare la figlia di Africa, una bella ragazza di vent'anni, dall'aria sveglia e intelligente, la quale sostenne senza batter ciglio tutte quelle occhiate cariche di rimprovero.
Chi  questo bianco?, domand infine Asia, esercitando la propria prerogativa di figlio maggiore.
Diglielo tu, Sceong Mun, interloqu Nyuk Tsin.
Ellen, ch'era stata educata alla scuola episcopalista, rispose con la sua voce di giovane colta:  un giovane ufficiale imbarcato su una delle navi di stanza a Pearl Harbour.
Dallo hui si lev un coro collettivo di esclamazioni soffocate. Non solo un bianco, ma per giunta un militare! Come li aveva avvertiti la zietta di Wu Ciow, si trattava effettivamente di un grosso problema. Europa, che aveva sposato un'hawaiana osserv:  gi una gran brutta cosa voler sposare un bianco, perch i bianchi, oltre a essere cattivi mariti, sottraggono denaro alla famiglia; ma sposare un militare  semplicemente una vergogna. Nessuna ragazza che si rispetti....
Qui non siamo in Cina, lo interruppe Australia. Io conosco ufficiali di marina che sono ottime persone.
Io invece no, ribatt secco Europa.
Asia interloqu: Avevo sperato di non vedere mai nessuno della mia famiglia sposare un militare.
Ma questo  un marinaio, e la cosa  molto diversa, sbott Australia.
I militari sono sempre militari e non possono che rendere infelici le proprie mogli, sentenzi Europa.
te Perch non te ne torni in Cina, dal momento che hai idee tanto antiquate?, grid Australia.
A questo punto Nyuk Tsin ritenne opportuno intervenire. Con la sua voce sommessa, ma straordinariamente imperiosa, dichiar: Sarebbe stato molto meglio se Sceong Mun si fosse innamorata di un cinese o, meglio ancora, se fosse venuta da me e da nipote rispettosa mi avesse chiesto: "Zietta di Wu Ciow, trovami un marito. Purtroppo per non ha fatto n l'una n l'altra cosa, e perci....
Tanto peggio per lei, comment malinconicamente Asia. Nel mio ristorante ne vedo tutti i giorni, di ragazze che si
discostano dalle nostre belle tradizioni, e non una che non abbia a pentirsene, tosto o tardi.
Andiamo, Asia! Non essere ridicolo!, interloqu la moglie di Australia. Sai benissimo che Australia e io, prima di sposarci, c'incontravamo di nascosto nel tuo ristorante e ci baciavamo dietro le anatre affumicate. Ora, non  successo nulla di male se non che
io ho sposato quel pigrone di tuo fratello.
Quel vostro modo di farvi la corte  stato appunto il primo colpo inferto al nostro sistema di vita, borbott Asia.
La moglie di Australia, una splendida donna piena di spirito, scoppi in un'allegra risata. Asia, sei davvero comico! Vuoi sapere chi mi dava un fischio per avvertirmi che tuo fratello mi stava aspettando?. Con gesto drammatico indic Nyuk Tsin seduta immobile come un idolo al centro della stanza. Era lei! La peggiore di tutti noi!.
Di fronte all'imbarazzo della loro capostipite tutti si unirono alle risa di Siu Han, finch Nyuk Tsin, passandosi una mano sul volto rosso di vergogna, ammise sottovoce: S, devo riconoscere che il matrimonio di Australia e di Siu Han l'ho combinato io. Per non bisogna dimenticare che Siu Han non solo era cinese, ma proveniva da una distinta famiglia hakka. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a un problema molto diverso: qui si tratta di un bianco, e di un soldato.
Zietta di Wu Ciow!, intervenne a questo punto Ellen. Non  un soldato. Cerca di dimenticare per un momento i tuoi vecchi pregiudizi.
Porter qualcosa nel nostro hui? Terreni? Denaro?, domand Asia.
No, rispose schiettamente Ellen; anzi, ne porter via, perch a me servono duecento dollari subito per il corredo, e altri me ne serviranno in seguito.
I Ki, trattenendo il fiato, fissarono a lungo quella figlia degenere che li metteva di fronte al pericolo tanto temuto. Non si erano mai illusi, infatti: sapevano che tosto o tardi una o uno di loro avrebbe voluto sposare un bianco o una bianca. Ora l'infausto giorno era scoccato, e i pi retrivi ritenevano che la colpa di quella ribellione dovesse imputarsi almeno in parte ad Africa e alle nuove idee radicali che aveva portato con s dal Michigan. I membri pi anziani della famiglia incominciarono dunque a fissare il brillante avvocato con palese disapprovazione, finch Europa si decise a interpellarlo direttamente: Africa, tu che cosa ne pensi?.
L'interrogato non rispose subito, e nel lungo silenzio che segu s'udirono giungere dall'esterno le voci dei bambini intenti ai loro giuochi. Infine Africa mormor: Ne sono profondamente umiliato. Mi vergogno che una mia figliuola voglia infrangere la nostra millenaria tradizione familiare. Pensare che ho fatto tanti sacrifici per darle una buona educazione, e che sua madre ha cercato in tutti i modi d'insegnarle a diventare una brava hakka.... A un tratto l'emozione lo sopraffece, e nascondendosi il volto fra le mani scoppi in singhiozzi. Il disonore che per colpa di sua figlia Sceong Mun si era abbattuto sulla famiglia gli impediva di proseguire, e fu dunque sua moglie a concludere in vece sua: Africa sente di non poter fare altro che accettare rassegnatamente la vergogna del male commesso da nostra figlia.
Australia con la sua solita spensieratezza osserv: E fa bene, perch la colpa  tutta sua! Si sa che quelli che frequentano Michigan ne tornano tutti americanizzati! Del resto, non lo abbiamo mandato a Michigan perch si modernizzasse? Ricorda, Asia, sono stati i tuoi figli a frequentare Pennsylvania; sono stati loro a portare nelle nostre case amici americani; proprio uno di questi amici ha conosciuto Sceong Mun, e adesso, bum!, i due piccioncini si sono innamorati! Ellen, se quell'avaraccio di tuo padre non ti vuol dare i duecento dollari che ti servono, te li dar io.
Zio Australia, non m'interessa tanto il tuo denaro quanto la tua benedizione.
Su questa, contaci senz'altro!.
E anche sulla mia!, gli fece eco sua moglie.
Posso contare pure sulla tua, zietta di Wu Ciow?.
Tutta la famiglia si volse a guardare Nyuk Tsin, ch'era rimasta seduta, le mani callose strette nel grembo. A me importa una cosa sola, Sceong Mun, rispose infine la vecchia. I figli che nasceranno da te saranno anche figli di un bianco, pertanto andranno perduti per la nostra famiglia. Per si pu fare una cosa: promettimi che tutte le volte che avrai un figlio me ne informerai. Io mi recher dallo studioso punti, mi far scegliere il suo vero nome,
lo far trascrivere sul nostro libro genealogico e infine lo far trasmettere in Cina come abbiamo sempre fatto.
I miei figli non sapranno che farsene di nomi cinesi, ribatt seccamente Ellen con l'insensibilit tipica dei giovani.
Non credo, rispose calma Nyuk Tsin. Un giorno avranno la curiosit di sapere chi sono, e nel nostro libro genealogico troveranno tutte le informazioni che potranno loro interessare.
Cos, mentre i Ki si disperdevano sulla faccia della terra, sposandosi nei paesi pi diversi, Nyuk Tsin seguit a ricever lettere, che si faceva leggere dai figli, prendendo nota di ogni nascita. Per ciascun pronipote di sesso maschile sceglieva un nome adatto, lo
faceva registrare in Cina, e com'ella aveva predetto in quel lontano giorno del 1908, veniva sempre il momento in cui questo o quel Ki era assalito dalla curiosit di conoscere quale significato avesse la met cinese della sua ascendenza. Giungevano cos a Honolulu uomini che ben poco o nulla avevano di cinese, s'incontravano con la vecchia Nyuk Tsin, la veneranda donna toglieva da uno scaffale un libro che non era in grado di leggere, lo passava all'interprete, questi trovava la notizia richiesta, e il giovane sino-germano-celta- inglese riusciva a capire qualcosa di pi della propria complessa personalit.
Quel giorno per un unico pensiero dominava la vecchia cinese: l'avvenire dei figliuoli di Africa. Dopo che, sia pure di malavoglia, i familiari ebbero concesso a Ki Sceong Mun, meglio nota come Ellen Ki, di sposare il suo marinaio, Nyuk Tsin, dato un colpetto di tosse per schiarirsi la voce, riprese: Adesso  venuto il momento di pensare come far ammettere Hong Kong a Punahu.
Asia si lasci sfuggire un gemito, America si alz e usc disgustato, mentre il resto della famiglia si volgeva a guardare il figlio minore di Africa, un ragazzo quindicenne dalla testa quadra e dagli occhi particolarmente a mandorla. In casa Ki erano tutti convinti che il ragazzo, il quale si chiamava in realt Kun Kong, ma era meglio noto come Hong Kong, avesse ereditato la brillante intelligenza del padre. Bravissimo in matematica, parlava correntemente il punti, l'hakka, l'inglese e l'hawaiano, e possedeva un vero talento per far quattrini: prestava infatti denaro ai suoi numerosi cugini, esigendone un tasso d'interesse fisso e irrevocabile del dieci per cento la settimana, che si faceva dare regolarmente ogni venerd sera al termine delle lezioni. Come indicava il suo nome, apparteneva alla quarta generazione (Kun Kong, Atmosfera della Terra) ed era veramente una creatura terrestre. Della sua generazione ventisette portavano lo stesso nome Kun, un fratello e ventisei cugini, ma il pi intelligente di tutti era Hong Kong; perci soltanto lui poteva in qualche modo aspirar a entrare a Punahu, e adesso che si stava appunto per discutere di questo tutta la famiglia drizz le orecchie.
La madre di Hong Kong vuol dirci come va suo figlio a scuola?, incominci la matriarca.
La moglie di Africa, la maggiore cio delle bellissime ragazze Cing, rispose: I suoi voti sono ottimi, e bench egli sia vivace anche la condotta  buona: non ha mai ricevuto rimproveri. Sono orgogliosa di mio figlio e ritengo meriti l'interesse che la famiglia gli dimostra.
Hong Kong  sicuro di potersi far onore a Punahu... ammesso che sia accettato?, domand Nyuk Tsin.
Tanta attenzione concentrata sulla sua persona aveva fatto arrossire il ragazzo, ma poich era ansiosissimo di entrare a Punahu si rassegn a sopportarla con la maggiore dignit possibile. Alzando lievemente una spalla replic: Se  riuscito a farsi ammettere il ragazzo Lum, potr ben riuscirci anch'io.
Nell'udir menzionare il ragazzo Lum, tutti i Ki indistintamente non seppero reprimere una smorfia di rabbia. Da almeno dodici anni cercavano di far ammettere un loro figliuolo a Punahu, la migliore scuola delle Hawai, ma per un motivo o per l'altro non vi erano mai riusciti, pur essendo ricchi e pur potendo vantare un parente come Africa, ch'era tra i professionisti pi stimati dell'arcipelago. Viceversa i Lum, i quali, tutto sommato, non erano gran che, se si eccettui che il capofamiglia esercitava la professione di dentista e aveva la passione di parlare in pubblico, erano riusciti a far entrare un loro ragazzo nell'aristocratico istituto.
Nyuk Tsin prosegu: Ho l'impressione che questa volta possiamo sperare. Ho chiesto a un caro vecchio amico di consigliarci sul come ci dobbiamo comportare per far ammettere Hong Kong. A un suo cenno un nipote usc di corsa, tornando poco dopo in compagnia di un inglese alto e calvo, dai baffi iperbolici, che si precipit nella stanza baciando e abbracciando Nyuk Tsin e gridando in cinese fiorito:
Ah, ah! Ricominciamo a tramare contro i bianchi! Suonate le campane a martello! La Cina si desta!.
Era Uliassutai Karakorum Blake, il pedagogo pazzo e l'amico fidato di tutti i cinesi. Nonostante l'et e una lieve pinguedine, era pi dinamico che mai. Intrecciando le mani dietro la nuca e dondolandosi come se stesse per cadere, riprese: Beneamati e prolifici Ki, guardiamo la verit in faccia. Esistono scuole buone e scuole famose: ora, tutti hanno il diritto di mandare a quelle famose i propri figliuoli pi capaci. Iolani, dove io sgobbo per un piatto di minestra,  una scuola buona, ma Punahu  una scuola famosa, che procura autorit, fascino, classe. Il prestigio dell'Inghilterra scaturisce da scuole come Punahu, e lo stesso pu dirsi delle Hawai. Se un uomo non sa adoperare il coltello a tavola come esigono le buone maniere  condannato a vita al partito liberale.
Di che cosa sta parlando?, domand sottovoce un figlio di Australia.
Sto parlando di te, di tutti voi!, url Blake in inglese, agitando le braccia come uno spaventapasseri e piegandosi quasi in due sul cinesino, che si ritraeva stupefatto. Alzati!. Spaurito, il ragazzo ubbid, mentre Blake gli
puntava addosso l'indice come se mostrasse una bestia rara. Osservate questo rampollo dello hui Ki, riprese quindi in cinese erudito. Pur avendo ottenuto ottimi voti a Iolani, non  stato accettato a Punahu, il che lo costringer a condurre una mediocre esistenza, almeno qui a Honolulu; non gli sar permesso di frequentare i maggiorenti della citt; non potr imparar a parlare usando le loro inflessioni di voce; gli mancher senza rimedio quella particolare rifinitura che fa di un uomo un gentiluomo: insomma, rester per il resto dei suoi giorni quel che : un contadino cinese. Siedi!.
Senza pi occuparsi del ragazzo, si volse agli anziani: Il grande Buddha, nella sua infinita misericordia, sa che, a Iolani, io ho dato a voi cinesi il sale del mio sangue e delle mie circonvoluzioni cerebrali, portandovi dalle tenebre dell'ignoranza alla luce del sapere. Il pietoso Buddha sa pure che vorrei aver fatto col mio intelletto la met di quel che avete fatto voi, gente meravigliosa, col vostro, perch se fossi stato capace di tanto non sarei ancora qui a sudare gli anni del mio tramonto come insegnante mal retribuito e mal trattato. Africa, quanto hai guadagnato l'anno scorso?.
Quell'uomo bizzarro, dall'eloquio strampalato, piaceva molto ai cinesi. Col suo rispetto tutto britannico dell'etichetta e con la sua passione tutta orientale per le immagini retoriche pareva proprio un cinese; perci stettero ad ascoltarlo attentamente quando, senz'attendere la risposta di Africa, venne al succo della sua visita:
Voi potreste forse pensare che nella mia qualit di insegnante di Iolani cui spetta il merito di aver condotto Hong Kong all'alto livello d'istruzione del quale egli pu oggi giustamente vantarsi, io sia contrario alla vostra
intenzione di iscriverlo a Punahu. Nient'affatto. Una famiglia
come la vostra ha il diritto di vedere un proprio figliuolo iscritto nella migliore scuola delle Hawai, dove potr dare di gomito con futuri avvocati, futuri pezzi grossi dell'industria e del commercio, futuri capi della comunit. Se io fossi un Ki sarei pronto a patire qualsiasi umiliazione pur di far entrare un mio figlio a Punahu. Hong Kong, alzati. Amici Ki, posso assicurarvi che raramente le Hawai hanno prodotto un ragazzo migliore;  giusto perci che gli sia dato il meglio. Hong Kong, adesso vattene.
Non appena il ragazzo, ch'era arrossito sino alle orecchie, si fu allontanato Uliassutai riprese: Zietta di Wu Ciow, malauguratamente vi sar molto difficile far entrare quel ragazzo a Punahu.  troppo intelligente, e voi siete troppo in gamba. I bianchi sono disposti ad accettare nella loro scuola un paio di cinesi, purch per non siano dei migliori. Il loro ideale  il ragazzo Lum, un po' tardo di comprendonio e dotato di scarsa immaginazione. Hong Kong  esattamente l'opposto; persino Buddha, infatti, si rifiuterebbe di vaticinare a quali vette egli potrebbe giungere un giorno. Africa, ti rendi conto d'aver generato un genio rivoluzionario?.
Riconosco che Hong Kong  molto pi dotato di me, signor Blake, ammise Africa inchinandosi al suo vecchio maestro.
Zietta di Wu Ciow!, esclam impulsivamente Uliassutai, perch non cerchi di far iscrivere a Punahu un altro tuo nipote, anzich Hong Kong?.
No, rispose calma Nyuk Tsin; Hong Kong  un ragazzo brillante e merita il meglio.
Il gigantesco inglese si strinse nelle spalle e prosegu: Dal momento che non volete seguire i miei consigli, vediamo a quali stratagemmi si potrebbe ricorrere questa volta. L'ultima volta chi di voi  andato a parlare coi dirigenti di Punahu?. Alz la mano in segno di risposta la moglie di Africa, una bella donna elegante vestita all'ultima moda. In piedi!, le ordin brusco Blake, e dopo averla studiata attentamente osserv: Non si potrebbe mandare qualcuno un po' meno... appariscente? I bianchi si sentono pi sicuri quando vedono un orientale che ha l'aria di un coolie.
V'erano alcune cose che i Ki non tolleravano: per questo formavano una famiglia tanto forte e unita. Ora Africa rispose con sincerit ; Se mio figlio far domanda per Punahu, sar sua madre ad accompagnarlo.
Possa la benedizione di Buddha scendere su tutti gli uomini ostinati, declam Blake in tono magniloquente, perch senza di essi questo nostro mondo sarebbe ben misera cosa. Tua moglie per non potrebbe vestirsi un poco pi dimessamente? Deve apparire abbastanza abbiente, per dimostrare d'esser in grado di pagare le tasse scolastiche, ma al tempo stesso non tanto sicura di s, per non destare il sospetto d'esser capace di dire il fatto suo alle riunioni dei genitori. Deve sembrare inalterabilmente cinese e insieme desiderosa di diventare un'americana rispettabile, orgogliosa quel tanto che basti per dare la prova che sa tenersi le unghie pulite, per leggermente curva, in atteggiamento sottomesso, come se girasse tuttora per la citt carica di cesti di ananassi. S'inchin sino a terra dinanzi a Nyuk Tsin e domand: Ti pare che la moglie di tuo figlio abbia l'aspetto che occorre a una cinese bisognosa dell'aiuto bianco?.
No, rispose freddamente Nyuk Tsin.
 quel che pensavo anch'io, comment Blake scotendo mestamente il capo. Dunque siete rassegnati a veder respinto ancora una volta Hong Kong?.
America, ch'era rientrato in quel momento e i cui figli avevano cercato invano di farsi ammettere a Punahu, sospir: Noi siamo rassegnati a essere respinti in eterno, signor Blake.
 un vero peccato che non siate nati tutti quanti un po' pi stupidi, osserv l'inglese, perch col denaro di cui disponete vi avrebbero gi accolti da un pezzo a braccia aperte. Naturalmente, per, se foste stati pi stupidi... quella in particolare, indic Nyuk Tsin, perdiana, non avreste i quattrini che avete oggi, e a Punahu non ci potreste andare lo stesso.
Crede che Hong Kong sar accettato questa volta?, domand Nyuk Tsin con voce ansiosa.
No. Se io fossi un bianco di Honolulu chiuderei qualsiasi porta in faccia a voialtri diavoli di Ki, perch sapete lavorare, siete troppo intelligenti, uniti, ambiziosi. Tra breve insegnerete anche alle vostre figliuole a farsi sposare da uomini bianchi.
Sceong Mun si prepara a sposare un ufficiale di marina, lo interruppe pacata Nyuk Tsin.
Nell'udire quelle parole Blake tacque di colpo. Guard palesemente compiaciuto la bella ragazza ch'era stata sua discepola e che sapeva cantare con tanta grazia, quindi le si avvicin con aria grave e baciatala sulle guance mormor: Possa il pietoso Buddha avere misericordia di noi tutti. Le nostre esistenze sono tanto brevi, e le correnti dell'universo tanto forti... Addio, cari Ki. Voi non entrerete a Punahu... non questa volta, almeno.
Quando se ne fu andato, gli anziani della famiglia soppesarono a lungo i suggerimenti di lui, finch Nyuk Tsin dichiar: Quell'uomo straordinario ha ragione. La madre di Hong Kong ha veramente un'aria troppo sicura e spigliata; si direbbe che voglia imporsi di forza agli haole. Sar per loro troppo facile dirle di no. Questa volta dobbiamo assolutamente mandare qualcun altro. Perch non la moglie di Europa?  hawaiana.
No!, intervenne Africa; Hong Kong  mio figlio; perci si presenter a Punahu accompagnato da sua madre, e se ci respingeranno anche stavolta, pazienza.
Allora lo accompagner io, annunci Nyuk Tsin. Andr scalza e vestita modestamente.
No!, torn a protestare Africa; ci andr mia moglie, vestita come le parr e piacer. Non posso tollerare i sotterfugi.
Africa, insistette con la solita voce pacata l'antica matriarca, la scuola pare disposta ad accettare uno o due cinesi. Ora,  di estrema importanza che sia scelto uno dei nostri ragazzi. Ti prego, lascia fare a me, questa volta.
Io sono atteso sull'isola Grande, dichiar Africa in tono seccato, perci me ne vado subito perch intendo lavarmi le mani di tutta questa pagliacciata. Non appena se ne fu andato, gli altri tirarono un respiro di sollievo; Africa era infatti un uomo molto ostinato, ed era spesso difficile farlo ragionare.
Ora dovete sapere, spieg Nyuk Tsin, che quando i Lum riuscirono a far accettare il loro figliuolo a Punahu, la madre del ragazzo si era vestita in modo semplicissimo, e durante tutto il colloquio tenne sempre gli occhi bassi. Perci dichiaro categoricamente che la madre di Hong Kong non deve farsi vedere.
Vado a raggiungere mio marito, annunci la moglie di Africa, ritirandosi a sua volta dalla discussione.
Finalmente, dopo aver soppesato a lungo i vari accorgimenti grazie ai quali alcune famiglie cinesi erano riuscite prima di loro a far accogliere i propri figli a Punahu, i Ki escogitarono un piano. Nyuk Tsin si sarebbe presentata scalza, in camiciotto e calzoni. La moglie di Europa le avrebbe tenuto dietro nella sua qualit di hawaiana al cento per cento per dimostrare che i Ki erano rispettosi delle tradizioni locali. Sarebbe andata anche la moglie di Australia, la bella Cing, vestita all'occidentale ma dimessamente, per provare che la famiglia sapeva mangiare usando coltello e forchetta. Hong Kong, le cui doti intellettuali erano almeno quattro volte superiori a quelle del miglior studente di Punahu, avrebbe accompagnato le tre donne vestito di un abito scelto con cura particolare e tale da testimoniare, oltre alla possibilit da parte della famiglia di pagare le tasse scolastiche, una signorilit discreta, superiore a quella della media delle famiglie cinesi arricchite di fresco.
Il giorno fissato, un giorno particolarmente afoso, i quattro Ki si recarono a Punahu in carrozza, avendo deciso dopo lunghe discussioni che fosse pi distinto e di migliore auspicio che non andare a piedi. Durante il colloquio le tre donne rappresentarono ognuna la propria parte alla perfezione, ma Hong Kong strizz pi volte gli occhi come se fosse strabico, stette a riflettere un po' troppo prima di rispondere alle domande che gli venivano rivolte, ancorch desse risposte brillanti, e qualche tempo dopo una lettera inform la famiglia:
Ci duole, dato l'eccessivo numero di alunni, di non potere per quest'anno accogliere il vostro ragazzo, le cui votazioni e il cui comportamento generale ci sono parsi peraltro pi che sufficienti.
La lettera era stata spedita all'ufficio legale di Africa, e fu perci questi ad aprirla. Vi riflett sopra a lungo, consumandosi di collera e di umiliazione, poi per un'ora almeno non fece che spostare la lettera di qua e di l sulla scrivania. Alla fine mand a chiamare il
figliuolo, e quando il ragazzo gli comparve davanti ansante (era stato sino a quel momento a giocare in riva al fiume) gli annunci in tono calmo, impassibile: Hong Kong, tu non tornerai mai pi a scuola.
Ma mi pareva di aver capito che tu mi volessi mandare a Michigan.
No. Quel che ti serve puoi impararlo direttamente qui, figliuolo. Stasera stessa incomincerai a leggere questo libro sull'agricoltura hawaiana, e quando lo avrai terminato ti esaminer io... tu seduto su quella sedia e io qui. Sono questi i tuoi libri di scuola?.
S.
Non ti serviranno mai pi. Con gesti lenti Africa Ki prese i libri a uno a uno, e dopo averli fatti sistematicamente a pezzi li gett nel cestino dei rifiuti dicendo: Quando studierai il tuo nuovo testo ricordati di mandare a memoria la fine di ogni capitolo. Hong Kong, riceverai un'istruzione quale nessuno alle Hawai ha ricevuto sinora.
Alla fine naturalmente i Ki riuscirono a far accettare un loro rampollo a Punahu. La cosa accadde nel modo pi strano. Nel 1910 il partito repubblicano non sapeva dove trovare l'uomo adatto da presentare come candidato alla legislatura per Chinatown. Qualcuno allora se ne usc con questa proposta rivoluzionaria: Perch non presentiamo un cinese?.
Oh, no!, protest uno Hewlett. Non voglio al governo quel radicale di un Africa Ki.
Ma io non pensavo a lui; pensavo a suo fratello Australia.
Tutti i partecipanti alla riunione si guardarono stupiti, poi pi d'uno incominci a sorridere, perch tra i bianchi che avevano in mano le fila del potere sulle isole, Australia era estremamente popolare. Senz'essere infatti troppo intelligente, era un ottimo suonatore di ukulele, era onesto e possedeva una vera legione di amici, oltre che tra i cinesi, tra gli hawaiani in mezzo ai quali era stato allevato. Come se ci non bastasse, gli avevano appioppato il nomignolo affettuoso ed estremamente suggestivo di Canguro Ki, cosicch l'assemblea decise che Australia dovesse diventare il proprio uomo. Canguro Ki fu eletto a stragrande maggioranza, e negli anni successivi seguit a essere rieletto, sino a che divenne il maggiore esponente cinese del partito repubblicano, amato e rispettato da tutti. Per sua fortuna aveva un figlio che al pari di lui poteva vantare un'aurea mediocrit; e nel 1912 Punahu comprese di avere finalmente trovato un Ki da poter accogliere senza pericolo nel proprio glorioso consesso.
All'inizio dell'anno scolastico Nyuk Tsin usc in gran segreto per assistere, non vista, nascosta dietro una palma, all'ingresso di quel primo suo nipote nella famosa scuola. Nell'osservare i volti sorridenti dei ragazzi haole, che in attesa di entrare nelle aule discorrevano animatamente delle loro avventure estive, e riconoscendo qui uno Hale, l un Whipple, non seppe far a meno di pensare: 1 bianchi sono pazzi, a permettere ai cinesi l'accesso a questa scuola, perch qui sta il segreto del loro successo, ed  giusto che difendano i propri interessi in tutti i modi. Poi, vedendo sopraggiungere il nipote in compagnia del padre, si ritrasse ancor pi nell'ombra delle vicine palme mormorando tra s: "Questo ragazzo  un asino! Non  degno di entrare in questa grande scuola... Per per merito suo noi Ki, oggi, facciamo un altro bel passo avanti.


Capitolo 5.

Da tredici anni Kamejiro Sakagawa si alzava tutte le mattine alle tre e mezzo per tagliare la legna necessaria per il suo
bagno caldo; quindi correva al lavoro, sfacchinava sino al tramonto, poi tornava a casa, sempre di corsa, ad accendere il fuoco. Adesso, ai primi dieci compagni che volevano un bel bagno bollente, in acqua pulita, faceva pagare due cents, e agli altri, un penny. Ogni anno guadagnava perci un discreto numero di dollari, e al pari di tutti i lavoratori giapponesi di Hanakai attendeva con impazienza mista a emozione di vedere i propri fondi segreti avvicinarsi al numero mistico di quattrocento dollari.
Sin dal lontano 1880, quando i primi giapponesi erano arrivati sulle isole, era corsa fra loro una tacita intesa che chiunque fosse riuscito a tornare a Hiroscima con un gruzzolo di quattrocento dollari, poteva poi vivere come un samurai per tutto il resto dei suoi giorni. Con quattrocento dollari, si dicevano i lavoratori, si possono acquistare tre belle risaie, una casa spaziosa, quanti chimono si vogliono: si pu campare da signori. Non v'era lavoratore di piantagione che non mirasse ad accumulare i fatidici quattrocento dollari, ma quasi nessuno vi riusciva.
Era incredibile come il denaro fuggisse tra le dita anche dei pi avveduti. Nel caso di Kamejiro, per, le fughe di capitale non erano provocate n dal giuoco n dalle donne n dall'alcool; le sue erano debolezze umane ben pi costose: l'amicizia e il patriottismo. Cosicch sul pi bello i suoi
fondi diminuivano improvvisamente, ora per un motivo ora per
l'altro. Quando qualcuno si trovava in serie difficolt si recava da Kamejiro confidandogli: Ho assolutamente bisogno di ottantun cents.
Perch non te li fai prestare dall'usuraio giapponese di Kapaa?, gli domandava Kamejiro.
Perch la settimana successiva mi toccherebbe restituirgliene il doppio, replicava il compagno di lavoro, ed era esatto: nessun bianco delle Hawai sfruttava i lavoratori asiatici con la spietatezza che usavano invece nei loro riguardi i connazionali. Un gruppo di loschi figuri che viveva all'ombra del consolato giapponese aveva organizzato un giro d'affari clandestino, ma estremamente redditizio, in base al quale ai neo immigranti veniva fatto pagare un deposito per la custodia dei propri documenti. Queste somme, talvolta cospicue, venivano conservate per anni senza che venisse corrisposto un soldo d'interesse al lavoratore, e quando questi si decideva finalmente a partire, spesso il deposito diventava introvabile. In tal modo parecchi giapponesi senza scrupoli erano divenuti ricchissimi. Erano stati escogitati i sistemi pi esosi per trar profitto dagli esigui stipendi dei lavoratori, e i tassi d'interesse sino al cento per cento il mese non erano affatto rari. Accadeva cos che l'onesto Kamejiro finiva quasi sempre col sovvenzionare lui gli amici in difficolt.
Alcuni immigrati giapponesi avevano incominciato a farsi venire dal Giappone spose per procura, e anche questo era un sistema costoso che si ripercoteva sull'andamento finanziario dell'intiera comunit. Occorreva farsi fotografare, spedire i soldi per il viaggio della sposa, portarsi sino a Honolulu per le pratiche burocratiche, senza contare la spesa dell'abito nero indispensabile per la cerimonia nuziale.  difficile dire quanti furono i connubi alla cui santificazione contribu la generosit di Kamejiro; sfortunatamente in pochi anni gli sposi mettevano al mondo tanti marmocchi che non potevano sottrarsi a nuove crisi finanziarie. Tutti perci attingevano continuamente alle risorse di Kamejiro, e a volte questi aveva l'impressione di pagare per la felicit coniugale di tutti quanti fuorch per la sua.
Le spese pi grosse per gli erano imposte dal patriottismo. Se un bonzo si spingeva sino a Kauai per spiegare che occorreva erigere un nuovo monumento ai caduti, il sottoscrittore pi generoso era sempre Kamejiro. Se capitavano da Honolulu funzionari consolari a riferire dei grandi avvenimenti in corso nella madrepatria, chi pagava i conti dell'albergo era Kamejiro. Kamejiro sovvenzionava la scuola giapponese, il tempio giapponese e soprattutto i cantastorie giapponesi che periodicamente visitavano le isole.
Costoro rappresentavano la sola vera grande felicit della sua esistenza, e tutte le volte che ne era annunciato uno, sgobbava ancor di pi, se possibile, attendendo con impazienza il pomeriggio della domenica, quando l'intiera comunit giapponese si riuniva in un boschetto di casuarine ad attendere l'arrivo del cantastorie. All'una e mezzo, terminata la colazione a base di susci e di sascimi, veniva eretta una piattaforma mobile ricoperta di una stoffa tradizionale e recante un leggio basso sul quale era appoggiato un ventaglio chiuso. Gli spettatori attendevano nel pi religioso silenzio. Poco dopo l'ospite, che proveniva direttamente dal Giappone, di solito un uomo anziano, calvo, avvolto in un tabi bianco, saliva sulla pedana, e dopo essersi inchinato numerose volte si accosciava davanti al leggio. Restava per alcuni istanti assorto, come se pregasse, invocando gli di di concedergli una voce possente, poi, mentre il pubblico aspettava trattenendo il fiato sotto il sole, prendeva in mano il ventaglio e incominciava in tono cantilenante, lugubre, scandendo ogni parola: Io vi parler ora della battaglia di Ici-no-tani.
In quei primi attimi il cantastorie pareva un vulcano imprigionato pronto a eruttare con furia scatenata, e a mano a mano che narrava gli avvenimenti di quella battaglia, accaduta oltre settecento anni addietro, la sua voce diveniva sempre pi vibrante. S'immedesimava a turno nei vari personaggi: ora era il valoroso guerriero Kumagai; ora il bellissimo giovane Atsumori; ora il cavallo, la rupe, il flauto; ora l'impavido eroe Yoscitsune; con la stessa bravura sapeva pure impersonare i caratteri femminili; e mentre il suo entusiasmo cresceva, le vene della fronte gli si gonfiavano come se stessero per scoppiargli, e i muscoli del collo si rilevavano sotto la pelle flaccida, diventando turgidi e grossi come dita nocchiute. A seconda degli stati d'animo e degli episodi dell'antica battaglia, urlava, sussurrava, singhiozzava, gioiva; quando Atsumori (il giovane guerriero fatato suonatore di flauto) era prossimo a morte, il cantastorie sapeva esprimere il dolore con tale perfezione che tutti i presenti scoppiavano in pianto.
Com'era meravigliosamente vero, sotto le casuarine, l'eroismo del Giappone! Com'erano belle e fedeli le sue donne, valorosi i suoi uomini! E mentre la battaglia si approssimava alla sua tragica conclusione tra i singhiozzi del pubblico, il cantastorie vi aggiungeva alcuni versi che non facevano parte del poema originario, ma che, gli era stato detto, erano particolarmente adatti per le colonie lontane come quella di Kauai: E mentre il fantasma di Atsumori lasciava la piana di Ici-no-tani, concludeva in tono tragicamente lamentoso il cantastorie, si volse a guardare i propri guerrieri che
lo avevano ucciso e pens: "Questi sono i valorosi soldati del Giappone, e finch vivranno la patria non sar in pericolo. Possono marciare per miglia e miglia senz'avvertire la fatica; possono campare di nulla pur di difendere il loro imperatore. Non temono nemici; non arretrano di fronte alla peggiore delle tempeste. Sono gli uomini pi coraggiosi della terra perch combattono soltanto per cause giuste e per la gloria del Giappone. Come sono forti, come sono nobili, com' bello vederli sul campo di battaglia! Oh, come vorrei essere di nuovo con loro, coi prodi guerrieri giapponesi!.
Un programma consisteva in quattro recite, e poich ciascuna di queste durava oltre un'ora e le pi famose come Ici-no-tani quasi due, di solito il pomeriggio fuggiva prima che la rappresentazione avesse termine. Era incomprensibile come potesse un uomo solo parlare per cinque ore consecutive, assumendo parti tanto diverse e modulando a quel modo la voce su tutti i registri.
Con l'andar del tempo, si cre ad Hanakai, durante queste recitazioni, un'abitudine che rendeva sempre l'ultimo numero del programma il pi entusiasmante. La cosa ebbe inizio quando un cantastorie annunci: Oggi vi racconter qualcosa di particolare: l'episodio del colonnello Ito che a Port Arthur si butt sui cannoni russi!. Qualcuno dei presenti ramment che Sakagawa Kamejiro aveva impersonato il celebre colonnello durante la parata della vittoria a Honolulu. Cos lo mandarono a prendere la divisa, e mentre il cantastorie recitava l'appassionante vicenda, Kamejiro gli si mise impalato accanto, nell'uniforme imperiale cucita dalle donne di Honolulu. In quei momenti gli capitava un fatto strano: si trasformava, diventava veramente il colonnello Ito, gli pareva di vedere i cannoni russi, di annusare l'odore della loro polvere. Mentre, nel racconto del cantastorie, l'imperatore parlava alle truppe che si accingevano a lasciare Tokio, Kamejiro udiva fisicamente le auguste parole, e allorch il colonnello moriva per difendere il Giappone contro i barbari invasori, moriva anche Kamejiro, assurgendo nel pantheon degli eroi. Spiritualmente faceva parte integrante del Giappone, era un guerriero che sino a quel momento non aveva mai impugnato armi, ma si sentiva ugualmente prontissimo a morire per il proprio imperatore. In quegli attimi di esaltazione il suo contributo alle sottoscrizioni di guerra e agli ospedali militari era sempre particolarmente generoso.
La presenza continua, anche se invisibile, della patria, i suoi mille richiami storici ed emotivi erano cos forti che non v'era giapponese che intendesse sistemarsi definitivamente alle Hawai. Sfacchinavano tutti quanti per dodici ore il giorno a settantatr cents (la paga era stata aumentata) nella speranza di tornare a Hiroscima con quattrocento dollari e un avvenire radioso, sebbene la presenza di un numero sempre maggiore di uomini e di donne dai capelli bianchi lasciasse chiaramente capire che la maggioranza non era mai riuscita a mettere da parte il denaro sufficiente per rimpatriare.
Una sera, al termine della proiezione di un film giapponese, il prete buddista impose il silenzio, e mentre l'operatore gettava il fascio di un riflettore sulla sua persona, preg Sakagawa Kamejiro di venire avanti. Impacciato, l'ometto avanz verso la luce socchiudendo gli occhi e tenendo il pugno sinistro accosto alla bocca. Il consolato di Sua Maest Imperiale a Honolulu mi ha incaricato, annunci il bonzo, di consegnare questa pergamena a Sakagawa Kamejiro in riconoscimento dei suoi generosi contributi a favore dei prodi marinai che perdettero la vita durante la catastrofe di Fukuscima. Tutto il Giappone  orgoglioso di lui.
Per Kamejiro quelle ultime parole rivestivano un particolare significato. Era sinceramente convinto che ogni villaggio del Giappone fosse a conoscenza della sua incrollabile fedelt alla patria; gli pareva di veder giungere la notizia sin nella casa dei suoi genitori e di scorgere il loro sorriso radioso nell'apprendere che il loro figliuolo era un vero giapponese. Tutto il Giappone era orgoglioso di lui, e a Kamejiro questo bastava.
Visse cos per tredici anni, in un perenne stato di esaltazione grazie ai ricorrenti contatti con la madrepatria, nella speranza di riuscire un giorno ad accumulare i mitici quattrocento dollari, pi il denaro del viaggio per il ritorno a casa. Un giorno di primavera del 1915, mentre le casuarine erano gonfie di linfa, mentre sugli ananassi annidati nella terra rossa gi spuntavano le prime gemme, Kamejiro ud il verso d'un uccello. Non apparteneva alla specie degli uccelli marini, dei quali ben conosceva i vari richiami avendone veduti e uditi tanti allorch si divertivano a sfiorare con le ali gli spruzzi di spuma rimbalzanti dalla scogliera. Forse veniva da Tahiti, dov'era stato a svernare; forse aveva solo attraversato Kauai, diretto in Alaska a sfruttare la ricca messe di insetti che quella regione offre nei mesi estivi. Kamejiro non lo vide neppure, ne ud sul proprio capo il frullare delle ali, e fermatosi improvvisamente nel campo di ananassi riflett: Ho trentun anni, e il tempo mi sta volando via dalle mani. Da quel momento entr in un periodo di grave depressione psichica, durante il quale fu ossessionato da una visione che non riusciva a scacciare: vedeva Yoko che
lo attendeva a Hiroscima, presso le risaie. Anche su di lei volavano stormi di uccelli; la ragazza tendeva le mani, e le nebbie che si levavano dal Mare Interno ne cancellavano a un tratto i lineamenti. Per la prima volta Kamejiro non fu pi in grado di alzarsi alle tre e mezzo e affid la preparazione del bagno caldo serale a un amico. Si aggirava senza meta, in preda a un rovello insanabile; a un certo momento fu persino sul punto di recarsi in uno dei tanti postriboli di Kapaa, ma la cosa gli ripugnava, e alla fine prese la decisione che centinaia di suoi compatrioti avevano presa prima di lui: "Rimander per qualche tempo il mio rimpatrio e adoprer il denaro che ho messo da parte per far venire qui Yoko.
Quando prese questa decisione solenne stava zappando nel campo di ananassi; erano appena le due del pomeriggio, ma piant l la zappa e si avvi come trasognato sulla strada maestra, proseguendo sino a Kapaa, dove l'esiliato Hascimoto aveva impiantato uno studio fotografico, nonch una agenzia marittima. Soffocando il proprio orgoglio si avvicin al rinnegato dicendogli: Voglio farmi fare una fotografia da mandare in Giappone.
Prima torna a casa e raditi, lo ammon secco Hascimoto, e poi non dimenticare di metterti l'abito scuro.
Ma io non ho nessun abito scuro.
Ce n' uno a campo Iscii. Lo adoperano tutti.
Io non voglio mettermi un vestito preso a prestito.
E chi vuoi che ti sposi se non mandi una fotografia in abito scuro?.
Chi ha parlato di matrimonio?.
 chiaro che hai intenzione di sposarti. Ne sono contento per te e ti far una bella fotografia. Prima per fatti la barba e mettiti l'abito scuro.
Quanto mi coster in tutto?, domand Kamejiro.
La fotografia tre dollari; il viaggio in piroscafo della ragazza settanta, e un'altra settantina le spese del viaggio in treno, il vestito da sposa e il banchetto da tenere in patria. Totale: centoquarantatr dollari.
Una simile cifra gli avrebbe ritardato di almeno altri tre o quattro anni la possibilit di accumulare quattrocento dollari. Kamejiro esit. Veramente non so che cosa fare, mormor infine. Per il momento non parlarne con nessuno, per favore.
Io faccio il fotografo, non il chiacchierone.
Pu darsi che ritorni.
Ritornerai di sicuro, gli predisse Hascimoto. Poi, come faceva sempre con tutti i connazionali che lo avevano messo all'ostracismo, soggiunse brutalmente: Ti sposerai e non rivedrai pi il Giappone. Su questo punto mettiti pure il cuore in pace.
Kamejiro inghiott saliva, evitando di guardare l'ex amico, quindi dichiar in tono di estrema convinzione: Io in Giappone ci ritorner. Ti ringrazio d'avermi aperto gli occhi, Hascimoto-san.
Per un attimo, preso dalla nostalgia di avere anch'io una moglie mi ero detto: "Spender il mio denaro per sposarmi, ma per fortuna tu mi hai fatto capire a quali sacrifici finanziari sarei andato incontro. Ciao. Non mi rivedrai pi.
Per nel lasciare il negozio del fotografo s'imbatt in uno stuolo di bambini mezzo giapponesi, mezzo hawaiani che passavano chiacchierando festosamente in un linguaggio incomprensibile per qualsiasi adulto: il pittoresco, incantevole pidgin dell'infanzia, miscuglio di tutte le lingue dell'universo. Nella foga del correre lo urtarono, e una bambinetta che aveva i capelli tagliati a zazzera secondo l'usanza giapponese gli grid: Gomennasai!. Con gesto impulsivo Kamejiro si chin, e presa su la piccina se la strinse fra le braccia. Per un attimo la bimba rimase immobile a guardarlo, stupita, poi, divincolandosi, grid un po' in hawaiano un po' in portoghese: Lasciami! Devo andare!. Dalla soglia del proprio negozio Hascimoto osserv con una risata:
Quella  mia figlia! Ho sei bambini, sai, di cui quattro maschi!.
Kamejiro rincas in preda a una profonda agitazione. Gli pareva di sentire ancora nelle narici l'odore fresco, infantile della bambina, e come fu di ritorno al campo e rivide la squallida baracca dove viveva da tredici anni, corse direttamente da Iscii-san dicendogli:
Mi devi scrivere una lettera a casa.
Hai deciso di sposarti?, gli domand il capocampo, riconoscendo subito i sintomi dell'agitazione che sconvolgeva Kamejiro. S.
Inaspettatamente Iscii afferr l'amico per una mano confidandogli: Anch'io ci stavo pensando da un pezzo. Che cosa potr costare?.
Oh, non molto! Tra fotografie e spese di viaggio, un
centoquaranta dollari.
Ci sto!  un anno che ci penso.
Io pure, confess Kamejiro sedendo a terra, mentre Iscii-san, tirati fuori i pennelli, incominciava a scrivere, sotto dettatura:
Cara madre,
ho deciso di prender moglie e tra poco ti mander una mia fotografia perch tu la mostri a Yoko-san; cos potr farsi un'idea di come sono adesso. Non appena mi farai sapere che  disposta a raggiungermi, ti mander il denaro. Questo non significa ch'io non abbia intenzione di tornare. Significa soltanto che rimarr qui un po' pi a lungo del previsto. Il tuo figlio devoto
KAMEJIRO
Passarono nove settimane prima che giungesse la risposta che doveva lasciar di sasso Kamejiro. Sua madre infatti gli scrisse:
Devi esser ben stupido a credere che Yoko-san ti stia ancora aspettando. Si  sposata dodici anni fa e ha ormai cinque figli, di cui tre maschi. Come potevi immaginare che una ragazza come quella ti aspettasse? Ad ogni modo mettiti il cuore in pace perch, come vedi, ti mando la fotografia di una bellissima giovane: si chiama Sumiko e ha dichiarato che  disposta a sposarti.  di questo villaggio e sar un'ottima moglie. Manda pure i soldi.
Una piccola fotografia volteggi sul letto a faccia in gi. Per un po' Kamejiro non os rigirarla, incapace di convincersi che quando
lo avesse fatto non gli sarebbe apparsa Yoko, la donna che per tanti anni aveva portato nel cuore, adorandola come una dea, bens una ragazza sconosciuta. Finalmente, con due dita, sollev un angolo della fotografia e chin la testa di lato per darvi una sbirciatina, ma subito si alz, gridando in preda alla pi viva emozione:
Oh! Guardate com' bella! Guardatela, per favore!.
Una vera folla si radun per ammirare la fotografia, e molti osservarono: Una ragazza come quella non sposer mai un bifolco come te, Kamejiro!.
Leggi forte la lettera!, ordin quest'ultimo a Iscii-san, il quale si affrett ad accontentarlo.
 di Hiroscima?, domand un lavoratore in tono diffidente.
 di Hiroscima-ken, rispose con orgoglio Kamejiro, mentre un sospiro collettivo di soddisfazione si levava nella baracca.
La fotografia della bella Sumiko ebbe un effetto deprimente soltanto su Iscii-san, il quale con la precedente distribuzione di posta aveva ricevuto a sua volta l'immagine della donna che i suoi genitori gli avevano scelta. La ragazza aveva un bel nome, Mori Yoriko, per la fotografia ritraeva le fattezze pesanti, quadrate, un po' melense d'una delle tante contadine che il Giappone sembra produrre in serie. Sua madre gli assicurava che Mori Yoriko sapeva lavorare pi di un uomo e che era inoltre un'ottima massaia, ma lo scriba si diceva che un matrimonio non  fatto soltanto di virt morali, specie se, come nel caso suo, il marito sapeva leggere e scrivere. Palesemente deluso, preg Kamejiro di lasciargli studiare meglio la fotografia di Sumiko, la quale, viceversa, aveva tutta l'aria d'essere il vero tipo della classica bellezza giapponese, dagli occhi lievemente a mandorla, gli zigomi finemente rilevati, la fronte bassa, il volto a cuore, i tratti delicati. Assomigliava alle donne dipinte sui cartelloni che facevano la pubblicit ai film storici giapponesi. Avvilito, Iscii-san osserv:  davvero molto bella per essere
una ragazza di Hiroscima-ken. Probabilmente  una cittadina.
No, gli assicur Kamejiro; mia madre non mi avrebbe mai scelto per moglie una ragazza di citt.
L'indomani i due futuri sposi si fecero prestare l'unico abito nero di campo Iscii, ch'era di propriet comune, con relativa cravatta e camicia bianca, avvolsero il tutto in un lenzuolo, e noleggiato un tass si fecero portare a Kapaa, dove Hascimoto ordin loro: Infilatevi il vestito a turno e ricordate di pettinarvi.
Quando tocc a Kamejiro d'indossare lo strano abito europeo, Hascimoto dovette persino insegnargli come annodare la cravatta; quindi l'onesto contadino, sempre pi emozionato, s'impiastricci i capelli, perch apparissero lisci, con un grasso speciale che Hascimoto teneva appositamente a portata di mano. Quando per fu davanti alla macchina fotografica si mise rigidamente in posa, rifiutandosi nel modo pi assoluto di sorridere. La fotografia, ancorch fosse stata presa con una certa abilit e incorniciata con eleganza, avrebbe turbato la fantasia di ben poche spose. Hascimoto infatti non ne era per nulla soddisfatto, ma Kamejiro la sped lo stesso unitamente a un biglietto di viaggio da Tokio a Honolulu. Quindi attese.
Sul finire del 1915 Iscii-san e Kamejiro furono informati che le loro future spose erano in arrivo sul vecchio vapore da carico giapponese Kyoto-maru. Questa notizia non suscit l'entusiasmo previsto in quanto s'era sperato al campo che le due ragazze arrivassero su due navi diverse, il che avrebbe consentito agli sposi di recarsi a ricevere le future mogli separatamente, ciascuno vestito a turno dell'abito nero per essere cos quanto pi simile possibile alle fotografie spedite in Giappone. Ora, invece, uno solo si sarebbe potuto mettere il vestito della festa, mentre l'altro sarebbe stato logicamente costretto a presentarsi nel camiciotto da lavoro. Generoso come sempre, Kamejiro propose spontaneamente all'amico: Dal momento che tu sai leggere e scrivere  giusto che l'abito nero lo metta tu. E tutto il campo gli diede immediatamente ragione.
I due promessi, in preda a una continua alternativa di paura e di speranza, lasciarono Lihue a bordo dell'antidiluviano Kilauea, diretti a Honolulu, dove affittarono un'unica stanza in una sudicia locanda giapponese di Hotel Street. Dopo aver consumato un magro pasto a base di riso e di pesce si portarono a piedi sino a Nuuanu per prosternarsi dinanzi alla statua del loro imperatore. Furono sorpresi in questo atto di omaggio da un funzionario in marsina che si recava a una riunione importante, il quale ingiunse loro seccamente: Andate a lavorare, zoticoni! Questo non  il vostro posto. Ubbidienti, i due uomini si allontanarono.
I grandi palazzi di Beretania Street suscitarono in loro una muta ammirazione, non cos gli squallidi vicoli di Chinatown, dove i pi miserabili tuguri si ammucchiavano in disordine gli uni sugli altri. Iscii-san osserv: Mi  stato detto che quindici anni fa tutto questo quartiere fu raso al suolo da un incendio. I cinesi avrebbero voluto ricostruirlo secondo criteri moderni, ma i bianchi si opposero e lo rifecero tale e quale come prima. I due giapponesi, nel ripensare alle strade pulite e alle case immacolate della loro infanzia, tentennarono il capo, incapaci di comprendere la mentalit dell'uomo bianco.
Quella sera, prima di coricarsi, Iscii-san si mise davanti le due fotografie, restando a lungo a raffrontarle, sempre pi avvilito dello scherzo giocatogli dalla sorte. Infine mormor: Temo che mia madre non abbia fatto una buona scelta... Kamejiro, non ti fa un effetto strano il pensare che sta per arrivare una grande nave con a bordo una donna con la quale dovrai passare il resto della tua vita?.
Mi sento molto nervoso, confess Kamejiro, ma il suo nervosismo non sarebbe stato nulla al paragone di quello che avrebbe provato nei giorni successivi. Quando infatti il Kyoto-maru attracc, i sette giapponesi venuti a prendere le rispettive promesse spose furono informati:
Prima di sbarcare, le donne devono passare una quarantena di tre giorni.
Non possiamo neppure vederle?, implor Iscii-san.
No, rispose secco il funzionario dell'ufficio d'immigrazione.
Poco dopo per gli impazienti giapponesi scoprirono che dando una piccola mancia a un inserviente sarebbe stato loro concesso di accostare la faccia a un forellino praticato nell'uscio al di l del quale erano rinchiuse le donne, e il terzo cui tocc quella sorte fu Kamejiro. Strizzando l'occhio per veder meglio ne scorse sette, quali sedute quali in piedi. Spost lo sguardo dall'una all'altra, ma incapace di riconoscere Sumiko, si volse con aria supplichevole al sorvegliante, il quale peraltro non fu in grado di aiutarlo, non conoscendo una sola parola di giapponese. Kamejiro torn allora ad accostare l'occhio al foro, ma non riuscendo a individuare la donna che gli era stata destinata si ritrasse confuso, cedendo il posto a un altro.
 bella?, gli domand Iscii-san.
Bellissima.
Hai visto Yoriko?.
Mi pare.
Come ti sembra?.
Ha l'aria molto sana, rispose evasivamente Kamejiro.
Quando Iscii-san lasci lo spioncino tremava tutto.  almeno il doppio di me, borbott disperato. Ma come ha fatto mia madre?....
Oh, Iscii-san!, lo rincor Kamejiro.  una ragazza di Hiroscima, perci non potr che essere una brava moglie.
Questa scena si ripet anche il secondo e il terzo giorno, finch per eliminazione Kamejiro riusc a individuare quale di quelle donne dovesse essere Sumiko. Sulle prime ne era stato incapace perch era tanto bella che non aveva potuto credere che un bocconcino cos prelibato fosse destinato proprio a lui. Nel vedere la delusione sempre crescente dell'amico Iscii-san, ebbe la delicatezza di non palesare il proprio entusiasmo, ma a mano a mano che le ore passavano e il momento in cui le porte si sarebbero spalancate si avvicinava, il suo nervosismo non ebbe pi limiti.
Provo un certo non so che... come se avessi il mal di mare!, confid a Iscii-san.
A chi lo dici!, ribatt lo scriba.
Credo che far bene ad andarmene e a tornare pi tardi, mormor Kamejiro.
Aspetta un momento!, esclam un suo compagno. Da' prima un'occhiata a quelle poverette!.
Suo malgrado, Kamejiro si sent attrarre verso lo spioncino, e rivide le sette giovani. Consapevoli ormai dell'imminenza dell'incontro, avevano perso a loro volta la bella sicurezza dei giorni precedenti. Senz'acqua, senza pettini, tentavano con gesti commoventi di farsi belle; si lisciavano a vicenda gli abiti spiegazzati dal lungo viaggio, si aggiustavano i capelli; con la punta delle dita una donna si stirava la pelle della fronte quasi ad appianarne le profonde rughe che la solcavano. In un angolo una ragazza piangeva, e dopo avere vanamente tentato di consolarla le compagne la lasciarono sola con la sua infelicit. Tutte per indistintamente, in quei supremi momenti di confusione, facevano la stessa cosa: tenendo stretta in mano una fotografia (la fotografia del promesso sposo) cercavano d'imprimersene nella memoria i tratti, decise a riconoscerlo non appena avessero messo piede a terra. Poco dopo tutte scoppiarono a piangere, bagnando di lacrime i cartoncini.
Echeggi un suono di gong che fece sobbalzare Kamejiro, il quale si affrett a scostarsi dall'uscio. Lentamente questo si spalanc lasciando uscire le donne. I loro volti, ove ogni traccia di pianto era ora scomparsa, apparivano placidi, sotto la cupola dei capelli nerissimi. Improvvisamente s'ud un gemito soffocato: Oh! Sei molto pi vecchio della fotografia che m'hai mandato.
 stata fatta parecchio tempo fa, spieg l'uomo, per sar un buon marito. Tese la mano, e la donna s'inchin sin quasi a toccargli le ginocchia col capo. I due formarono cos la prima coppia.
La seconda giovane, quella ch'era rimasta a piangere sola in un angolo, mosse risoluta verso il proprio uomo e sorridendo e inchinandosi disse: Io sono Fumiko. Tua madre ti manda mille benedizioni. Si form cos la seconda coppia.
La terza ragazza era Mori Yoriko, la sposa di Iscii-san, e come questi aveva temuto era quasi il doppio di lui: tipica contadina di Hiroscima, aveva le guance rosse, la faccia quadrata e gli occhi leggermente strabici. Sapendo d'essere meno bella delle altre, tent di far dimenticare le proprie manchevolezze fisiche mostrando un sicuro coraggio; inchinandosi a Iscii-san con le grosse mani strette contro le ginocchia mormor: Signor Iscii, ti porto l'affetto di tua madre. Poi, intuendo di dover dare qualche altra garanzia di s, soggiunse precipitosamente: Sar una brava moglie.
L'ultima fu Sumiko, la pi bella di tutte, e la sua esitazione non derivava da scarsa prontezza di riflessi, ma dal colpo che aveva ricevuto nello scorgere Kamejiro, il quale non solo non indossava l'abito nero col quale s'era fatto fotografare n aveva i capelli impomatati, ma se ne stava l, vestito da quel contadino che era, le braccia ciondoloni, la grinta dura, un'espressione stupida e quasi irosa, e come se tutto ci non bastasse era molto pi vecchio di quanto Sumiko aveva creduto. La bella ragazza, vedendo quell'uomo solo, comprese che doveva trattarsi del suo promesso sposo, ma si rifiut di accettare la dura realt.
No!, grid; non pu essere quello il mio uomo!.
Oh!, balbett Kamejiro; io sono Sakagawa Kamejiro. Ho qui la tua fotografia.
La ragazza gli strapp di mano la fotografia e se la mise sotto i piedi insieme con quella di lui, esclamando: Non voglio andare con quest'uomo. Sono stata ingannata.
A quelle grida la prima giovane, la quale pure aveva trovato un marito che non le piaceva, scosse Sumiko ordinandole a denti stretti: Dominati, stupida egoista! Quando ci si sposa a questo modo non si pu certo sperar di trovare l'uomo ideale!.
Mi rifiuto di sposare quello zoticone!, piagnucol Sumiko, al che la prima, che aveva accettato di buona grazia la propria sorte, le moll un energico schiaffo.
Per tutto il viaggio ti sei comportata come una bambina cattiva e dispettosa. Ti dovresti vergognare. Va' da quel brav'uomo e chiedi scusa. Cos dicendo la giovane diede uno
spintone a Sumiko, la quale sarebbe sicuramente caduta se dal
gruppo stupefatto dei presenti non si fosse staccato prontamente Iscii-san a sorreggerla. A un tratto, guardando Kamejiro e la propria promessa sposa, dichiar con una franchezza che meravigli persino se stesso:
Kamejiro, tu e Yoriko formate una coppia meglio assortita. Cedi Sumiko a me.
La bella ragazza, alla vista di quell'uomo dall'aria colta e che per giunta era vestito di nero, rincar: Oh, s, Kamejiro, tu sei troppo vecchio per me. Te ne prego!.
Attonito, Kamejiro fiss la fotografa calpestata e ramment con quale struggimento avesse atteso per mesi e mesi che quella bellissima donna divenisse finalmente sua moglie. Fiss quindi il volto tozzo, grossolano di Yoriko e pens: "Quella non  la ragazza della fotografia. Che scherzo mi stanno combinando?.
Mentre se ne stava cos esitante, smarrito, si sent sul braccio la mano della giovane che aveva schiaffeggiato Sumiko, e ud la voce calma di lei che gli diceva: Non so come ti chiami, per ho vissuto con Yoriko tre settimane e ti posso assicurare che sar la sposa migliore di tutte. Accettala.
La povera contadina ch'era stata cos ignominiosamente respinta da Iscii-san si sent gonfiare gli occhi di lacrime; avrebbe voluto correre a nascondersi in un angolo. Invece rimase ferma come la roccia dalla quale era stata squadrata, e inchinandosi sino a terra dinanzi allo sconosciuto mormor, dominandosi per non scoppiare in pianto: Sar una buona moglie.
Kamejiro diede un'ultima occhiata alla fotografa gualcita che giaceva per terra, quindi la raccolse e porgendola a Iscii-san borbott: Forse  meglio cos. Poi, tornando presso la ragazza, tuttora china, le disse con dolcezza: Mi chiamo Sakagawa Kamejiro. Sono di Hiroscima-ken.
Io mi chiamo Mori Yoriko e sono anch'io di Hiroscima.
E allora presto! Andiamo a sposarci.


Capitolo 6.

Negli anni in cui Kamejiro e Yoriko scoprivano quanto fossero stati fortunati a unire in modo cos inconsueto le loro sorti, per puro caso e controvoglia, le famiglie missionarie di Honolulu erano costrette a subire un nuovo duro colpo. Uno di loro infatti stava rivelando un temperamento ribelle, focosamente radicale, e le notizie che giungevano sul suo riprovevole comportamento mettevano in allarme tutto l'arcipelago.
Si sarebbe detto che in quegli anni le Hawai fossero popolate soltanto di Hale, di Whipple, "di Hewlett, di Janders, di Hoxworth. A Punahu, in alcune classi, su ventiquattro studenti ve n'erano talvolta sino a sedici che si chiamavano cos. Solo genealogisti di rara capacit riuscivano, e non sempre, a tracciarne con esattezza i complessi alberi genealogici, perch spesso si trovavano Hale che avevano come nome di battesimo Hoxworth, e Hoxworth il cui primo nome era Whipple; inoltre sovente un Hale sposava una Hale, accrescendo a tal punto la confusione tra i gi tanto complessi legami familiari che nessuno della giovane generazione era pi in grado d'individuare i propri cugini. Nelle isole perci era divenuta popolare la frase:  un mio cugino (o una mia cugina) "calabasc""(1), il che significava che bastava risalire un poco per i rami per trovare sicuramente un rapporto di consanguineit.
Gli abitanti delle isole chiamavano ormai la casata Hale- Whipple-Hewlett-Janders-Hoxworth semplicemente la famiglia; di essa le quattro caratteristiche pi spiccate erano le seguenti: i figli, maschi e femmine, frequentavano Punahu; i maschi proseguivano gli studi a Yale; sempre i maschi potevano contare senza preoccupazioni su un impiego ben rimunerato; le femmine, su un buon partito; infine tutta la "famiglia indistintamente si sforzava con ogni cura di evitare scandali. Ecco perch quando un suo membro si diede al radicalismo l'intiero clan ne fu profondamente scosso e irritato.
Sino a che era rimasto a Punahu questo rinnegato si era comportato bene, come del resto era normale, poich la famiglia non si aspettava altro da un suo rampollo. Si prenda come esempio il caso di Hoxworth Whipple, il quale aveva ottenuto fama internazionale grazie a un'opera monumentale sulla storia della Polinesia. Aveva incominciato le proprie ricerche erudite mentre frequentava ancora Punahu, bench in seguito avesse conseguito il baccellierato in lettere a Yale, la laurea, sempre in lettere, ad Harvard, la laurea in filosofia a Oxford e una seconda laurea in lettere alla Sorbona. Era stato fatto dottore honoris causa da ben undici universit di antichissima tradizione, ma allorch mor, nel 1914, il Mail di Honolulu si limit ad annunciare nel suo necrologio: Il grande studioso era stato educato a Punahu, perch in realt per le isole tutto il resto non contava.
Nell'anno in cui l'illustre dotto moriva carico di onori, il giovane membro della famiglia destinato a divenire radicale si preparava a licenziarsi da Punahu. Si chiamava Hoxworth Hale ed era un giovanetto di sedici anni, n alto n basso, n grasso n magro, n bruno n biondo, con gli occhi di colore incerto. Senz'essere il primo della classe, se la cavava abbastanza bene; anche negli sport non s'era mai distinto in modo particolare.
Il giovane Hoxworth Hale era conosciuto soprattutto perch aveva due sorelle straordinariamente carine, Henrietta e Jerusha, il che gli procurava una popolarit che altrimenti non avrebbe mai goduta. Tutti erano curiosissimi di vedere quale tra i suoi amici sarebbe riuscito a conquistare i favori delle sue incantevoli sorelline. Qualche anno dopo la sorella minore si fidanz con un cugino calabasc, un Whipple, al che il padre di Hoxworth dichiar: Penso sia ora di smetterla con questi matrimoni fra parenti. Occorre immettere un po' di linfa nuova nel nostro vecchio albero stanco. A quelle sue parole tutti fecero una smorfia di disapprovazione in quanto egli stesso aveva sposato una cugina, una Hoxworth. Quando la sua figliuola maggiore si fidanz con un certo Gage di
Philadelphia, il brav'uomo ne fu tutto gongolante. Ma qualche tempo dopo, Henrietta conobbe un ragazzo del New Hampshire che si chiamava Bromley, e i due giovani scoprirono che risalendo su su nel tempo lei aveva un antenato di nome Charles Bromley, e lui una trisavola, no... una... Be', fatto si  che Henrietta trov subito Bromley molto pi simpatico del fidanzato Gage e spos il primo perch, com'ebbe a osservare, mi sembra quasi una persona di famiglia.
Allorch il giovane Hoxworth Hale lasci Punahu, era sottinteso che avrebbe proseguito gli studi a Yale, il che avvenne, ma a New Haven questo grigio personaggio doveva esplodere alla ribalta della notoriet con una violenza che nessuno aveva preveduto. Non avendo sprecato le proprie limitate riserve intellettuali nella scuola media, era adesso pronto a sbocciare all'universit, trasformandosi non solo in un gentiluomo di classe, ma anche in un erudito. Si port immediatamente in testa ai condiscepoli che a Punahu
lo avevano sempre superato, mentre per quel che riguardava gli sport si distinse soprattutto nella squadra di polo, di cui divent il capitano, e nella squadra di pallacanestro, di cui fu nominato vicecapitano. Ottenne anche successo nelle elezioni universitarie: si present come candidato alla presidenza del proprio corso e fu subito eletto.
Questo giovane sconcertante dunque doveva diventare radicale. Tale trasformazione ebbe inizio il giorno in cui (era studente di second'anno) un certo professor Albers di Lipsia concluse una sua lezione sull'imperialismo con la seguente battuta di tono inequivocabilmente polemico: L'invasione e la conquista delle Hawai da parte dei mercanti congregazionalisti di Boston corrispondono esattamente alla violazione della sovranit di Tahiti a opera degli entrepreneurs cattolici di Parigi. La prova di questa analogia sta, a parer mio, nel fatto ampiamente dimostrato che i missionari trasferitisi alle Hawai, pur non chiamando perch dessero loro man forte le cannoniere americane, come fecero a Tahiti i loro cugini francesi, spogliarono nondimeno gli hawaiani delle loro terre mediante metodi rivoluzionari, divenendo cos padroni incontrastati delle isole.
Il corso del professor Albers era frequentato, oltre che dal giovane Hoxworth Hale, dal suo cugino "calabasc Hewlett Janders, da due Whipple e da uno Hewlett, ma mentre questi altri discendenti di missionari rimasero a braccia conserte, abbassando gli occhi, impacciati, Hoxworth dopo aver tossito un paio di volte osserv:
Scusi, professore, ma ho l'impressione che lei sbagli.
Come ha detto?, balbett Albers.
Voglio dire che mentre la sua opinione circa i fatti avvenuti a Tahiti potrebbe forse essere esatta, quanto ha esposto sulle Hawai  decisamente errato.
Prima di tutto si alzi, quando si rivolge a un superiore!, gli intim lo studioso educato alla ferrea disciplina di Lipsia, che nel frattempo era diventato rosso come un peperone. Quando Hoxworth si fu levato in piedi, Albers, prendendo in mano i propri appunti, incominci a citare un'interminabile serie di fonti: I diari di Ellis, di Jarves, di Bird, le ricerche di Amsterfeld, di de Golier, di Whipple, tutti confermano la stessa cosa.
Sono tutti in errore, ribatt imperterrito Hoxworth.
Sempre pi rosso, il professor Albers domand: Lei come si chiama, giovanotto?.
Hoxworth Hale, professore.
Albers scoppi in una risata ironica: Be' ! Non si potr certo affermare che la sua testimonianza in materia sia imparziale!.
Il disprezzo del professore spron il giovane a dare una risposta che infuri ancor di pi il maestro: Lei ha citato Jarves. L'ha letto?.
Io non cito mai fonti che non conosco per via diretta, schium Albers.
Vede, si d il caso che Jarves fosse amico di alcuni miei antenati, i quali lo tennero in gran concetto perch fu il primo osservatore imparziale a difendere i missionari. Ora, io ho letto le sue opere, e ci che ha scritto non conforta in alcun modo la sua tesi, professore.
La lezione si sciolse in un'atmosfera di scandalo, e per varie settimane la parola "missionario assunse a Yale un significato tutto particolare. Albers, che le obiezioni del giovane discepolo avevano inferocito, chiam a raccolta un folto gruppo di sostenitori anticlericali, i cui motteggi contro tutte le Chiese in genere e la loro opera nefasta a danno dei paesi arretrati piacevano molto ai giovani iconoclasti del tempo. Perci per alcune settimane il professore pot vantarsi di una facile vittoria, e nei dormitori si udivano ad ogni istante echeggiare le celebri frasi contro i missionari hawaiani: Sono andati nelle isole per far del bene, ma il bene se lo son fatto a se stessi e altre simili. La pi sferzante di tutte era: Prima che i missionari si recassero nelle Hawai, vivevano felici tra le montagne quattrocentomila indigeni nudi che si ammazzavano a vicenda, praticavano l'incesto e mangiavano a crepapelle. Poco tempo dopo l'arrivo dei missionari ne rimasero appena trentamila, vestiti da capo a piedi, infelicissimi, spinti come pecore a stringersi gli uni agli altri lungo la riva, cristiani per forza, privati di ogni loro avere. Durante i corsi del professor Albers queste argomentazioni ottennero una popolarit sempre maggiore, e per la prima volta Yale, culla di missionari, si occup seriamente di ci che i suoi alunni avevano compiuto. In quei giorni a New Haven non era piacevole essere un Whipple o uno Hewlett, perch in loro presenza tutti si compiacevano di osservare ridacchiando che il dottor John Whipple aveva abbandonato la chiesa per diventare milionario, e Hewlett l'aveva lasciata per rubare campi e terre agli indigeni indifesi.
Alla quinta settimana di quest'aspra polemica Hoxworth Hale chiese il permesso di riferire ai compagni i risultati di un'indagine da lui compiuta per proprio conto, e con frasi fredde, limpide, cui era estranea ogni passione partigiana, svilupp la seguente tesi: Nel terzo decennio del secolo scorso una serie di piccole navi sbarc un certo numero di missionari alle Hawai. Le navi furono dodici in tutto e recarono un totale di cinquantadue missionari debitamente consacrati, le cui spese di trasporto sommarono a una cifra complessiva di un milioneduecentoventimila dollari. Dopo circa trent'anni di servigi religiosi e sociali resi alle isole, i missionari non possedevano ancora, praticamente, un solo metro quadrato di terra, tranne un certo Abraham Hewlett, il quale aveva sposato una ricca nobildonna hawaiana: i terreni di costei per rimasero sempre intestati a suo nome perch non ne fossero menomati gli interessi della sua gente. Neppure i Whipple possedettero mai terre, e neanche gli Hale, se si escludono pochi lotti di terreno sui quali in epoca posteriore furono costruite le loro abitazioni. A farla breve, nel
milleottocentocinquantaquattro il governo hawaiano, impietosito dalla triste situazione delle famiglie dei missionari, promulg una legge speciale che consentiva a coloro i quali avevano reso tanti servizi alle isole di acquistare piccoli lotti di terra a prezzi favorevoli. Ora, il governo hawaiano fece questo, professor Albers, perch temeva che i missionari tornassero in America, portandosi con s i loro figliuoli. I verbali di quelle sedute sono in proposito espliciti: "Giugno milleottocentocinquantuno: Nessun missionario ha ricevuto o ha richiesto terreni senza offrire ci ch'essi ritengono un giusto compenso. Nell'accogliere le loro richieste il governo li ha trattati alla stessa stregua di altri richiedenti. Non si obietter che i missionari, in quanto missionari, non abbiano il diritto d'acquistare terreni nella stessa quantit e agli stessi prezzi di coloro che non sono missionari. Ma, a parte ci che gli  strettamente dovuto per i grandi benefici da essi arrecati al popolo, la pi elementare considerazione politica, dato il rapido decrescere della popolazione indigena, suggerisce di offrire ad essi taluni vantaggi affinch non siano spinti a trasferire altrove i loro figli. Proponiamo pertanto una mozione solenne in cui la nazione esprima la propria riconoscenza per i servigi prestati dai missionari, e che si prendano provvedimenti per assicurare che i loro figli rimangano in questo arcipelago.
A questo punto Hoxworth, fissando Albers negli occhi, prosegu: Professore, la mozione in parola fu approvata all'unanimit in quanto al comitato competente risult che i missionari, che per tanti anni avevano lavorato alle Hawai, erano talmente poveri da mancare persino dello stretto necessario. Pertanto tutti furono d'accordo allorch il governo diede disposizioni affinch i missionari che avevano servito nelle isole per otto anni potessero acquistare cinquecentosessanta acri di terreni governativi a cinquanta cents per acro in meno dell'immigrato bianco normale. Poich il prezzo medio allora era di un dollaro e quarantacinque cents per acro, questo rappresenta una riduzione del trentaquattro virgola cinque per cento. Da quanto mi risulta i missionari non hanno acquistato terreni in altro modo. Si noti inoltre che nonostante ci la maggior parte di essi era allora troppo povera per trar vantaggio dall'offerta governativa. Le Hawai desideravano che le famiglie missionarie non abbandonassero le isole, ed  stato giustamente detto che la messe pi importante seminata dai missionari non fu rappresentata dalla canna da zucchero, bens dai loro figli. Ora, professore, lei  padronissimo di obiettare che i figli dei missionari i quali hanno lasciato le Hawai per studiare qui a Yale e tornarsene poi sulle isole hanno usurpato un numero eccessivo di impieghi importanti nel campo della medicina, dell'avvocatura, del governo, dell'industria, ma non dia la colpa di ci ai missionari perch la colpa  di Yale. Desidero concludere affermando che non  n giusto n esatto accusare queste famiglie d'aver rubato terre di cui non sono mai venute in possesso. Non i missionari se ne sono impadroniti, bens i filibustieri venuti dalla Nuova Inghilterra.  vero che le terre giunte in possesso di costoro sono poi state amministrate dietro compenso da figli di missionari, ma le sembra logico che tali terre dovessero restare incolte? I fatti da lei citati sono veri per Tahiti, ma non per le Hawai.
Sedette in preda a una profonda commozione, convinto di essere applaudito dai compagni per aver osato sfidare cos apertamente l'arrogante professore; ma ci che Hoxworth aveva detto non era popolare; faceva il contropelo ai gusti del secolo, perci non fu creduto. Le barzellette sui missionari seguitarono a circolare, e Hale si avvide che oltre a non aver guadagnato nulla agli occhi dei condiscepoli, s'era inimicato la facolt al completo. Lo addolorava maggiormente il costatare che i suoi compagni di Punahu, Hewlett, Janders e gli altri, si lamentavano del fatto che un argomento, il quale sarebbe sicuramente caduto dopo un attimo di momentaneo imbarazzo, fosse stato invece sbandierato con tanta foga, costringendo tutti gli studenti del corso a schierarsi pro o contro i missionari. Poich la maggioranza era contro gli ex allievi di Punahu, questi erano seccatissimi che a smuovere le acque fosse stato proprio uno di loro.
Il primo pubblico discorso di Hoxworth Hale si risolse dunque in un fiasco colossale. Quelle ricerche per avevano avuto se non altro il merito di rivelargli la propria ascendenza. Incurante dei lazzi dei compagni, era felice di avere scoperto la verit, scoperta che sotto ogni cielo e sotto ogni clima infonde forza e sicurezza nell'uomo.
Questo suo interesse per la storia hawaiana lo port accidentalmente a rispolverare un vecchio episodio dimenticato, il che gli frutt la sospensione temporanea dalle lezioni. Si trovava un giorno in biblioteca a compulsare la raccolta di un vecchio giornale di Honolulu, il Polynesian, desiderando rinfrescarsi la memoria su quel che aveva effettivamente detto dei missionari l'irascibile redattore di quel giornale, James Jackson Jarves. Per un po' il suo interesse fu intieramente attratto dal resoconto di come Jarves avesse protestato allorch era entrata nel porto di Honolulu una nave da guerra francese pretendendo che l'arcipelago importasse vini francesi in quantitativi illimitati: in quell'occasione le autorit francesi avevano minacciato il giornalista di fustigarlo pubblicamente per
le strade con un gatto a nove code. Poi, nello sfogliare le pagine ingiallite, gli capit sotto gli occhi un articolo che riferiva come il console inglese avesse veramente fatto frustare il povero Jarves per aver difeso le Hawai contro l'intromissione britannica nelle questioni locali. Soffocando una risatina pens: "Quel Jarves doveva essere un tipo un po' matto... come me. La riflessione gli piacque; si sentiva stranamente attirato verso quell'individuo estroso che aveva tanto amato le Hawai e i missionari. A un tratto fu colpito da una idea improvvisa: James Jackson Jarves! Ma dove aveva gi letto quel nome?
Usc di corsa dalla biblioteca per entrare nella pinacoteca, dove era esposta una delle glorie dell'universit di Yale: la collezione di primitivi italiani messa insieme da un curioso individuo di nome James Jackson Jarves, vissuto a Firenze negli anni intorno al 1850. Hoxworth percorse lentamente la galleria, soffermandosi ad ogni passo a osservare stupito quel misterioso mondo pittorico di una et che non era in grado di comprendere neppure lontanamente. Non capiva quell'arte, n tent di penetrarla, perch era troppo lontana dalle opere di Raffaello e di Rembrandt le quali (cos gli avevano insegnato) rappresentavano la sola arte vera; ma nel contemplare quelle piccole tavole (ve n'erano oltre un centinaio) intu ch'erano state raccolte da una persona che le aveva amate e comprese. Chiese perci a un inserviente chi fosse Jarves. L'uomo non glielo seppe dire; Hale si rivolse allora a un altro, e infine direttamente al sovrintendente.
Questi, dopo aver consultato un breve promemoria sul donatore dimenticato, gli rispose: Si tratta d'un critico d'arte americano vissuto a Firenze verso la met del secolo scorso, amico intimo di Elizabeth e Robert Browning e di John Ruskin.
Visse mai alle Hawai?.
No. Per negli ultimi anni di vita scrisse il primo libro di lingua inglese sull'arte giapponese. Fu lui a riconoscere le stampe come una forma d'arte; perci dev'essere vissuto in Oriente, per quanto questo particolare non mi risulti.
Ma le Hawai non sono in Oriente, spieg Hale.
Come? Non sono considerate una parte dell'Asia?.
No, replic secco Hale e usc, sentendosi sempre meno incline a stimare i membri della facolt.
Era anche pi che mai perplesso. Gli pareva molto improbabile che due uomini tanto diversi quali il turbolento giornalista hawaiano e il raffinato intenditore di pittura primitiva italiana potessero essere la stessa persona, eppure quel nome James Jackson Jarves... Era un nome cos curioso, cos caratteristico... Prosegu perci nelle indagini, scoprendo finalmente che il "suo Jarves hawaiano, dopo
il fallimento del Polynesian, era riparato a Firenze, dov'era divenuto il primo grande collezionista americano di quadri, il primo esteta americano, nonch il primo critico d'arte che si fosse occupato di pittura giapponese.
Ma quand'ebbe approfondito le ricerche sulle insolite circostanze che avevano condotto a Yale i dipinti della raccolta Jarves, rimase allibito di fronte al raggiro mediante il quale l'universit ne era venuta in possesso. Senza pi occuparsi dei missionari, dedic tutte le proprie energie a rispolverare gli avvenimenti del 1871, anno in cui l'ex redattore del Polynesian, che aveva ormai superato la cinquantina, navigava in pessime acque. Avendogli Yale prestato ventimila dollari contro garanzia dei dipinti, poich Jarves non era stato in grado di saldare il debito, l'universit aveva messo all'asta l'intiera collezione: centodiciannove capolavori di un valore complessivo aggirantesi allora tra i settanta e gli ottantamila dollari... divenuti oltre un milione nel 1917! Per il collegio universitario aveva fatto discretamente sapere agli eventuali offerenti che se intendevano acquistare dovevano acquistare in blocco l'intiera raccolta; come se questo non bastasse, aveva sparso la voce che in ogni caso l'universit non avrebbe ceduto all'acquirente il diritto assoluto sui quadri e che pertanto costui avrebbe dovuto guardarsi da possibili azioni giudiziarie. A farla breve, il giorno fissato per la vendita nessuno si era presentato, e Yale aveva acquistato la raccolta al prezzo corrispondente al debito di Jarves.
Hoxworth pubblic una lunga lettera sul giornale studentesco chiedendo come mai una universit dell'importanza di Yale si fosse sporcata le mani in un affare tanto losco. Naturalmente ne nacque un putiferio, e il giovane fu allontanato da Yale sotto l'accusa di avere infamato la propria universit.
Un critico d'arte di Boston scrisse:
I fatti appurati con tanta pazienza dal giovane Hoxworth Hale erano noti da tempo nei circoli artistici, ma sino a questo momento non erano stati rivelati al grosso pubblico per rispetto a un venerando istituto la cui attivit sotto ogni altro punto di vista  sempre stata irreprensibile.
Cos, ancora una volta, il pi conservatore in potenza, forse, dei giovani hawaiani mandati a Yale si trov al centro di una controversia, questa volta per molto pi grave della prima riguardante i missionari, perch scalzava la fama e l'onore dell'universit stessa.
A un certo punto il giornale studentesco escogit un mezzo per permettere a Hoxworth di scusarsi senza perdere la faccia, ma questi, come gi prima si era rifiutato di ritrattare le critiche mosse ad Albers, cos si rifiut ora di rimangiarsi quanto aveva detto sul conto di Yale e sul danno morale e materiale che l'universit aveva recato a James Jackson Jarves; anzi reiter le accuse, finch un pomeriggio sul tardi, mentre si aggirava sconsolato per la pinacoteca, gli venne fatto di pensare: In fondo, per Jarves, non ha nessuna importanza ormai che Yale gli abbia rubato questi quadri
o no, cos come non conta pi che i missionari abbiano rubato o no le terre degli hawaiani. Importa invece chiedersi: da tutto ci  nato un bene o un male? Se Yale non si fosse appropriata di questi quadri, sia pure con la frode, dove sarebbero oggi? Servirebbero allo scopo mirabile cui servono attualmente qui a New Haven? E se i missionari si fossero ritirati lasciando che le Hawai cadessero sempre pi nella degenerazione e nell'ignoranza, che ne sarebbe oggi delle isole? Yale ha tratto un immenso beneficio culturale dal possesso di questa splendida collezione che  stata il primo nocciolo della sua attuale inestimabile scuola d'arte, cos come le Hawai hanno tratto un immenso beneficio sociale dalla presenza dei missionari. I mezzi non contano; contano i fini. Non si deve dare importanza a ci che possono dire i presuntuosi ignoranti come Albers. Janders e gli altri hanno avuto ragione d'ignorarlo. Ci che conta  che oggi alle Hawai ci sono sterminate piantagioni di canna da zucchero e di ananassi, ampi bacini idrici e tanti popoli diversi che convivono in rapporti di discreta armonia. In quel malinconico pomeriggio, mentre tutti lo evitavano come un cane rognoso, si accorse per la prima volta che vi sono molti modi per giudicare le azioni umane e che quello che si ispira a criteri di praticit non  sempre il peggiore.
Quella riflessione segn una tappa importante nella sua formazione, in quel processo mirabile, lento, talvolta doloroso, mediante
il quale una mente si tramuta in uno strumento prezioso di suprema utilit e di suprema gioia per chi lo possiede. Si accorse a un tratto di essere stufo di Yale, dei compagni di Punahu, dei professori educati a Lipsia, dei problemi connessi con la personalit strampalata di uomini come James Jackson Jarves. Usc con passo indolente dalla pinacoteca, salut con un solenne cenno del capo i quadri che non si sarebbe pi preoccupato di rivedere, e and a presentarsi all'ufficio leva di New Haven per farsi arruolare nell'esercito, salpando alla volta della Francia il 28 aprile 1917.

Note.
(1) L'espressione  intraducibile: "calabasc letteralmente significa un particolare tipo di melone tropicale; la sola traduzione pi vicina potrebbe essere quella francese: tre cousins  la mode de Bretagne (N.d.T.).


Capitolo 7.

Il 19 agosto 1916 accadde sulle isole un avvenimento destinato a mutare il corso della loro storia, ma come spesso cpita per siffatti avvenimenti la portata di questo non fu allora valutata in tutta la sua importanza. Accadde perch un luna tedesco soffriva di mal di denti ed era ubriaco, condizione questa direttamente derivante dalla prima.
Di solito i luna delle piantagioni erano duri, cinici, ma sapevano comportarsi con sufficiente correttezza. Provenienti quasi tutti dalla Germania e dalla Norvegia (un fratello chiamava l'altro, poi entrambi facevano venire un cugino, e cos di seguito), erano impiegati da imprese come la Janders & Whipple per sorvegliare i lavoratori dei campi. Le imprese assumevano costoro giacch era impensabile che un orientale potesse assurgere a posti di responsabilit, in parte perch pochi riuscivano a imparar a parlare correntemente l'inglese, in parte perch nessuno di essi aveva l'intenzione di stabilirsi definitivamente alle Hawai, ma soprattutto perch gli haole non sapevano immaginare cinesi e giapponesi in posizioni di autorit, e i grossi piantatori avevano sperimentato che come luna gli americani erano decisamente negativi. Gli americani capaci pretendevano impieghi sedentari, e gli incapaci non sapevano farsi minimamente rispettare dai lavoratori orientali.
Pertanto le Hawai erano costrette a importare europei, e se lo strato superiore della societ hawaiana era formato di famiglie della Nuova Inghilterra come gli Hale e i Whipple, il secondo, il pi operante, era costituito di europei ex luna che avevano lasciato le piantagioni per dedicarsi ad attivit indipendenti. Tra gli europei i tedeschi erano i migliori, sia come luna sia come cittadini, sebbene
il fatto che sto per narrare si debba attribuire proprio a un tedesco; probabilmente bisogna darne la colpa al suo mal di denti.
Il personaggio in questione era diretto una mattina, alle sei in punto, a campo Iscii, gli stivali lustri, la giacca candida stirata di fresco. Da diverso tempo era seccato e preoccupato perch i lavoratori giapponesi avevano preso la pessima abitudine d'ingurgitare enormi quantit di salsa di soia per procurarsi una febbre temporanea che offriva loro il pretesto di assentarsi dal lavoro. Ora, il nostro luna era fermamente deciso a mettere la parola fine a una simile commedia. Se un lavoratore si dava ammalato doveva alitargli in faccia, e guai a lui se il suo fiato puzzava di salsa di soia.
Nel secolo diciannovesimo i luna avevano avuto la possibilit di fare il bello e il brutto tempo nei riguardi della manodopera orientale, usando e abusando della frusta e del bastone. Con tali metodi gli europei erano riusciti a mantenere nelle piantagioni di canna da zucchero una supremazia spietata, ma con l'avvento dell'ananasso, a un lavoratore offeso che avesse voluto vendicarsi sarebbe bastato passare lungo un filare di piante in fiore e spezzare qualche fiorellino di ciascun grappolo per rovinare tutto il raccolto, dato che le piante avrebbero cos prodotto frutti incompleti. Perci quasi tutti i luna avevano abbandonato le antiche prerogative dello scudiscio e del pugno, e la vita nelle piantagioni era molto migliorata.
Quel 19 agosto del 1916 il nostro luna, avendo scoperto due giapponesi affetti da "febbre di salsa di soia, li tir per la collottola fuor del letto e li scaravent nei campi. Lasci quindi le lunghe baracche dove abitavano gli scapoli per entrare nella minuscola casa di legno dove vivevano Kamejiro Sakagawa e sua moglie Yoriko, e con suo sommo sdegno trov il primo a letto. Non si sofferm a riflettere che in quattordici anni Kamejiro non era mai stato assente un giorno dal lavoro e che pertanto era poco probabile che fingesse. Il tedesco vide una cosa sola: un altro giapponese a letto che sosteneva di avere la febbre.
Tu alitare mia faccia, gli ringhi in pidgin.
Kamejiro, il quale era completamente all'oscuro del trucco cui ricorrevano i suoi connazionali per darsi ammalati, non comprese, e il suo atteggiamento perplesso non fece che convincere il luna della sua perfidia. Questi, scotendolo rozzamente, torn a gridare: Tu alitare mia faccia!. Si chin quindi sul letto, e poich la premurosa Yoriko, per coccolare un po' il marito ammalato, dopo averlo aiutato a lavarsi gli aveva dato da mangiare un pugno di riso condito con salsa di soia, l'inconfondibile odore di quest'ultima colp le nari del luna. Costui, interpretando come una beffa l'espressione attonita del giapponese e avendo la mente ottenebrata dall'alcool e dal dolore fisico, tir su di peso dal letto l'infermo e incominci a colpirlo con la frusta di cui tutti i luna erano costantemente armati.
Gli aveva gi menato una dozzina di frustate, sebbene nessuna molto efficace data la piccolezza della capanna e il ciarpame di cui questa era ingombra, quando si rese conto dal volto spaventato di Yoriko e dal rossore di Kamejiro che forse questi era veramente ammalato; ma ormai era andato troppo oltre per fare marcia indietro. Vstiti, bofonchi, e mentre il povero Kamejiro, ammalato per la prima volta in vita sua, s'infilava i vestiti tremando di febbre, seguit a minacciarlo con la frusta; quindi lo spinse verso i campi di ananasso annunciando agli altri: Salsa soia pilikia pau! Pau pau!.
Kamejiro, nonostante la febbre altissima, lavor sino a mezzogiorno, finch le forze non ressero pi e fu costretto a piegarsi sulle ginocchia.  svenuto!, gridarono gli altri giapponesi interrompendo il lavoro per trasportare a casa il compagno infermo. Il luna, atterrito dalla piega che avevano preso gli avvenimenti, si precipit dal medico della piantagione supplicandolo:
Devi dire assolutamente che  febbre provocata da salsa di soia. Se non ci aiutiamo tra noi....
Il medico, un vecchio ciarlatano ch'era stato pi volte radiato dall'albo professionale, comprese; ci non gli imped di spaventarsi della tremenda febbre che devastava Kamejiro, e prima di annunciare pubblicamente che si trattava di una malattia provocata dalla salsa, gli diede una doppia dose di sedativo. Quindi conferm la tesi del luna tenendo un concitato sermone in pidgin contro i pericoli derivanti dall'ingerire troppa salsa di soia. Rimasto per solo col luna, lo avvert: Badi che per stavolta quel poveraccio se la caver, ma ricordi che non sempre fingono.
Come si fa a capirlo?, ribatt il tedesco e per quel che lo riguardava l'incidente fu chiuso.
Non per per Kamejiro Sakagawa. Per quattordici anni aveva dato senza riserve al padrone la fedelt e il rispetto che tutti i giapponesi sanno di dovere ai superiori. Tutti i monologhi recitati dai cantastorie avevano per tema dominante la lealt che un inferiore  tenuto a dimostrare al proprio signore. I suicidi, le immolazioni, l'impresa leggendaria del colonnello Ito a Port Arthur derivavano tutti da questo senso di obbedienza, e se i cantastorie si spingevano da Tokio sino ai pi sperduti angoli della terra come Kauai, era soltanto perch il governo imperiale voleva rammentare a tutti i suoi sudditi indistintamente l'indefettibile lealt degli inferiori ai superiori, e nel caso specifico all'imperatore al suo esercito. Ora, nessuno aveva imparato quella lezione meglio di Kamejiro; in lui lealt e rettitudine erano connaturate, e il momento pi importante della sua esistenza seguitava a essere quello in cui vestito da colonnello Ito poteva mettersi sull'attenti, mentre i cantambanchi recitavano la storia della battaglia di Port Arthur.
Ma che cosa gli era accaduto, adesso? Quando gli fu passata la febbre, non fece che mormorare ai suoi amici pi intimi: Il peggio non  stata la frusta, bench mi facesse male! Il peggio  stato
il fatto che quando sono caduto a terra mi ha preso a calci!.
Qualora un giudice avesse chiesto al luna se questo fosse effettivamente accaduto, il tedesco non avrebbe saputo rispondere, perch per lui un calcio di pi o di meno non aveva alcuna importanza; ma per un giapponese si trattava di un insulto intollerabile, n vi fu verso di far capire a Kamejiro che tra un calcio e una frustata, in fondo, non correva molta differenza. Sapeva che nelle recitazioni giapponesi la scena pi drammatica  quella in cui il fellone, dopo aver abbattuto l'eroe, si toglie lo zori e con gesto cerimoniale colpisce il guerriero caduto. In simili momenti gli uomini come Kamejiro trattenevano il fiato, sapendo che soltanto la morte poteva vendicare quell'onta.
Sul serio t'ha preso a calci?, sussurr con un filo di voce un anziano.
S.
Un tedesco presuntuoso e ignorante ha preso a calci un giapponese?.
S.
Tutto il Giappone si vergogner di questo giorno, mormor l'anziano accomiatandosi fosco in volto.
Rimasto solo, il pover'uomo volse la faccia al muro e scoppi in singhiozzi. Non riusciva a comprendere chiaramente che cosa fosse successo, ma intuiva che doveva vendicarsi a qualsiasi costo.
Yoriko condivideva la sua disperazione e tent in tutti i modi di calmarlo, senza peraltro riuscirvi, finch al tramonto Kamejiro le confid il piano che aveva concepito: Mi far prestare la spada da Iscii-san, e quando saranno calate le tenebre mi recher a casa del luna e mi far karakiri sui suoi gradini; cos dovr vergognarsi per forza, e l'onore del Giappone sar vendicato.
No!, lo supplic Yoriko; quello stupido tedesco non capirebbe.
Quando il mattino inciamper nel mio cadavere capir, rispose Kamejiro.
Oh, no!, proruppe Yoriko scoppiando in lacrime. Era sposata a Kamejiro da meno di un anno, ma si sentiva cos felice con lui! Non avrebbe potuto imbattersi in un uomo migliore. Affettuoso e gioviale, generoso con gli amici, talvolta si ubriacava, ma dato il suo carattere sempre allegro non era possibile rimproverarlo. Inoltre in tutte le riunioni pubbliche giapponesi rappresentava sempre lui l'onore della madrepatria. Vestito da colonnello Ito, era bellissimo, e adesso Yoriko non desiderava affatto, neppure per salvar l'onore del Giappone, che Kamejiro si facesse karakiri davanti alla casa di quel villanzone d'un luna tedesco!
Kamejiro, gli sussurr, lascia perdere la spada. C' un sistema migliore. Aspetta di essere pi in forze. Ti dar da mangiare riso e pesce sino a quando non sarai tornato come prima. Poi ti nasconderai sul sentiero, e quando passer il luna gli salterai addosso, e non appena sar a terra ti toglierai uno zori e lo colpirai con quello.
I tedeschi sono grandi e grossi, obiett Kamejiro.
Fatti dare una mano dagli altri.
Non voglio nascondermi. Questo offenderebbe l'onore del Giappone.
E va bene, vagli incontro apertamente, allora!.
Poich Kamejiro rammentava che il luna tedesco era parecchio pi grosso di quel che paresse a Yoriko, elabor febbrilmente un nuovo progetto che, oltre a umiliare l'avversario, avrebbe restituito a lui l'onore perduto. Attese dunque che gli tornassero le forze, quindi, dopo aver studiato le abitudini del luna, si appost un giorno su una strada che il tedesco doveva attraversare per portarsi agli alloggi dei sorveglianti. Quando il luna fu quasi alla sua altezza, gli grid con voce imperiosa: Signor von Schlemm!.
Stupefatto il luna si ferm, mettendosi immediatamente in posizione di difesa, ma vedendo avvicinarsi quel modello di lavoratore che era Kamejiro, e avendo completamente dimenticato di averlo poco tempo prima preso a frustate, abbass subito le braccia domandando: Che cosa vuoi?.
Sempre pi stupito, vide il piccolo giapponese chinarsi, sfilarsi lentamente uno zori, mettersi impettito come un maggiore in un dramma tedesco, e picchiarlo infine su una spalla con lo zoccolo polveroso. Kamejiro era convinto che il luna gli sarebbe saltato addosso, al che i suoi amici nascosti nei vicini cespugli dovevano balzar fuori e dargli una solenne lezione.
Viceversa, non accadde nulla di tutto questo. Il grosso tedesco fiss attonito lo strano assalitore, gli guard il piede nudo, e scotendo le spalle, incapace di comprendere che cosa l'altro volesse, lo esort: Parla, Kamejiro.
Sdegnato di vedere un uomo privo sino a quel punto del senso dell'onore, il giapponese si gir di scatto, avviandosi zoppicando verso casa con un piede calzato e l'altro scalzo. Il luna, sempre pi perplesso, lo segu con gli occhi, quindi torn a crollare le spalle e prosegu verso il proprio alloggio, ma camminando gli parve d'udire risa soffocate di derisione nel campo di canna da zucchero che costeggiava la strada. Si volt, ma non vide che un mare di canne ondeggianti al vento.
Quella sera a campo Iscii, Sakagawa Kamejiro fu festeggiato come un eroe. Raccontaci ancora come hai umiliato il luna!, lo pregavano i suoi ammiratori.
L'ho avvicinato come avevo detto a mia moglie e gli ho gridato: "Ehi, tu, signor von Schlemm!. Poi mi sono tolto uno zori e gli ho dato una tremenda botta in testa.
In testa?, domandarono i giapponesi che non avevano assistito alla scena. E lui non ha reagito?.
Un compagno che al momento dell'incidente si trovava nascosto nel campo di canna spieg: Era troppo spaventato! L'ho visto io tremare! Che aria meschina aveva!.
Penso che dovremmo solennizzare l'avvenimento con un po' di sak, propose un anziano, orgoglioso del modo in cui Kamejiro aveva vendicato l'onore di campo Iscii, ma prima che i brindisi potessero iniziarsi, entr affannato Iscii-san; veniva da Kapaa e recava una notizia sconvolgente. Sulle prime non fu neppure in grado di parlare, infine con le lacrime agli occhi proruppe: Mia moglie  fuggita!.
Chi? Sumiko-san?, esclamarono tutti.
 fuggita a Honolulu, gemette Iscii tra i singhiozzi. Mi diceva sempre che non se la sentiva pi di vivere a Kauai.
Come mai?, domand un anziano. Non andavate d'accordo?.
Purtroppo no... Del resto ci avrete pure uditi litigare pi di una volta....
Di fronte all'umiliazione e al dolore del loro capocampo i giapponesi provarono una profonda piet, perch quell'uomo aveva speso un sacco di soldi per una moglie che era forse la pi bella giapponese delle Hawai, e pur sapendo leggere e scrivere non era stato capace di conservarsela. Si fece un profondo silenzio, che Yoriko, la tozza contadina da lui respinta, ruppe finalmente avvicinandosi a Iscii e dicendogli: Dimentica quella donnaccia, Iscii- san. Durante la traversata avevamo capito tutte che razza di donna fosse e sapevamo che non sarebbe mai diventata una buona moglie. La colpa non  tua: lo dichiaro qui in presenza di tutti.
Il piccolo scriba guard fra le lacrime la donna che aveva ripudiata e mormor contrito: Dunque mi perdoni, Yoriko-san?.
Ti ho perdonato da un pezzo, rispose la robusta contadina, perch per merito tuo ho potuto trovare il mio vero marito. Us veramente l'espressione giapponese danna-san, signore e padrone, e bench non avesse mai permesso a Kamejiro di dominarla in alcun modo pronunci la parola con un'inflessione dolcissima, da vera sposa, abbassando pudicamente gli occhi. Tutti i presenti pensarono: "Com' stato fortunato Kamejiro a fare quel cambio!.
Quando furono soli nella loro casetta, Kamejiro le sussurr: Stasera ho rabbrividito al pensiero che Sumiko avrebbe potuto essere mia moglie.
Avrebbe sicuramente abbandonato anche te.
Sono stato fortunato! Sono stato fortunato!, cant Kamejiro. Quel giorno dovevo essere protetto da tutti i quattrocentomila di del Giappone!.
Yoriko guard con amore il suo uomo e domand: Sul serio hai picchiato von Schlemm-san sulla testa?.
Certamente.
Tutto il Giappone sar orgoglioso di te, danna-san.
Caddero insieme sul letto, e Kamejiro osserv: Sai che  strano? Io di donne m'intendevo poco; nondimeno credevo che quando un uomo e una donna si sposavano e dormivano insieme, i bambini sarebbero venuti subito.
Qualche volta cpita, lo rassicur Yoriko.
Non a noi per... a quanto pare.
Dobbiamo darci pi da fare, rispose Yoriko spegnendo la lampada.
Yoriko si dava da fare anche in tante altre cose. Quando gli ananassi giungevano a maturazione, aiutava a raccoglierli per un compenso di cinquantaquattro cents giornalieri; di tanto in tanto racimolava qualche soldo extra potando le corone in modo che quando fossero piantate potessero germogliare pi in fretta. Per questa incombenza difficile e tediosa riceveva settantacinque cents ogni mille corone, e grazie alla propria tenacia impar a potarne sino a quattromila il giorno, tanto da essere additata ad esempio a tutta la piantagione. I mariti domandavano alle proprie mogli: Perch non riesci a potare corone con la velocit della moglie di Kamejiro?. Al che le donne replicavano seccate: Perch noi siamo esseri umani, non macchine come quella: ecco il perch.
Yoriko si assunse anche l'incarico di cucinare i pasti per gli scapoli delle baracche. Si alzava tutti i giorni alle tre e mezzo del mattino, e mentre Kamejiro andava a raccoglier legna per il bagno e per la cucina, Yoriko preparava la colazione dei lavoratori. Fra tutti e due guadagnavano parecchio, ma l'agognata meta di quattrocento dollari in contanti era tuttora lontanissima. Gli avvenimenti militari in Giappone esigevano sempre nuove sottoscrizioni, senza contare che bisognava mantenere i bonzi, come pure gli insegnanti che istruivano i giovani, perch non sarebbe stato possibile riportare a Hiroscima i figliuoli se questi avessero ignorato la lingua giapponese. E pur non avendo figli propri i Sakagawa aiutavano quelli altrui.
Pi spesso per la fuga di dollari era provocata da questa o quella tragedia individuale che scoppiava in seno alla comunit, come la sera in cui Iscii-san entr di corsa in casa loro supplicandoli che gli prestassero trenta dollari.
Devo andare immediatamente a Honolulu, mormor sforzandosi di trattenere le lacrime.
Si tratta di Sumiko?, gli domand Yoriko.
S. Hascimoto-san, il fotografo di Kapaa,  andato a Honolulu per acquistare un nuovo apparecchio fotografico e ha saputo che l'uomo che si era portato via Sumiko l'ha abbandonata in citt e..., non os finire la frase.
E adesso lavora in un postribolo?, concluse freddamente per lui Yoriko.
Mmmmmm, fece Iscii-san nascondendosi la faccia tra le mani, rosso di vergogna.
Doveva finire cos, Iscii-san, esclam Yoriko. Lasciala dov'. Tu non ci puoi far nulla.
Ma  mia moglie!, protest Iscii-san.
Credimi, Iscii-san, insistette Yoriko, quella donna non sar mai una moglie, mai.
Sicch non mi volete prestare i trenta dollari che mi servono?, domand disperato il piccolo scriba.
Ma si capisce che te li prestiamo, interloqu Kamejiro, e nonostante le proteste di Yoriko, che sapeva come quel viaggio sarebbe stato inutile, il prestito fu concesso.
Cinque giorni dopo Iscii rientr a Kauai solo, senza osare di guardare in faccia gli amici. Per un pezzo nessuno gli chiese notizie di Sumiko, ed egli seguit ad andare e venire a testa bassa, finch un mattino a colazione Kamejiro, picchiando il pugno sul tavolo, domand a gran voce: Iscii-san, tua moglie  sempre al bordello?.
S, rispose Iscii-san, felice che qualcuno gli avesse finalmente rivolto la temuta domanda.
Sicch ti deciderai a divorziare da quella donnaccia, adesso?.
S.
Bene, comment Kamejiro, per ricordati che mi devi trenta dollari. Tutti risero, e da quel giorno a campo Iscii il nome della bella Sumiko non fu pi menzionato. Ogni tanto per Kamejiro, affascinato dal pericolo cui era cos miracolosamente sfuggito, allorch aveva occasione di recarsi al molo domandava notizie di Sumiko ai marinai provenienti da Honolulu, finch un giorno seppe ch'era tornata in Giappone.
Quella sera fece per parlarne con Yoriko, ma prima ch'egli
potesse aprir bocca, sua moglie gli confid una notizia ben pi emozionante: Sai, Kamejiro? Aspetto un bambino!.
Kamejiro dimentic Sumiko e si mise a gridare in preda a una gioia indescrivibile: Un bambino! Un bambino! Che bellezza! Lo chiameremo Goro.
Perch Goro?, domand Yoriko col suo buonsenso di contadina. Non  un nome adatto per un primogenito.
Lo so, ammise Kamejiro, ma da anni ho deciso che il mio primogenito si sarebbe chiamato Goro:  un nome che mi piace.


Capitolo 8.

Ho spiegato nelle pagine che precedono come l'eroico scontro
fra Kamejiro Sakagawa e il luna tedesco von Schlemm fosse
destinato ad avere conseguenze storiche: la cosa  verissima, per tali conseguenze si palesarono soltanto quarant'anni dopo. Il risultato immediato fu invece che non appena la notizia dell'incidente si sparse a Honolulu, la vendetta di Kamejiro venne gonfiata e trasformata in un principio di rivolta. Subito i piantatori incominciarono a mormorare con apprensione di "quel giapponese che ha picchiato a sangue un luna. Wild Whip si trovava in vacanza in Spagna, ma non appena fu di ritorno venne immediatamente informato della cosa.
Chi  questo giapponese?, domand mentre i muscoli del collo gli si tendevano e il sangue gli saliva alla faccia rendendo ancor pi visibili le cicatrici che gli deturpavano le guance.
Un certo Kamejiro Sakagawa, gli rispose un funzionario della H & H, e per vari minuti Wild Whip rimase immobile sul molo ripetendosi mentalmente quel nome, lo sguardo lontano, fisso sulla catena del Koolau, finch afferrando per il bavero il funzionario che gli aveva dato l'informazione ordin:
Procurami un battello per Kauai.
Mentre il vecchio traghetto asmatico che faceva il servizio tra le isole salpava in direzione dell'isola Giardino, il funzionario si disse: "Iddio aiuti quel povero diavolo quando Whip riuscir ad averlo sottomano....
Il traghetto non aveva ancora attraccato a Lihue che Wild Whip, in preda a una agitazione sempre crescente, salt sul molo e noleggiato un tass si fece portare di gran carriera ad Hanakai, dove appena giunto incominci a strepitare: Portatemi davanti quel Kamejiro che crede di poter prendere a calci i miei luna.
Quando Kamejiro gli si present tenendo rispettosamente il berretto in mano come faceva sempre davanti a un superiore, Whip gli si avvent contro urlando: Ho saputo che hai picchiato un mio luna!  vero?.
Kamejiro, che capiva poco di ci che gli diceva il padrone, ma si rendeva conto della sua ira, pens: "Adesso mi
licenzieranno, e con una bambina da nutrire come me la caver?.
Dunque?, bofonchi Whip. Sei stato o non sei stato tu?.
Sempre cincischiando il berretto il piccolo giapponese rispose umilmente: Io non picchiato luna come tu dire... hontoni... Hoxuwortu. Tu credere me. Io dire verit.
Fulmineamente Wild Whip lo afferr per le spalle e fattoglisi ancor pi sotto gli domand: Di' un po', ometto, sei veramente un picchiatore come dicono?.
Che cosa essere picchiatore?, domand a sua volta Kamejiro con aria diffidente.
Quel giorno che abbiamo litigato per via del tuo famoso bagno caldo, eri veramente pronto a far a pugni con me?.
Questa volta Kamejiro comprese, e poich ormai era sicuro di essere licenziato, abbandon ogni cautela e ribatt puntando un dito contro lo stomaco di Whip: S, io pronto sfasciare te qui... con mia testa.
Me lo ero immaginato, osserv Whip ridendo. E lo sai
qual'era il mio progetto? Non appena tu avessi abbassato la testa,
io ti avrei.... Con un brusco montante del pugno destro mir alla faccia di Kamejiro, fermandosi con le nocche a un centimetro dal naso. Ti avrei ammazzato!.
Per nulla intimorito, Kamejiro replic: Forse io troppo svelto per te. Forse tuo pugno non colpito mai. A sua volta sferr con forza spaventosa il proprio pugno chiuso, fermandolo a un soffio dal ventre di Whip.
Con suo stupore questi esplose in una risata nervosa, abbracciandolo come se avesse trovato chiss quale tesoro. Bene!, url. Kamejiro, tu sei proprio l'uomo che fa per me. Cacciando le robuste mani sotto le ascelle dell'omino lo fece ballare su e gi gridando: Fa' le valigie, amico, perch tu e io abbiamo appuntamento con una montagna.
Kamejiro si divincol e prese a studiare sospettosamente Whip. Aveva gi veduto altre volte il proprio padrone in simili momenti di umor fantastico, e ne dedusse che Whip dovesse essere o ubriaco
o morbosamente preoccupato da una nuova grana riguardante gli ananassi. Forse domani tu stare meglio, mormor come se parlasse con un pazzo o con un bambino.
Ma Whip rise e tornato ad afferrarlo per le ascelle lo trascin sul prato indicandogli le verdi montagne di Kauai; poi gli spieg con dolcezza: Tu e io dobbiamo andare lass, a Oahu, Kamejiro. Dobbiamo far saltare un puka proprio in mezzo alle montagne. Abbiamo bisogno di pi acqua....
Che cosa tu parlare, Hoxuwortu?, domand il piccolo giapponese.
Dobbiamo aprire con la dinamite una galleria attraverso le montagne; tu farai questo lavoro.
Kamejiro lo guard sempre pi diffidente. Infine domand:
Bum-bum?.
Takusan bum-bum!, rispose Whip.
Qualche volta bum-bum ammazzare, obiett Sakagawa.
Per questo mi serve un uomo con un fegato come il tuo, url Whip. Ti pagher bene: un dollaro il giorno.
Pi meglio un dollaro mezzo, propose Kamejiro.
Whip guard quell'ometto impassibile e rise. E va bene! Per te, Kamejiro, un dollaro e mezzo.
Gli tese la mano, ma Kamejiro si ritrasse domandando: E anche un pezzo di ferro per bagno caldo?.
Ma prenditi tutto il ferro che vuoi. Ho saputo che sei diventato padre.
Una wahine, confess Kamejiro arrossendo di vergogna.
Porta anche lei... e anche tua moglie, gli grid Whip, e in tal modo il contratto fu suggellato.
Il campo al quale Kamejiro si trasfer con la famiglia era situato a Oahu, sul lato piovoso della catena del Koolau, e per poter far funzionare il bagno caldo per gli operai giapponesi occorreva una tettoia impermeabile, che Kamejiro costru di notte, con l'aiuto di Yoriko. Questa si occupava pure dell'amministrazione dello spaccio, e a forza di sudori e di fatiche letteralmente diuturni i due laboriosi giapponesi riuscirono a mettere da parte un gruzzolo considerevole, le cui proporzioni tuttavia non dipendevano tanto dalla loro industriosit quanto dal fatto che tra quelle montagne inaccessibili i rappresentanti del consolato nipponico non avrebbero mai osato avventurarsi. In tal modo Kamejiro trascorse due anni intieri ignaro delle gravi difficolt finanziarie in cui si dibatteva la sua madrepatria.
Era occupatissimo a trascinare grossi carichi di dinamite nelle viscere della montagna, a trapanar fori da riempire di esplosivo e a far saltare le cariche con grandi effetti spettacolari. Tecnicamente si trattava di una impresa semplice e, purch si fossero osservate le necessarie precauzioni, scevra di pericoli; purtroppo per la catena
del Koolau presentava aspetti inquietanti, che rendevano tale lavoro non solo sgradevole ma decisamente pericoloso.
Milioni di anni addietro, le rocce di cui le montagne erano costituite si trovavano disseminate su una piatta linea costiera a strati alterni di roccia impermeabile e di conglomerato facilmente permeabile. In seguito si era prodotta una generale inclinazione verso l'alto che aveva sollevato verticalmente questi strati, esponendone le estremit alle piogge incessanti. Per milioni di anni cascate torrenziali erano filtrate attraverso gli strati permeabili, annidandosi nei recessi dell'isola e alimentando in tal modo i bacini sotterranei perforati circa trentacinque anni avanti da Wild Whip e dall'ingegnere Overpeck. Adesso, finch Kamejiro affondava il trapano nella roccia impermeabile, tutto filava liscio, ma non appena arrivava al conglomerato permeabile, era come se spingesse il trapano in un muro di acqua, e spesso l'attrezzo gli veniva strappato dalle mani dai torrenti che sgorgavano dalle aperture. La galleria era inondata quotidianamente da otto milioni di galloni d'acqua, e Kmejiro, costretto a lavorarvi in mezzo, si trovava costantemente bagnato come un pulcino. Se si pensi poi che quell'acqua aveva una temperatura costante di 19 gradi centigradi,  comprensibile come sul pover uomo pendesse continuamente la minaccia di una polmonite.
Wild Whip nel vederlo lavorare rifletteva sovente: Un uomo come quello si vorrebbe che fosse americano.
Naturalmente sapeva benissimo che nessun giapponese avrebbe mai ottenuto la cittadinanza americana. La legge lo vietava, e tra i motivi che spingevano il consolato giapponese a tenere costantemente d'occhio i propri connazionali v'era il fatto che l'America aveva detto chiaro e tondo: Costoro sono vostri cittadini, non nostri. Se per esempio i giapponesi che lavoravano alla costruzione della galleria trovavano il vitto immangiabile e si recavano a protestare, com'era giusto, presso il proprio consolato, non ottenevano nulla, perch i funzionari consolari nipponici provenivano da una casta che in Giappone sfruttava i lavoratori molto peggio di quanto nessuno avrebbe mai osato fare alle Hawai; pertanto le autorit giapponesi si guardavano bene dall'inoltrare le proteste dei loro sudditi a uomini come Wild Whip Hoxworth, il quale anzi, secondo loro, trattava i propri dipendenti persino con eccessiva umanit. Dopo aver ascoltato le lamentele dei lavoratori, i funzionari del consolato ordinavano ogni volta seccamente:
Tornate al vostro lavoro e non fate storie.
Ma il vitto....
Via! Al lavoro!, tuonavano i funzionari giapponesi, e gli uomini erano costretti ad andarsene con la coda tra le gambe.
Un giorno, per, disperati, si rivolsero a Wild Whip in persona; bast che questi assaggiasse una boccata di cibo per mettersi a sbraitare: Ma come si pu chiamare cibo questa brodaglia schifosa?. Naturalmente il vitto miglior subito... quel tanto che bastava per evitare una rivolta.
V'era soprattutto un aspetto dei brillamenti del Koolau che comportava un vero pericolo, e questo accadeva allorch una carica non scoppiava. In alcuni casi i motivi del mancato scoppio erano facilmente accertabili: poteva trattarsi di una miccia difettosa, di un guasto nell'apparecchiatura per la carica delle batterie o ancora di un raccordo allentato. Tuttavia v'era sempre la possibilit di uno scoppio ritardato, poich la miccia, se era stata accesa a dovere e aveva incominciato a bruciare, ma per ragioni misteriose si era fermata per strada, poteva riprendere da un momento all'altro il proprio viaggio verso la massiccia carica di esplosivo; in tal caso chi si fosse avventurato a ricercare il motivo di quel momentaneo arresto sarebbe sicuramente perito.
Ogniqualvolta non accadeva l'esplosione prevista gli uomini si mettevano a gridare: Ehi, Kamejiro! Va' un po' a vedere!, ed era sempre lui a correre.
Possedeva un vero sesto senso in fatto di dinamite: sapeva sempre con la massima certezza quando bisognasse aspettare e quando proseguire. Sino a quel momento quattro uomini erano morti per non avergli dato retta, e adesso, dopo una simile tragica esperienza, la sua parola era legge. Se diceva: Vado a dare un'occhiata al raccordo, i compagni lo guardavano ammirati. Se per diceva: Troppa pilikia, tutti aspettavano. Una volta aveva fatto fermare i lavori per due ore finch, per effetto di uno scoppio ritardato di cui non si riusc mai a scoprire la causa, erano crollate improvvisamente mille tonnellate di basalto. Grazie a Kamejiro tutti si erano salvati, e quella sera un operaio ancora sotto il contraccolpo dell'emozione, grid dal bagno a Yoriko: Signora Sakagawa, oggi tutto il Giappone  stato orgoglioso di tuo marito!.
Quando gli ultimi metri di basalto furono fatti saltare da una carica di dinamite messa in sito da Kamejiro, le Hawai incominciarono ad apprezzare l'opera portata a termine da Wild Whip. Ventisette milioni di galloni d'acqua si riversavano adesso giornalmente dalla galleria, andando a raggiungere i primitivi bacini artesiani e rendendo cos possibile la coltivazione di migliaia di acri rimasti sino a quel momento aridi e incolti. Com'era nella tradizione delle Hawai, l'intelligenza e la costanza di un uomo solo avevano trasformato un deserto in un paradiso terrestre.
Per la solenne cerimonia dell'inaugurazione della prima grande galleria fu eretta una tribuna, sulla quale presero posto il governatore, tre giudici, tutti i capi militari, nonch Wild Whip Hoxworth. Si tennero fioriti discorsi in cui le congratulazioni agli abili ingegneri che avevano elaborato il grandioso progetto si sprecarono; n mancarono le lodi per gli audaci banchieri che lo avevano finanziato, e per i luna che con mano ferrea avevano diretto le squadre: ma non si vide un solo giapponese. Per quello stesso pomeriggio, sul tardi, Wild Whip, che per queste cose possedeva una particolare sensibilit, and in cerca di Kamejiro il quale stava lavorando come al solito intorno al suo bagno caldo e gli domand: Kamejiro, che cosa farai adesso?.
Forse trovare altro lavoro con dinamite.
Non ti sar tanto facile. Grattando col piede la terra umida Whip riprese: Ti piacerebbe tornare con me ad Hanakai?.
Forse io fermare Honolulu, forse pi meglio.
Non so darti torto, convenne Whip. Stammi a sentire, Kamejiro. Senza di te non avrei mai potuto costruire quella galleria. Se ci avessi pensato prima oggi avrei fatto salire anche te sulla tribuna, ma purtroppo non ci ho pensato, e ormai la festa  finita. Vorrei farti una proposta: ho a Honolulu abbastanza terra da ricavarne un orto. Vorrei regalartela.
Non voglio terra, rispose Kamejiro. Molto presto io tornare Giappone.
Come vuoi. E allora facciamo una cosa: al posto del terreno ti dar duecento dollari, e nel caso tu volessi un giorno tornare ad Hanakai, fammelo sapere.
Cos Kamejiro rifiut un pezzo di terra che un giorno sarebbe valso duecentomila dollari e ne accett in cambio duecento: non fece per un cattivo affare, come potrebbe sembrare a tutta prima, perch quei dollari, aggiunti al gruzzolo che lui e Yoriko erano riusciti a mettere da parte, consentivano loro finalmente di tornare in Giappone.
Lasciando le piovose montagne dove avevano sgobbato per tanto tempo, si diressero giubilanti a Honolulu per recarsi difilato agli uffici del Kyoto-maru, ma non appena furono in citt si videro immediatamente circondati da uno stuolo di funzionari consolari, i quali stavano organizzando una colletta per la valorosa marina imperiale che con tanto coraggio aveva combattuto contro le forze germaniche, nonch una seconda colletta per gli audaci pionieri che si recavano nelle nuove colonie di Saipan e di Yap. A costoro si aggiunsero alcuni preti buddisti che avevano l'intenzione di costruire un tempio grandioso a Nuuanu. Inoltre era venuto da Kauai a tentare la propria fortuna a Honolulu Iscii-san, il quale aveva un
urgentissimo bisogno della somma di centocinquanta dollari.
Kamejiro, implor Yoriko, non dare pi soldi a quell'uomo! Lo sai che non te li restituisce mai!.
Tutte le volte che vedo quel povero Iscii-san mi viene in mente che, dopo tutto, gli ho rubato la sua legittima sposa, e che la mia felicit nasce dalla sua sfortuna, le rispose con tenerezza Kamejiro. Perci non posso negargli un prestito quando me lo chiede.
In tal modo il ritorno in Giappone fu momentaneamente ritardato. Poco tempo dopo Yoriko annunciava al marito di aspettare un altro bambino. Questa volta fu un maschio, che si chiam Goro come aveva desiderato Kamejiro. A Goro tennero rapidamente dietro altri tre maschi: Tadao nel 1921, Minoru nel 1922, Scigeo nel 1923, e gli invisibili legami che univano i Sakagawa alle Hawai si rinsaldarono sempre pi perch i bambini, nati e cresciuti nelle isole, parlavano inglese, ridevano come americani, non volevano saperne di mangiar riso e preferivano il cibo in scatola.


Capitolo 9.

Rimasto disoccupato e senza soldi, Kamejiro sper di trovare
un impiego analogo a quello che lo aveva tenuto occupato
per due anni sulle montagne del Koolau; ma invano. Si trasfer dunque con la moglie e con i figliuoli nella piantagione irrigata artesianamente che si stendeva a ovest di Honolulu, l'antica Malama Sugar, dove lo assunsero a settantacinque cents giornalieri per una giornata lavorativa di dodici ore.
Gli diedero anche una vecchia baracca di legno che disponeva di un minuscolo porticato, nonch una sconquassata tettoia sotto la quale Yoriko cucinava aiutandosi con una stufetta di ferro. La casa poggiava su brevi palafitte, concedendo in tal modo ai bambini un luogo fresco dove rifugiarsi nelle giornate di calura. Il quartiere era sudicio, superaffollato, squallido, ma dietro la casa v'era per fortuna spazio bastante per costruirvi un bagno caldo; cos, nonostante le magre rendite, la famiglia stava un po' meglio dei vicini i quali per usare il bagno Sakagawa dovevano pagare.
Del resto contribuiva a portar soldi in casa anche Yoriko, che lavorava nelle piantagioni per sessantun cents il giorno, lasciando i figliuoli affidati ad alcuni vicini. Ogni sera all'imbrunire la famiglia sperimentava un momento di gioia purissima, quando poteva finalmente riunirsi, e i piccoli dalla zazzeretta nera scompigliata correvano incontro ai loro genitori. Sovente, per, queste riunioni
quotidiane erano offuscate da attimi di grande confusione perch, sia pur a malincuore, i Sakagawa dovevano ammettere di non riuscir sempre a capire quel che dicevano i loro ragazzi. Per esempio, una sera in cui le fu chiesto in giapponese dove fosse un vicino, la piccola Reiko-san, una splendida bambina dagli occhi straordinariamente luminosi, rispose: Lui pappa pauhana konai. I poveri genitori dovettero sudare sette camicie prima di riuscir a cogliere il significato di quella frase, perch "lui pappa era inglese corrotto, "pauhana era l'espressione hawaiana per indicare la fine della giornata di lavoro, e soltanto "konai era buon giapponese e significava: "non  tornato.
Ben presto Kamejiro comprese che se, com'era sua intenzione, voleva rimandare la figlia in Giappone, mai e poi mai questa avrebbe potuto sperar di trovare un onesto marito giapponese qualora non avesse imparato a esprimersi un po' meglio nella lingua natia. La iscrisse dunque alla scuola giapponese, dove un insegnante di Tokio manteneva una disciplina rigidissima. Sopra la cattedra spiccava una grande scritta, in caratteri che per Kamejiro erano incomprensibili; ma il maestro, un giovane dall'aspetto emaciato, gli spieg che significavano: Fedelt all'imperatore, soggiungendo quindi: Qui insegniamo come usa in Giappone. Perci se tua figlia non imparer dovr patirne le conseguenze.
Le parlerai dell'imperatore e della grandezza del Giappone?, domand Kamejiro.
Come se fosse a Hiroscima-ken, gli garant il maestro, e dal modo in cui picchiava sulla testa con le nocche delle dita i ragazzi indisciplinati, Kamejiro ebbe la certezza di aver messo la sua bambina in buone mani.
In realt Reiko-san non aveva bisogno di essere rimproverata perch non solo imparava in fretta ma con vera gioia. Pur essendo la pi giovane del corso era nondimeno la migliore, e quando la sera correva a casa scalza e si metteva a chiacchierare in giapponese colto, Kamejiro si gonfiava d'orgoglio.
Tuttavia altri aspetti della vita a Malama Sugar erano meno lieti e tutti riguardavano questioni finanziarie. La vita a Oahu costava di pi che non a Kauai, e nondimeno gli stipendi erano pi bassi. Il riso, il pesce, le alghe marine, i sottaceti erano saliti di prezzo, mentre ora v'erano cinque bocche in pi da sfamare, e i ragazzi mangiavano per quattro. Anche i capi di vestiario erano pi costosi, e bench Yoriko non avesse alcuna pretesa doveva pur acquistare un abito nuovo di tanto in tanto. Un mattino, vedendo sua moglie avviarsi al lavoro, Kamejiro non seppe far a meno di pensare: "Sono cinque anni che porta la stessa gonna, la stessa camicetta, lo stesso fazzoletto, e sono tutti a brandelli.
Purtroppo era senza soldi e comprese che bench lavorassero entrambi, vivacchiavano tutti e sette pericolosamente sull'orlo della fame. Dato questo suo stato d'animo, accolse con particolare entusiasmo un ospite insolito venuto apposta a Malama Sugar per parlargli. Era il signor Iscii, divenuto ora un attivo rappresentante della Confederazione giapponese del lavoro, il quale comunic a Kamejiro che in seguito a numerose conversazioni coi grossi piantatori come Whipple Hoxworth, la sua organizzazione stava per ottenere stipendi pi decorosi per i giapponesi.
Statemi a sentire!, sussurr a un gruppo di lavoratori che gli si erano affollati intorno. Abbiamo chiesto un dollaro e venticinque cents il giorno per gli uomini e novantacinque cents per le donne. Pensate come il vostro tenore di vita ne sar migliorato! La giornata lavorativa sar ridotta a otto ore, e a dicembre, se l'annata sar stata buona, riceverete una gratificazione. Se poi vi faranno lavorare anche la domenica vi dovranno pagare lo straordinario, e in quanto alle donne incinte, avranno il permesso di abbandonare il lavoro due settimane prima del parto.
I giapponesi ascoltavano rapiti quelle parole che facevano balenare ai loro occhi la visione di una vita nuova, ma prima che potessero domandare quando questo miracolo sarebbe avvenuto, un compagno che faceva da palo fuori diede un fischio, accorrendo subito dopo con l'annuncio che stavano arrivando i luna.
Quattro marcantoni, tutti tedeschi, fecero irruzione nella capanna e afferrato Iscii prima che potesse sfuggire lo trascinarono nel cortile, dove gli diedero un'energica bastonatura, scaraventandolo quindi a calci sulla strada che conduceva a Honolulu con l'avvertimento: Non farti pi vedere da queste parti con le tue idee radicali perch la prossima volta tanta pilikia!.
Mentre due di loro si assicuravano che il piccolo agitatore se ne fosse andato, gli altri rientrarono nella stanza dov'era avvenuto l'incontro clandestino. Niscimura, Sakagawa, Ito, Sakai, Suzuki, attacc il primo mentre l'altro scriveva, bel modo di trattare il signor Janders e il signor Whipple! Di chi  questa casa?  tua, Inoguci?. Il pi grosso dei due luna afferr Inoguci per la camicia, e tenendolo sospeso come se fosse un coniglio dichiar fissando a uno a uno i lavoratori: Non dimenticher chi  stato il traditore!. Poi, con un grugnito di sprezzo, lasci ricadere Inoguci, che si afflosci a terra, e usc assieme al collega. Dalla soglia per avvertirono ancora una volta in tono minaccioso gli uomini spaventatissimi: Voialtri tornate subito a casa e niente pi riunioni, intesi?.
Prima di uscire, Kamejiro sussurr a Inoguci: Probabilmente passer molto tempo prima che possiamo ottenere quel che ci ha promesso Iscii-san, eh?.
Temo di s, convenne Inoguci.
Da quella sera la situazione a Malama Sugar si fece sempre pi tesa. Con grande stupore di tutti il piccolo Iscii rivel inattese riserve di eroismo, perch nonostante un reale pericolo per la propria incolumit fsica e sfidando le ire di ben sette luna, riusc ripetutamente a infilarsi di soppiatto nella piantagione per informare i compagni dell'andamento dei negoziati. Se veniva sorpreso si buscava rassegnatamente le bastonate dei luna, e una volta ci rimise addirittura un incisivo, ma non gliene importava, perch dopo ventidue anni di continui fallimenti era riuscito finalmente a trovare un genere di attivit per il quale sembrava tagliato su misura. Gli piaceva complottare; andava in brodo di giuggiole nell'immaginare se stesso come una specie di martire che si sacrificava per il bene comune; cos seguit a tornare finch i luna, stufi, riunirono tutti i lavoratori e li avvertirono: Chiunque sar sorpreso a discorrere con quel bolscevico di Iscii sar buttato fuori di casa sua e perder il lavoro seduta stante. Siamo intesi?.
I giapponesi per avevano afferrato sia pure confusamente l'importanza dell'attivit di Iscii, e nonostante il grave pericolo che correvano seguitarono a incontrarsi con lui, finch un giorno di gennaio l'omino li inform in tono grave, con la tristezza di chi vede distrutti i propri piani pi belli: I padroni non vogliono accogliere le nostre richieste; perci non ci resta che scioperare.
Il giorno dopo Honolulu fu inondata di opuscoli che recavano il suo tocco inconfondibile, il suo caratteristico stile fiorito, immaginifico:
Signori e signore delle Hawai. Noi, i lavoratori che coltivano
lo zucchero grazie al quale potete vivere nel lusso, ci rivolgiamo a voi con umilt e speranza. Quando passate in carrozza lungo i vostri ondeggianti campi di canna da zucchero, vi soffermate mai a pensare che gli uomini che li
coltivano ricevono soltanto settantasette cents il giorno? Con
quel denaro noi dobbiamo allevare i nostri figliuoli, insegnargli le buone maniere, educarli a diventare cittadini onesti. Per con quel denaro moriamo anche di fame.
Amiamo le Hawai e riteniamo un grande privilegio, un motivo di orgoglio il poter vivere all'ombra della bandiera stellata, simbolo di libert e di giustizia. Siamo felici di far parte della grande industria dello zucchero e di mantenere efficienti le piantagioni.
Ci piace lavorare. Trentacinque anni fa, quando venimmo per la prima volta alle hawai, le terre rese oggi opulente dal nostro lavoro erano coperte di ohia, di guava, di erbacce. Noi abbiamo lavorato notte e giorno per estirpare le piante parassite. Se oggi le piantagioni esistono,  per merito nostro, del nostro lavoro, ancorch sia inconfutabile che non saremmo mai riusciti nell'opera nostra se non fosse stato per gli investimenti effettuati dai ricchi capitalisti e per gli sforzi incessanti dei luna e degli amministratori. Non  giusto per che le Hawai esaltino il contributo dei capitalisti dimenticando il contributo non meno alto dei lavoratori che hanno sempre servito fedelmente col sudore della loro fronte.
Guardate le mute tombe che sorgono un po' da per tutto. Sono gli umili monumenti eretti ai pionieri del lavoro delle Hawai. Perch dobbiamo seguitar a morire in povert mentre altri si arricchiscono col frutto delle nostre fatiche? Perch i lavoratori devono continuare a ricevere settantasette cents il giorno? Qualche tempo fa un amministratore dichiar compiaciuto: Per me i lavoratori dei campi sono come sacchi di juta. Si comperano, si usano, se ne comperano altri. Noi ci riteniamo esseri umani e membri della grande famiglia umana. Vogliamo un dollaro e venticinque cents il giorno per una giornata di otto ore lavorative: ci meritiamo questo riconoscimento.
Questa straordinaria iniziativa di Iscii-san fu accolta in modo diverso in quattro ambienti diversi. Allorch Kamejiro Sakagawa e i suoi compagni tradussero quelle parole fiorite in giapponese, Kamejiro stent a raccapezzarsi che fosse stato proprio il suo amico Iscii a rendere con tanta efficacia e precisione i sentimenti che animavano i lavoratori. Con le lacrime agli occhi esclam: Inoguci-san, hai sentito? Dice che facciamo parte della grande famiglia umana! Che bella frase! Ci avevi mai pensato, tu?.
Io penso una cosa sola, rispose, scettico, Inoguci-san. Ci saranno grossi guai.
A Yoriko, Kamejiro confid: Quando mi hanno letto la dichiarazione di Iscii-san, non ho pi rimpianto uno solo dei tanti dollari che gli ho prestati. Credo proprio che otterremo quel che vogliamo perch non ho mai udito parole pi belle.
Ma la sua assennata consorte era del parere di Inoguci. Sar meglio che ci prepariamo a stringere la cintura, lo avvert. Infatti quel giorno stesso lo sciopero ebbe inizio.
Non appena il manifesto delle rivendicazioni giapponesi gli cadde sotto gli occhi, Wild Whip, ch'era oltre a tutto il resto
presidente dell'associazione dei piantatori, si mise a sbraitare prima ancora di aver finito di leggerlo tutto: Ma questa  pazzia bolscevica! Roba da Russia! Riunite immediatamente tutti i piantatori!. Quando si vide intorno i magnati dell'industria dello zucchero lesse loro l'opuscolo, commentandolo riga per riga. Noi, i lavoratori, esclam in tono di sprezzo, quasi si fossero radunati in chiss quale tribunale rivoluzionario. Per con quel denaro moriamo anche di fame. Che modo servile di far leva sulle emozioni altrui! Signori e signore delle Hawaii Come se rivolgendosi a terzi potessero scavalcare noialtri che li paghiamo. Perdio, signori, questo documento  un attentato alle fondamenta stesse della societ.  comunismo rosso della peggior specie, e se in questa stanza c' uno solo di voi disposto a cedere di un pollice a quei gialli schifosi, gli strappo il fegato, gli strappo! Siamo intesi?.
Gli altri piantatori, ch'erano forse ancor pi spaventati di lui da quel manifesto di inequivocabile ispirazione bolscevica, perch lo avevano studiato meglio e con pi calma, afferrandone pi compiutamente tutto il pericolo implicito anche per l'avvenire, non mostrarono alcuna intenzione di opporsi al parere del loro presidente, il quale quando si fu assicurato che su quel punto erano tutti d'accordo pass a discutere altre questioni secondarie. Ora vorrei sapere chi di voi  stato tanto idiota da paragonare i lavoratori a sacchi di juta?. Poich tutti tacevano sbatt il foglio sul tavolo borbottando:  vero, e tutti qui dentro sappiamo che  vero. Per certe cose non si dicono. Imparate a tenere la bocca chiusa. Gli altri non devono sapere quel che voi e io pensiamo. Oggi un pauroso vento di rivolta si aggira per il mondo, e tutta la colpa secondo me  di queirimbecille di Woodrow Wilson. Fare appello al popolo scavalcando il governo, esattamente come questo sudicio foglio... D'ora innanzi parler soltanto io.
Fece venire una segretaria e fra il silenzio attonito dei colleghi le dett: Abbiamo esaminato la dichiarazione della Confederazione giapponese del lavoro delle Hawai e siamo lieti di notarne il tenore temperato, l'argomentazione cauta, il rifuggire da espressioni violente o fondate su ragionamenti errati. Ci congratuliamo con coloro che l'hanno compilata per la loro moderazione, moderazione che non si era fatta molto sentire in precedenti discussioni analoghe. Naturalmente ci duole che un gruppo di lavoratori stranieri si senta indotto a dirci come dobbiamo amministrare la maggiore industria delle isole, ed  nostro dovere di fedeli cittadini americani il far rilevare che a causa della recente guerra, durante la quale i princpi della democrazia sono stati ancora una volta difesi contro crudeli nemici, la nostra economia non pu nel modo pi assoluto accollarsi ulteriori spese. Baster una brevissima analisi di quanto si pretende in questo manifesto per far capire a qualsiasi osservatore imparziale.... Seguit per un pezzo su questo tono di comprensiva ragionevolezza, e quando la segretaria se ne fu andata dichiar ai colleghi: Ecco come bisogna trattarli, questi bastardi. Dobbiamo considerare l'attuale sciopero una rivolta di bolscevichi stranieri mirante a scalzare la roccaforte della libert americana, e perdio non vi lasciate scappare... perch questo  il solo terreno sul quale possiamo batterli!.
Nella redazione del Mail di Honolulu il documento dei lavoratori produsse l'effetto di un colpo di fulmine perch rappresentava la prima di una lunga serie di proteste che rivelavano la maturit dell'organizzazione sindacale dei giapponesi. Chi lo ha scritto dev'essere di una intelligenza diabolica!, sbrait il redattore capo. Perbacco, si direbbe uscito dalla penna di un Thomas Jefferson o di un Tom Paine!... A parer mio questo  il documento pi pericoloso che sia mai stato pubblicato alle Hawai, e bisogna combatterlo subito e con tutti i mezzi.
L'intiera redazione fu convocata allo scopo di studiare lo scottante documento, quindi il redattore capo si ritir nel suo sancta sanctorum e dopo aver a lungo riflettuto prepar il pezzo che sarebbe apparso nel giornale:
Stamane i cittadini delle Hawai hanno potuto finalmente rendersi conto di quel che accade nelle scuole giapponesi, nei templi buddisti, nei sordidi vicoli adiacenti al consolato di Sua Maest Imperiale. Il manifesto della Confederazione giapponese del lavoro, di inequivocabile ispirazione bolscevica, ci ha finalmente tolto la benda dagli occhi. Cittadini delle Hawai, ci troviamo di fronte n pi n meno che a un tentativo perfettamente organizzato di fare di queste isole un feudo dell'impero nipponico. Gi i primi tentacoli del mostro si sono avvinghiati intorno a Kauai, a Maui, a Oahu. Si cerca proditoriamente di scalzare dalle loro posizioni di eminenza i degni figli di quei pionieri americani che hanno reso grandi queste isole, per sostituirli con astuti e infidi orientali il cui solo scopo non  il miglioramento del loro popolo, bens l'accrescimento di un impero straniero.
I mestatori giapponesi si appellano al popolo delle Hawai per difendere la loro causa. Questo giornale si appella al popolo delle Hawai perch ogni cittadino si renda conto di ci che accadrebbe di noi se questo sciopero dovesse riuscire. Al posto di uomini lungimiranti come i Whipple, i Janders, gli Hale, gli Hoxworth, che hanno portato queste isole all'attuale prosperit, avremmo degli stranieri che cercherebbero d'impadronirsi delle nostre industrie. La canna da zucchero e gli ananassi languirebbero; nessun piroscafo uscirebbe pi dai nostri porti diretto al continente; le nostre scuole decadrebbero; le nostre chiese verrebbero chiuse.
Dobbiamo combattere questo sciopero all'ultimo sangue. Non dobbiamo fare una sola concessione. L'intiera cittadinanza delle Hawai deve unirsi contro questa minaccia allogena poich la posta in palio  di una evidenza elementare: vogliamo che le Hawai seguitino a far parte dell'America o preferiamo che diventino giapponesi? Non  possibile porre il problema in altri termini, e ogni americano che abbia un minimo di onore sapr come rispondere alla terribile sfida che gli  stata lanciata. Questo sciopero deve fallire! Non devono esservi tentennamenti, perch chi esiter dovr ritenersi un traditore della comunit, della patria, di Dio.
Affinch non abbiano a sussistere malintesi sulla posizione del nostro giornale in questo momento di grave crisi, desideriamo aggiungere ancora una cosa: qualora nel corso dello sciopero si dovesse scegliere fra la totale rovina economica delle isole e il loro abbandono alle mene dei capi libertari giapponesi, dichiariamo senza esitazione che non solo preferiremmo ma addirittura incoraggeremmo la prima soluzione.
Il quarto ambiente di Honolulu in cui l'inatteso manifesto provoc una reazione, forse la pi violenta di tutte, fu proprio il consolato nipponico, dove il secondo segretario ricevette una copia del documento verso le otto del mattino. Aveva appena incominciato a leggerlo che si sent salire il sangue alla faccia; corse immediatamente dal suo superiore, il quale dopo avervi dato un'occhiata si mise a imprecare, furibondo: Che razza di imbecilli! Che razza di imbecilli!. Non aveva ancora potuto, logicamente, vedere l'articolo di fondo del Mail, ma non gli fu difficile immaginare quale ne sarebbe stato il contenuto. Dopo aver passeggiato nervosamente per la stanza soffice di tappeti url al proprio subalterno: Ma perch questi cretini non imparano ad accontentarsi di quel che hanno? Che idioti! Pensare che qui guadagnano il doppio di quel che guadagnerebbero se fossero in Giappone, e per giunta sono trattati meglio!. Seguit per un pezzo a schiumare di rabbia; finalmente si decise a riunire il personale del consolato al completo, al quale dichiar in tono gelido:
Vi do ordini severissimi. Ricordate che questo consolato non far assolutamente nulla per appoggiare gli scioperanti. Qualora una delegazione venisse da noi, com' gi avvenuto in passato,
bisogna accoglierla con la massima freddezza.  indispensabile che
lo sciopero fallisca.
E se gli scioperanti chiedessero d'essere rimpatriati?, domand un subalterno.
Il loro preciso dovere  di restare qui, di lavorare qui e di mandare in patria i soldi che guadagnano qui, replic secco il console.
Come ci dobbiamo comportare qualora si lamentassero con noi di essere stati malmenati dalla polizia?.
Rivolgetevi a me. Sporger le solite proteste formali, ma dobbiamo evitar in tutti i modi di apparire favorevoli ai rivoltosi. Rammentate che loro non governano le Hawai e che noi ci dobbiamo sempre schierare con gente come Whipple Hoxworth.
Ancora una domanda, signor console: se gli scioperanti chiedessero da mangiare?.
Niente. Signori, questo sciopero  una manifestazione pericolosa. Se le frasi che appaiono sul presente documento fossero proferite in Giappone, i responsabili sarebbero condannati all'ergastolo o addirittura giustiziati. Non so come sudditi giapponesi abbiano osato ricorrere a un linguaggio simile. La cosa mi atterrisce. Il nostro dovere  di costringerli a riprendere il lavoro. Bisogna a qualunque costo sabotare lo sciopero, perch in caso contrario i giornali finirebbero con l'affermare che  stato l'imperatore a fomentarlo.
Com'era da prevedersi, lo sciopero fall, ma pi che altro per una serie di circostanze impreviste. Infatti, lo stesso giorno di febbraio in cui i piantatori sfrattarono i giapponesi dicendo loro che andassero a dormire dove volessero, fatalit volle che scoppiasse una violentissima epidemia d'influenza; in una sola zona rurale superaffollata dove gli scioperanti si erano rifugiati, in dieci per stanza o sotto gli alberi, ne furono colpiti non meno di cinquemila, e oltre cinquanta morirono. La cosa fu interpretata dai superstiziosi come una prova che lo sciopero era contrario al volere di Dio.
I Sakagawa percorsero a piedi ventisei miglia per recarsi a Honolulu nella speranza che Iscii riuscisse a trovar loro un buco qualsiasi dove rifugiarsi, ma Iscii non pot far nulla, e alla fine ripararono con altri quattrocento sfrattati in una distilleria di sak fuori uso, dove la notte i topi si arrampicavano sui corpi dei bambini. Qui Reiko-san si ammal d'influenza e and in fin di vita. Sulle prime sua madre fu tentata di prendersela col marito, che aderendo allo sciopero aveva gettato la famiglia nella miseria, per quando vide con quale tenerezza curava la piccina, ancorch ai trattasse di una femmina, non solo gli perdon, ma anzi gli fece coraggio dicendogli: Danna-san, vedrai che questa volta vinceremo.
Il giorno dopo per l'ufficio d'igiene fu convocato in tutta fretta da Wild Whip Hoxworth, il quale dichiar: Siamo in guerra, signori, e in guerra bisogna usare tutte le armi che si posseggono, dico tutte. Ieri sera sono passato davanti all'ex distilleria di sak e mi sono convinto ch'essa rappresenta una minaccia alla salute pubblica. Voglio che sia evacuata completamente e chiusa.
Ma  piena di bambini ammalati d'influenza, protest un medico.
Appunto per questo voglio che sia chiusa.
Ma quella povera gente non sa dove andare.
Lo so. Deve imparare che cosa significa ribellarsi alla legge.
Ma, signor Hoxworth, dobbiamo pur pensare....
Ho detto che quella distilleria dev'essere chiusa!, tuon Hoxworth, e i suoi ordini furono eseguiti.
Il clima delle Hawai non giunge mai a punte estreme, tranne sulle cime delle montagne vulcaniche, dove le nevi sono quasi perenni; per le notti di febbraio possono essere molto fredde, e per due notti i Sakagawa furono costretti a dormire all'aperto, nei pressi di Iwilei. Kamejiro tenne costantemente fra le braccia la piccola Reiko per infonderle un poco del proprio calore, e sua moglie fece altrettanto con Scigeo, il pi piccino. Fortunatamente al terzo giorno Iscii venne a cercarli e li inform: Ho trovato una capanna dov' appena morta una vecchia, e i Sakagawa affamati non solo corsero a occupare la capanna, ma divorarono altres il cibo che la morta non aveva avuto il tempo di consumare.
Per tre settimane l'epidemia infuri facendo salire la mortalit a punte altissime. Alla fine Iscii, Kamejiro e Inoguci si riunirono con altri sedici compagni e si diressero tutti insieme al consolato giapponese a chiedere aiuto. Furono ricevuti da un funzionario in occhiali e marsina che li accolse con un risolino nervoso. A nome di tutti, Iscii spieg: Gli americani ci stanno trattando molto male, perci siamo venuti a chiedere la protezione del governo imperiale.
Il governo imperiale si sta premurosamente occupando dei vostri interessi, li assicur il funzionario. Non pi tardi di ieri Sua Eccellenza ha protestato col capo della polizia per il fatto che si impedisce ai giapponesi di indire riunioni legali.
Intanto per ci hanno buttato fuori delle nostre case e gli uomini muoiono a centinaia nei campi, ribatt Iscii con voce pacata.
Con uguale calma il portavoce replic: Sua Eccellenza ha studiato attentamente le leggi di questo paese e ha costatato che i piantatori hanno il diritto di sfrattarvi in caso di sciopero.
Ma i nostri uomini sono tutti ammalati, protest Iscii.
In tal caso consiglierei la cessazione dello sciopero.
Ma come possiamo vivere con settantasette cents il giorno?.
In Giappone i vostri connazionali vivono con molto meno, fu la secca risposta, e con queste parole l'inutile colloquio si concluse.
Un altro caso fortuito che and a tutto danno degli scioperanti fu la scoperta, ai primi di maggio, di un testo scolastico usato nelle scuole giapponesi e contenente un lungo brano in cui era spiegato il significato della frase pronunciata dal primo imperatore del Giappone: "Tutto il mondo sotto un tetto di otto pilastri.
Il libro (che non era destinato a essere usato nelle Hawai e che sicuramente era entrato nelle isole per errore) spiegava ai bambini giapponesi il concetto dell'imperatore Jimmu Tenno, secondo il quale il mondo intiero si sarebbe un giorno unito in un'unica grande famiglia per rendere omaggio al dio sole e prestare ubbidienza all'imperatore, suo diretto discendente. Il Mail si affrett a protestare:
Se occorressero prove di quanto abbiamo sempre affermato da queste colonne, come sia cio intenzione del Giappone di giungere un giorno alla conquista dell'intiero globo terracqueo, iniziando tale conquista dalle Hawai, nessuna sarebbe migliore di questo libretto sedizioso. Tutto il mondo sotto un unico tetto! I bolscevichi giapponesi locali hanno gi tentato questo primo passo, e qualora noi dovessimo cedere sia pure di un pollice, saremmo il primo territorio estero a cadere sotto la ferula giapponese.
I magnati dello zucchero che il lungo sciopero (si protraeva ormai da sei mesi) aveva reso tentennanti, furono improvvisamente rinfrancati da quella provvidenziale scoperta.
Segu infine lo sfortunato episodio dell'attentato dinamitardo alla casa di Inoguci-san. Non si ebbero morti, per fortuna, ma quando il Mail seppe che il fatto era avvenuto perch Inoguci aveva intavolato trattative segrete coi piantatori, tenendoli informati giorno per giorno delle intenzioni di Iscii e degli scioperanti, la comunit ebbe l'assoluta certezza che i capi libertari giapponesi formavano effettivamente una pericolosissima associazione a delinquere. Una rapida incursione della polizia port all'arresto di diciannove persone, tra le quali Iscii, che furono imprigionate sotto l'accusa di cospirazione ai danni dello stato. Wild Whip Hoxworth si preoccup di andar subito a trovare i giudici cui spettava di celebrare il processo, e sugger loro d'imbastirlo intorno a una imputazione di agitazioni sovversive, ricevendone in cambio un caloroso grazie per il suo interessamento.
Ora per si trattava di vedere chi tra i cospiratori fosse stato in grado di adoperare la dinamite; improvvisamente un tale si ricord che Kamejiro Sakagawa, tuttora in libert, era un abilissimo manipolatore di esplosivi. Poich si sapeva che era un amico di Iscii, la polizia si affrett ad arrestare anche lui, bench fosse completamente estraneo al fatto, e Yoriko potesse dimostrare ai magistrati che quella sera suo marito era rimasto a casa a curare i figliuoli ammalati. Ma i magnati dello zucchero, che avevano minutamente istruito il procuratore distrettuale sul modo in cui doveva condurre il processo, obiettarono: Un uomo furbo come Sakagawa non aveva bisogno di essere materialmente presente sulla scena del crimine. Poteva benissimo aver preparato i candelotti in anticipo, insegnando ai compagni come farli esplodere. Il principale colpevole  sicuramente lui. E Kamejiro seguit a restare dentro.
Alla fine lo sciopero termin senza che i lavoratori ne avessero guadagnato nulla, e lo zucchero torn a essere prodotto grazie alla manodopera meno pagata d'America. La H & H fece milioni trasportando in California carichi freschi, e la J & W ne fece ancor di pi amministrando le piantagioni secondo i sistemi del buon tempo antico. I congiurati furono processati, e a Iscii vennero comminati dieci anni di carcere. La durezza della sentenza si abbatt sul pover uomo come un vero colpo di fulmine, e da quel giorno non fu pi lo stesso di prima. Prese a parlottare fra s, a vaneggiare, e alla fine nessuno si occup pi di lui.
Kamejiro invece, contrariamente a tutte le previsioni, non fu neppure processato perch alla vigilia del dibattito and a trovarlo in cella Wild Whip Hoxworth, pi aitante che mai, felice della vittoria conseguita. Ehi, dimmi un po', Kamejiro, sostengono che sei stato tu a mettere la dinamite.  vero?.
No, signor Hoxuwortu. No.
 quel che penso anch'io. Dopo questo colloquio Wild Whip inform il procuratore distrettuale: Lasci libero Sakagawa.  innocente.
Come lo sa?, domand il giovane avvocato, che sperava di ottenere una solida notoriet da quel processo clamoroso.
Perch me lo ha detto lui.
E lei ci crede?.
 l'uomo pi onesto ch'io conosca. Del resto ha un alibi inattaccabile.
Ma dobbiamo pur condannare il dinamitardo!.
Ho detto che quell'uomo dev'essere liberato!, tuon Whip.
Cos la mattina del processo Kamejiro fu liberato in sordina. Naturalmente non fu pi riassunto a Malama Sugar perch i grossi piantatori avevano compilato delle liste nere per evitare di ritrovarsi fra i piedi i pi facinorosi, e Kamejiro aveva dato ampie prove di esserlo col suo attaccar briga coi luna e con l'appoggiare bolscevichi come Iscii. Trov nella zona di Kakaako una baracchetta infestata dai topi, e per campare si adatt ai mestieri pi diversi, tra i quali il pi redditizio consisteva nella pulizia dei cessi dopo mezzanotte. I bambini i cui genitori avevano impieghi meno indecorosi lo chiamavano il re della brigata notturna, e il soprannome gli si adattava a perfezione perch faceva tutto quel che doveva fare con dignit regale.


Capitolo 10.

Nel 1926 il dottor Schilling, il botanico inglese, ormai vecchio e sempre pi intossicato dall'alcool, ebbe una nuova idea per migliorare la coltivazione dell'ananasso. Uscito da una sbronza di quattro mesi, volse gli occhi iniettati di sangue, ma pur sempre lucidi, sui verdi campi di Kauai, e notando i nugoli di donne giapponesi intenti a ripulire dalle erbacce il rosso suolo riflett: "Perch non copriamo di carta tutto il campo, praticando fori nei punti in cui piantiamo gli ananassi appena nati e rendendo cos impossibile la crescita delle erbacce?.
Si procur della carta catramata e la stese su un campo sperimentale piantando una serie di ananassi entro i piccoli fori praticati in precedenza nella carta. Con suo stupore questo semplice stratagemma non solo stermin tutte le erbacce, facendo risparmiare cos centinaia di dollari di manodopera, ma offr pure due vantaggi imprevisti che si rivelarono ancor pi utili della distruzione delle erbacce: la carta assorbiva l'umidit trattenendola intorno alle radici delle pianticelle, e nei giorni di sole accumulava il calore restituendolo alle piante proprio quando ne avevano bisogno.
Entusiasta dei risultati dell'esperimento, Wild Whip si mise subito all'opera con Schilling e con i dirigenti di una cartiera californiana per la creazione di una carta speciale che resistesse all'acqua per i primi sette mesi, e che si disintegrasse poi lentamente in modo che al decimo il campo restasse totalmente libero. Ottenuto il suo scopo, confid ai coltivatori di ananassi: Troverete sempre qualcuno con una laurea di Yale in grado di fare tutto quel che vorrete voi. Trattatelo bene, pagatelo... poco, ma soprattutto non dimenticate mai di chiamarlo dottore. Questi teorici non aspirano ad altro, per quando trovano gente come noi dotata di fegato e di cervello sono capaci di compiere meraviglie.
Finch, nel 1927, questo archetipo di piantatore mor a settant'anni, come tante volte aveva predetto, non di un malanno qualsiasi, bens di una gravissima forma di cancro alla prostata provocato, sostenevano gli abitanti di Honolulu, da numerose ricadute di gonorrea e di sifilide, senza contare una cirrosi epatica dovuta a un uso eccessivo e prolungato di liquori. Si aggiunga a tutto questo il fatto che il minuscolo aeroplano a bordo del quale si stava recando dalla piantagione di Hanakai a Honolulu and a sbattere proprio contro la montagna nelle cui viscere aveva scavato la grandiosa galleria di cui si  detto. Whip rimase esposto alla pioggia e al vento per circa ventiquattr'ore, ma ciononostante, data la sua vitalit, riusc a tener testa alla morte per ben tre settimane, durante le quali riun pi volte intorno al proprio letto d'ospedale i capi della H & H e della J & W, oltre a tutti coloro che avevano motivi per aspirare al suo posto di presidente.
Un giorno, rizzandosi a sedere sui guanciali, tra lo sgomento delle infermiere, dichiar: Stiamo entrando in un periodo difficile e dobbiamo pertanto cercar di prendere alcune decisioni importantissime. Parlava come se avesse dovuto vivere ancora chiss per quanti anni, come se intimamente fosse convinto di essere eterno. Mi rendo conto che la nostra prosperit attuale non potr durare per sempre, e quando le classi sociali saranno livellate, la canna da zucchero e l'ananasso subiranno un duro colpo. Per buona sorte non credo che i democratici torneranno pi a Washington; dobbiamo quindi preoccuparci non del pericolo comunista, bens di mantenere salda la nostra posizione sul mercato internazionale. Dobbiamo mettere alla testa delle nostre aziende un individuo abbastanza intelligente per prevedere l'avvenire e abbastanza audace per combattere ogni eventuale pericolo. Ho molto riflettuto su chi potrebbe essere questo individuo e sono giunto a un'unica conclusione: vi supplico d'impedire con ogni mezzo che i miei figli s'intromettano nei nostri affari; pagateli bene, date loro soldi finch vogliono, ma teneteli lontani dalle Hawai. Se fosse vissuto il mio primogenito Janders... be', forse le cose avrebbero cambiato aspetto. Naturalmente ho molto pensato a Mark Whipple. Ha il cervello di suo padre, e lo anteporrei ad ogni altro, ma purtroppo essendo stato educato a West Point non vorr abbandonare l'esercito e forse ha ragione. Ad ogni modo, qualora decidesse di rinunciare alla carriera militare accoglietelo subito nella nostra societ. Ho pensato anche a Hewie Janders. A questo punto il bell'uomo rubicondo che a Yale era stato campione sportivo arross, ma senza badargli Wild Whip continu: Purtroppo per temo che le doti di Hewie non includano l'energia intellettuale, la sola cosa di cui noi abbiamo estremamente bisogno in questo momento. Come noterete non ho neppure nominato gli anziani perch  necessario che chi prender in mano le redini della nostra ditta possa tenerle per un lungo periodo di tempo. Perci ho scelto come mio esecutore testamentario e mio successore alla direzione dell'azienda, sino a quando rester intellettualmente e moralmente capace, questo giovane. Cos dicendo prese la mano di Hoxworth Hale, allora appena ventinovenne, ma gi assetato di potere. Gli altri dirigenti non protestarono n avrebbero avuto motivo di farlo perch Hale era di tutti loro l'uomo palesemente pi indicato per succedere a Whip. Ricorda queste tre regole fondamentali che sto per esporti, Hoxworth, e anche gli altri mi stiano bene a sentire. Tieni presente che tutta la nostra fortuna si fonda sullo zucchero. Cerca di migliorarne continuamente la produzione con ricerche tecniche, di difendere le tue tariffe col codice alla mano, di mantenere costante l'apporto di manodopera a buon mercato. Non mollare mai lo zucchero perch lo zucchero vale pi di ogni altra cosa. Secondo, non permettere che i lavoratori alzino la cresta sia pure di tanto. Vedi che cos' accaduto sul continente. Se un capo laborista cerca di metter piede su queste isole, sbattilo in mare e digli di tornarsene a casa a nuoto. Diffida dei giapponesi. Pare vogliano costituire un sindacato. Fidati solo dei filippini, gli unici sui quali si possa ormai contare: se per anche loro cercano di fare i furbi mettili immediatamente al loro posto. Terzo, devi impedire alle ditte del continente di aprirsi un varco nella nostra economia. Non lasciare entrare i negozi a catena e i grossi complessi industriali come la Gregory's e la California Fruit. Noi qui abbiamo un buon sistema all'antica che abbiamo sudato e faticato per rendere perfetto, e non vogliamo che sia rovinato da stupide idee rivoluzionarie. Se quei gangster cercano di intrufolarsi lo stesso, non vendergli neppure un centimetro quadrato di terra, rifitati di noleggiargli le nostre navi, pretendi da loro interessi esosi, strangolali insomma in tutti i modi.
All'improvviso ricadde esausto sul materasso, sopraffatto dalle
sofferenze che gli procuravano la prostata cancerosa, i reni a pezzi, le quattro costole spezzate nell'incidente aereo. Le infermiere, disperate, corsero a invocare l'intervento di un medico che passava in quel momento nel corridoio, il quale si mise a sbraitare: Andiamo, signori, un po' di considerazione! Uscite immediatamente, per favore. Whip si assop, e quando si ridest, nel tardo pomeriggio, si sent stranamente euforico, perch aveva riveduto a un tratto con la fantasia una serie di immagini che tanti anni addietro aveva inventate con la sua indimenticabile nonna Noelani, l'ultima alii nui di Lahaina. Durante un suo viaggio in Oriente Noelani aveva acquistato una collezione di stampe giapponesi a colori che, dicevano le didascalie, rappresentavano le otto meraviglie del globo. V'erano una montagna coperta di neve, una flottiglia di barche che rientrava in porto, uno stormo di oche selvatiche in volo, un tramonto. Sono le cose come queste, aveva spiegato, sorridendo, Noelani ai nipoti, che formano la vera bellezza dell'esistenza. Quindi aveva soggiunto: Adesso faremo un giuoco. Decideremo quali sono le otto cose pi belle delle Hawai. Ora Wild Whip, in quei supremi attimi di vita, pi vecchio di Noelani allorch questa aveva fatto da arbitra nel giuoco, rivedeva nell'immaginazione le imperiture bellezze delle sue isole.
Per la montagna coperta di neve avevano scelto i grandi vulcani dell'isola maggiore, misteriosamente ammantati di bianco pur nel cuore dei tropici. I geologi le consideravano le montagne singole pi alte della terra (quasi 5000 metri sul livello del mare). In nessun altro punto del globo le barche che tornavano a casa potevano essere pi belle che a Lahaina, dove la rada era chiusa tra un'isola e l'altra. In quanto alle oche selvatiche in volo, esse erano senza possibilit di dubbio lo spettacolo pi stupendo delle Hawai insieme con le miriadi di cascate che zampillavano nel lebbrosario di Kalawao.
Il tramonto che per l'artista che aveva disegnato le stampe era la meraviglia delle meraviglie, assumeva un incanto insuperabile nel profondo rosso canyon di Kauai, abisso di roccia scintillante d'indescrivibile fascino che la natura aveva creato cinquanta milioni di anni addietro; al crepuscolo pareva empirsi di una forza arcana, demoniaca. In quanto alla pioggia notturna, tanto amata dai giapponesi, dove poteva avere un effetto pi poetico se non sugli opachi letti di lava dell'isola grande, su quelle circonvoluzioni tormentate di roccia fusa che avevano inghiottito i primi coloni provenienti da Bora Bora?
Le scene che venivano poi appartenevano a Oahu, la regina delle isole. Una volta Wild Whip aveva veduto una luna d'autunno
grigioargentea splendere sulle pianure che si stendevano ai piedi del Pali, ed era stato incantato dal giuoco sottile di luci e di ombre prodotto dal chiarore lunare su quel paesaggio fatato. La campana della sera, che tanto piaceva ai cinesi perch evocava in essi il ricordo della patria, Whip e sua nonna l'avevano assegnata a Honolulu; era un'esperienza indimenticabile, infatti, sedere sotto un vasto lanai, su una collina di Honolulu, e ascoltare il rintocco delle campane mentre a una a una si accendevano le luci della citt.
V'era ancora un'ultima veduta, l'ottava: il cielo al tramonto, il termine del giorno, l'ultima fugace visione della terra, e Whip non riusciva pi a ricordare dove Noelani l'avesse posta, ma per quel che lo riguardava, ripensando in quegli ultimi attimi alle sue isole, non poteva che essere ad Hanakai. Rivedeva i pini di Norfolk, le palme reali, le piante e i fiori che aveva portati laggi da ogni angolo del globo; rivedeva le rupi selvagge, i fortunali d'inverno che vi si avventavano contro, ma soprattutto vedeva, oltre l'erboso campo di polo, il verde chiaro della canna da zucchero e, pi su, il cupo verde-turchino degli ananassi. Com'erano belle le Hawai, com'erano state predilette dalle antiche divinit...
Mor da vero hawaiano, lasciando il proprio spirito ribelle a vagare per i luoghi che aveva amati. Era presente al suo trapasso soltanto una bella ragazza filippina che aveva trovato per caso a Kauai. Durante gli estremi attimi di vita tent di dettarle un appunto, ma si accorse con rabbia che la sua ultima compagna di piacere era analfabeta. Chiam allora a gran voce un'infermiera, perch voleva avvertire il suo successore: Hoxworth, per tenere in pugno i lavoratori ricordati che bisogna avere costantemente le mani in pasta nel parlamento. Quando per l'infermiera arriv Whip era gi morto; era morto il costruttore delle isole che non era riuscito a costruirsi una vita propria, e le autorit si affrettarono a rimandare a Kauai la piccola filippina, la quale non ricevette mai le iperboliche somme di denaro che Whip le aveva promesse.
Hoxworth Hale assunse dunque la direzione del vasto complesso finanziario familiare all'et di ventinove anni. Quando sedette per la prima volta nella poltrona che Wild Whip aveva occupata per quindici anni ebbe l'impressione di essere un ragazzo che giocasse a fare l'uomo; se non altro per era vestito in modo degno del suo nuovo ruolo, in doppiopetto blu scuro con cravatta rosso-blu. Ai polsini della camicia portava gemelli d'oro e perle, e aveva i capelli severamente pettinati con la scriminatura sul lato destro. Di temperamento serio, riflessivo, era risoluto a portare innanzi con la consueta prosperit le fortune familiari.
Non era ignaro delle arti del comando perch subito dopo essersi arruolato, nel 1917, nel Corpo di spedizione americano, era stato nominato sergente; in Francia poi aveva meritato una promozione sul campo ed era stato infine smobilitato col grado di capitano.
I soldati lo avevano tenuto in gran conto perch aveva sempre cercato di comportarsi da valoroso, senza mai perdere il sangue freddo. Aveva per saputo anche mostrarsi alla mano coi subalterni, e per questo motivo oltre al loro rispetto si era guadagnato tutte le loro simpatie.
A guerra terminata era tornato a Yale a completarvi la propria educazione, senza pi dar prova tuttavia del radicalismo che lo aveva distinto negli anni giovanili, n era pi tornato ad ammirare i dipinti della collezione Jarves. Si era laureato quand'era gi diventato un uomo d'affari conservatore, preparatissimo ad assumere il timone della Hoxworth & Hale. In California per, durante il viaggio di ritorno alle Hawai, aveva conosciuto una bella ragazza il cui padre era proprietario di un ricco ranch. Si credette per un certo tempo che i due si sarebbero sposati, ma una sera la ragazza incominci a sparlare di Honolulu e propose al fidanzato di restare in California dicendogli: Hoxy! Perch non suggerisci a tuo padre di darti un posto qui, nel vostro ufficio di San Francisco?.
La risposta di Hoxworth era stata gelida: Noi in California mandiamo soltanto i nipoti di scarsa intelligenza. I rapporti fra i due giovani erano stati cos bruscamente interrotti, e da quel giorno nessuno pi lo aveva chiamato Hoxy.
Rientrato a Honolulu aveva sposato una cugina, Malama Janders,
sorella di Hewie Janders, e in capo a un anno ne aveva avuto un figlio, Bromley, che prudentemente iscrisse subito sia a Punahu che a Yale.
Ci non gli impediva di provare una profondissima emozione tutte le volte che gli affari lo riconducevano a San Francisco e rivedeva la costa californiana. Suo malgrado, si domandava che fine avesse fatto la graziosa figlia del ranchero, ma ogni volta si affrettava a scacciare quel ricordo conturbante.
Nel 1927 Hoxworth Hale era dunque cinque cose, in ognuna delle quali poteva essere considerato come la personificazione dell'archetipo: era uno Hale, un licenziato di Punahu, un laureato di Yale, il capo di una grande azienda isolana e infine un uomo che aveva sposato una consanguinea. Quando prese per la prima volta la parola, durante un'importante riunione del consiglio di amministrazione della H & H, gli intervenuti stettero ad ascoltarlo con particolare attenzione. Oggi purtroppo il mondo  agitato da uno spirito inquieto, e io ritengo pertanto che la nostra prima preoccupazione debba essere quella di proteggerci, esercitando un controllo onesto ma costante sul parlamento.
Grazie a un suo piano acuto e intelligente il cugino Hewie Janders, che oltre a tutto ne possedeva il physique du rle, si fece eleggere presidente del senato, mentre una mezza dozzina tra avvocati, tesorieri e contabili impiegati nelle grosse ditte da lui controllate ottennero cariche minori. Quale presidente della camera, Hoxworth scelse astutamente il simpatico e popolare uomo politico cinese Canguro Ki, al quale propose vari contratti vantaggiosissimi. Il giovane capo ag con tanta prudenza e abilit che ben presto le Hawai non ebbero pi preoccupazioni di carattere politico-amministrativo. Le leggi infatti, prima di essere pubblicamente approvate, erano discusse sottobanco, in riunioni private, nella sala consiliare della H & H: passavano quindi a rappresentanti fidati, sui quali si poteva contare a occhi chiusi perch le mandassero in vigore esattamente come volevano Hoxworth Hale e i suoi pi intimi collaboratori.
La sala del consiglio di amministrazione della H & H era situata al secondo piano di un solenne edificio che ricordava un poco una fortezza e che sorgeva all'angolo tra Fort Street e Merchant Street: forse anche a causa di questa coincidenza la potente cricca che dominava le Hawai fin con l'essere conosciuta semplicemente come il Forte. Essa comprendeva naturalmente, oltre alla H & H, la J & W, gli Hewlett, alcuni piantatori minori dell'isola Grande, banche, ferrovie, societ di credito, e grossi proprietari terrieri.
Raramente il Forte abusava del proprio potere. Se un parlamentare non asservito alla cricca dominante voleva farsi bello agli occhi dei suoi elettori sbraitando: Vi ho promesso un campo sportivo per Kakaako e lo avrete, lo lasciavano gridare; poi, a una riunione del Forte, Hoxworth Hale domandava: C' una ragione che ci impedisca di costruire un campo sportivo a Kakaako?. Se tale progetto non contrastava con alcun interesse fondamentale del Forte (e se il suo costo poteva essere sostenuto dal grosso pubblico senza un aumento di tasse), la costruzione del campo sportivo veniva subito approvata. Se per in un secondo tempo quello stesso parlamentare protestava: L'anno scorso le decauvilles delle piantagioni che viaggiano senza fari hanno ammazzato quattro persone. Esigo pertanto che siano illuminati almeno i punti in cui le decauvilles attraversano le strade di pubblico transito, allora il Forte passava all'azione in sordina, ma in forma massiccia. Abbiamo studiato i costi di una eventuale illuminazione dei binari delle decauvilles, spiegava Hoxworth Hale ai suoi consiglieri, e ci siamo accorti che i nostri guadagni ne sarebbero ridotti all'osso. In un modo o nell'altro le proposte di questo genere venivano invariabilmente bocciate, n valevano grida e sfuriate di legislatori a farle accogliere.
Le leggi riguardanti la canna da zucchero, gli ananassi, i terreni, erano tutte compilate direttamente dal Forte, perch esso le riteneva troppo importanti per lasciarle ai capricci di un corpo parlamentare. Bisogna per dar credito a Hoxworth Hale di non avere mai permesso abusi sfacciati. Egli sosteneva: Secondo la mia interpretazione della democrazia, gli affari non devono mai pregiudicare la normale attivit legislativa, tranne l dove sono in palio questioni di importanza vitale, ma anche in questo caso mai per motivi egoistici. V'erano sedute del parlamento in cui quarantanove progetti di legge su cinquanta venivano liberamente discussi, ma ci derivava in parte dal fatto che i legislatori, prima di avanzare un progetto di legge, avevano imparato a tener conto degli interessi del Forte, cosicch non si proponeva mai nulla che potesse suscitare la sua opposizione.
Un tipico esempio dei metodi di Hoxworth Hale pu essere il seguente. Una mattina di gennaio sua moglie, la quale aveva un alto concetto dei diritti dell'uomo, gli domand a colazione: Hoxworth, hai letto nei giornali quante vittime ci sono state la notte di Capodanno per colpa dei fuochi d'artificio?.
Molte?, le domand a sua volta flemmaticamente Hoxworth. Come si  gi accennato, fra gli avvenimenti pi spettacolari delle Hawai v'era il Capodanno cinese, durante il quale i figli dell'ex Celeste Impero stordivano letteralmente la citt di detonazioni.
Quest'anno un ragazzo  stato ucciso, e quattordici hanno riportato gravi ferite, prosegu Malama. Francamente bisognerebbe abolirli.
Hoxworth, il quale era perfettamente d'accordo con sua moglie che fosse assurdo rischiare di perdere braccia e gambe per uno stupido divertimento, replic: Impgnati pure a farli abolire con mezzi legali.
Senza perder tempo, la signora Hale radun un comitato di cinquanta signore energiche (tutte haole, per, disgraziatamente), le quali scesero in campo con un progetto di legge destinato a far cessare uno sconcio che rischiava ogni anno di rovinare tanti poveri bambini innocenti. I primi a essere accostati dalle bellicose patronesse pensarono: Se la presidentessa  la signora Hale, molto probabilmente avr dietro di s il Forte. Ci conviene appoggiare il progetto. Cos la proposta fu presentata alla camera.
Immediatamente si scaten l'inferno. Al confronto l'esibizione pirotecnica di Capodanno divent una cosuccia da nulla! I rappresentanti cinesi si misero a sbraitare: Ma questa  una politica di razzismo discriminatorio! Noi abbiamo sempre avuto spettacoli pirotecnici di Capodanno dacch mondo  mondo!.
Tra la sorpresa generale i cinesi furono immediatamente appoggiati dagli hawaiani, i quali protestarono: A noi i fuochi d'artifcio piacciono moltissimo.
Un parlamentare portoghese che aveva la loquela facile si lanci in un'appassionata difesa del diritto della povera gente a divertirsi almeno una sera l'anno, e dalla galleria gremita di bottegai, che facevano ottimi affari vendendo petardi e mortaretti, si levarono urla e strepiti.
A questo punto il gioviale Canguro Ki, ch'era il presidente della camera e creatura del Forte, rivel doti di dinamismo del tutto inattese in lui. Passando la mazza a un amico si precipit sulla pedana per abbandonarsi a uno dei pi vibrati sfoghi oratori che le Hawai avessero ascoltato da molti anni a quella parte. Incominci con l'urlare: Questo indegno progetto di legge  un tentativo per privare i cinesi delle Hawai di un loro diritto inalienabile! Rappresenta una vera e propria persecuzione religiosa! Le signore haole che l'hanno presentato hanno bisogno di fuochi d'artificio per le loro cerimonie religiose? No! Ma i cinesi non ne hanno forse bisogno per le loro?. Tacque, mentre tutto il settore sino-portoghese-hawaiano della camera prorompeva in un unico, unanime grido a favore della libert di culto. Quindi Canguro Ki riprese: Avverto coloro che hanno osato presentare questo progetto che se esso sar approvato, io dar immediatamente le dimissioni, perch posso sopportare la prepotenza politica, posso sopportare la rappresaglia in campo economico, ma non posso sopportare la persecuzione religiosa!. Le sue ultime parole furono coperte da un subisso di applausi.
Quel pomeriggio Hoxworth Hale convoc in fretta e furia il Forte e domand scuro in faccia: Ma che diavolo  successo? Come mai tutto a un tratto ci troviamo a essere trasformati in altrettanti Torquemada?.
 un guaio che ha combinato tua moglie nell'umanitario tentativo di salvare i bambini innocenti, gli ramment Hewie
Janders. La mia, che il Signore la benedica, s' affrettata a darle man forte.
Io so una cosa sola, borbott Hoxworth. I cinesi minacciano di fondare un nuovo partito politico, gli hawaiani ci accusano di voler avviare una campagna di persecuzione religiosa, i portoghesi sono d'accordo con i cinesi e con gli hawaiani, e Canguro Ki ha minacciato di dare le dimissioni affermando che non tollerer
pi d'esser messo sotto i piedi da un pugno di tiranni. Signori, qui bisogna correre ai ripari.
Hewie Janders propose: Non potresti fare una dichiarazione ufficiale in difesa della libert di culto e dei mortaretti?.
Chiamatemi un segretario, ordin Hoxworth, e quando il giovane arriv gli fece scrivere una dichiarazione destinata a rimanere memorabile e che incominciava:
L'arcipelago delle Hawai ha sempre goduto della pi assoluta libert religiosa, e tra coloro che hanno maggiormente difeso questa libert fondamentale della persona umana nessuno ha pi eccelso dei cinesi. Il solo pensare che individui privi di sensibilit abbiano creduto di poter eliminare uno degli aspetti pi belli e tradizionali della religione cinese, nel caso precipuo gli spettacoli pirotecnici che caratterizzano le ricorrenze festive,  semplicemente ripugnante.
A questo punto Hewie Janders gli obiett: Ma sono state tua moglie e la mia a lanciare l'idea, Hoxworth! Se rilascerai una dichiarazione simile ci faranno passare i guai nostri.
Imperturbabile Hale replic: Quando  in pericolo la societ non m'importa minimamente di offendere i sentimenti del singolo.
Il risultato di questa marcia indietro fu che le signore Hale e Janders ritennero i rispettivi mariti degni del pi alto disprezzo, n si peritarono di dirlo a chiare note; Canguro Ki, scoppiando in un profluvio di lacrime, annunci alla camera di ritirare le proprie dimissioni dal momento che i capi delle Hawai avevano con tanta magnanimit riaffermato la loro fede nella libert di culto; la pericolosa coalizione sino-hawaiano-portoghese si spezz, e i venditori di fuochi d'artifcio videro salire alle stelle i loro profitti. Il
capodanno successivo due bambini furono accecati, una bambina ebbe tre dita mozzate, senza contare sedici casi di ustioni gravi, ma le isole furono felici. Il Mail di Honolulu, nel dare il resoconto della nottata, la defin una splendida manifestazione dell'incanto isolano, e Hoxworth Hale, al quale sua moglie fece notare che le disgrazie accadute erano proprio ci che il suo progetto di legge aveva desiderato impedire, osserv in tono severo al Forte: Guardiamoci bene dal ficcare un'altra volta il naso negli interessi dei fabbricanti di mortaretti.
Sempre sotto la direzione di Hale, il Forte incominci a distribuire i propri uomini di punta in tutti i posti chiave della vita pubblica, finch un giorno un osservatore imparziale si prese la briga di raccogliere notizie sui centoottantuno membri pi influenti delle Hawai, e scopr che soltanto trentuno contavano veramente e che di costoro ventotto erano tutti Hale, Whipple, Hoxworth, Hewlett, Janders... oppure i loro generi. Di propriet del Forte era persino il Mail, bench non si esercitasse mai una pressione troppo energica sulle sue funzioni di informatore della comunit. Era un buon giornale, naturalmente repubblicano, e spesso assumeva posizioni che piacevano al grosso pubblico e che tuttavia il Forte non poteva approvare; quando per si trattava di discutere di terreni, di zucchero o di manodopera, il Mail si affrettava a pubblicare vigorosi articoli di fondo in cui spiegava come la condotta della classe dirigente mirasse al pubblico bene e come fosse giusto pertanto che il governo la appoggiasse. Una volta che un cronista del Mail fu mandato in quindici regioni diverse ove si coltivava la canna da zucchero, con l'incarico di scrivere una serie di articoli per dimostrare come i lavoratori delle Hawai fossero trattati cento volte meglio di quelli della Giamaica, delle Figi, del Queensland, le sue corrispondenze, prima di passare alle stampe, furono esaminate dal Forte, "perch si fosse sicuri che erano state rispettate le giuste prospettive storiche. Il Mail era pure di una imparzialit scrupolosa nel riferire i movimenti del partito democratico clandestino, ma gli articoli erano scritti nel tono che userebbe un vecchio benevolo parlando delle imprese di bambini deficienti con una larvata tendenza alla criminalit.
I funzionari mandati continuamente da Washington in qualit di osservatori, quasi sempre politicanti incompetenti, erano subito assorbiti nell'ospitalissima vita sociale del Forte: partite di caccia nell'isola Grande, gite in barca, colazioni al sacco in riva al mare. A volte un nuovo venuto poteva trascorrere nell'arcipelago sei mesi senza mai incontrare un cinese che non fosse imputato in un processo (se si recava a visitare il tribunale) o un giapponese che non facesse il cameriere. Non era tutta colpa loro se questi funzionari finivano coll'identificare le Hawai col Forte e viceversa, e coll'esprimere i propri giudizi sull'arcipelago di conseguenza.
Nondimeno il massimo contributo di Hoxworth Hale alla fortuna delle isole  da ricercarsi in un atteggiamento abilmente diplomatico da lui propugnato sin dai primi tempi del suo predominio; in verit bisogna dar credito alla sua lungimiranza, che gli fece comprendere quanto questa linea di condotta sarebbe stata preziosa per il Forte, il quale infatti ne ricav milioni e milioni di dollari. Era insediato da poco tempo quando dichiar in tono esplicito: Tutti i militari di stanza alle Hawai che abbiano un grado superiore a quello di capitano nell'esercito o di tenente di vascello nella marina non devono lasciare queste isole senz'essere stati ospiti di almeno tre di noi)). Quindi soggiunse: E se sar possibile includere anche i gradi inferiori, tanto meglio!. Quale risultato di questa politica i militari che si avvicendavano di continuo sulle isole finirono col considerare il grosso Hewlett Janders e il distinto Hoxworth Hale come governatori di fatto dell'arcipelago, persone fidate, sicure; negli anni carichi di eventi che stavano per seguire e che avrebbero trasformato le Hawai in un baluardo del Pacifico, di rado Washington avrebbe mandato a Honolulu un ammiraglio o un generale che gi non conoscessero intimamente il Forte. Perci, allorch occorreva stipulare un contratto, senza far troppe discussioni, tutti dicevano: Chi? Hewlett Janders? Ma  quel simpaticone con cui sono stato a caccia dieci anni fa. Possiamo lasciargli carta bianca. Anzi, quando i dicasteri di Washington incominciarono ad assumere un'importanza sempre maggiore nell'affrettato programma americano di espansione militare, i giovani impiegati in quei dicasteri dovevano essere scelti quasi per forza di cose tra coloro che negli anni precedenti erano stati ospitati con tanta signorile generosit da Hoxworth Hale e da Hewie Janders.
Ma pur avendo stabilito a questo modo un contatto personale diretto fra la propria azienda e gli alti papaveri di Washington, Hoxworth non ne approfitt mai. Non si prese mai la libert di chiamare al telefono i generali, come facevano alcuni, tempestando: Perdiana, Shelly, parlano di requisire tremila acri delle mie piantagioni migliori!. Di solito un simile atteggiamento indispettiva Washington, che faceva inesorabilmente eseguire la requisizione.
Hoxworth Hale, invece, adottava una tattica diversa: Sei tu, Shelly? Come va Bernice? Noi qui stiamo benissimo. Senti un po', ti ho telefonato per parlarti di quella pista di atterraggio che hanno intenzione di costruire dalle parti di Waipahu. Come posizione  ottima, per credo che i tuoi uomini non si siano resi esattamente conto delle difficolt che offrirebbero nell'atterraggio le montagne che ci sono in fondo... Precisamente, quelle dove siamo stati a cacciare insieme... Ecco, volevo appunto essere sicuro che i tuoi uomini avessero preso attentamente in esame questo particolare, perch caso mai ci sarebbe un altro terreno pi adatto... Appunto, verso il mare, e mi domandavo... Si capisce che  tuo... Per carit, non  assolutamente il caso di ringraziarmi... Ciao, caro, e salutami tanto Bernice.
Le Hawai, in quegli anni di benevolo governo paternalistico del Forte, divennero una delle regioni pi incantevoli del globo. Vi splendeva il sole, vi spiravano gli alisei, e quando i piroscafi di lusso della H & H vi scaricavano carrettate di turisti, la banda della polizia li accoglieva suonando allegre hule, e stuoli di belle ragazze in gonnellina d'erba li attendevano danzando. I rapporti fra capitale e lavoro erano pi che discreti, e i luna che osavano alzare le mani su un lavoratore venivano espulsi dalle isole seduta stante. In parlamento sedevano persone della massima probit; i giudici mandati dal continente emettevano sentenze severe, ma imparziali, tranne in pochi casi d'importanza secondaria riguardanti l'assegnazione di terreni; l'economia fioriva.  vero che le ditte del continente come la Gregory's e la California Fruit protestavano: Ma insomma, quelle isole sono una baronia feudale! Abbiamo tentato di acquistare un pezzetto di terra per costruirvi sopra un negozio e ci siamo sentiti rispondere: "Alle Hawai voi non potete acquistar terreno perch non vogliamo i vostri tipi di negozi.
Era anche vero che i cinesi e i giapponesi che volevano lasciare le isole per trasferirsi sul continente dovevano farsi rilasciare un permesso scritto, e se il Forte riteneva che questo o quell'orientale non fosse l'uomo adatto a rappresentare le isole in America, essendo di tendenze comuniste o sindacaliste, le autorit non lo lasciavano partire, n valevano grida o proteste. Hewlett Janders era in particolare contrario al gran numero di giovani cinesi e giapponesi che desideravano recarsi sul continente per diventarvi medici e avvocati, e si occupava personalmente d'impedirglielo in tutti i modi perch, diceva: Abbiamo gi tanti ottimi medici, qui, e se seguiteremo a permettere agli orientali di diventare avvocati non faremo che crearci nuovi problemi inutili e pericolosi. Bisogna che questa gente la smetta di voler salire al di sopra della propria attuale condizione sociale.
Nel 1934, dopo che insieme con i suoi collaboratori aveva operato prodigi per salvare le Hawai dalla tempesta della grande crisi economica (che si abbatt sulle isole con furia molto minore di quanto non accadde nel resto del globo), Hoxworth prov una profonda amarezza allorch un gruppo di lavoratori giapponesi riusc a far mandare nelle isole un sindacalista di Washington; si rifiut addirittura di riceverlo, osservando: Pensare che dovrebbero essermi riconoscenti di quanto ho fatto per tener lontana la crisi dalle isole. Se i giapponesi sono sempre stati regolarmente pagati, se nessuno di loro  stato licenziato, lo devono a me, e adesso pretenderebbero ch'io ricevessi un sovversivo!.
Per ben tre volte si rifiut di abboccarsi con l'ospite finch un giorno questi riusc ad abbordarlo per strada e gli spieg concitatamente: Signor Hale, rispetto la sua posizione, per devo avvertirla che secondo le nuove leggi lei ha l'obbligo di permettere agli organizzatori sindacali di parlare ai suoi uomini.
Come ha detto?, domand Hoxworth stupefatto.
Ho detto, ripet lentamente l'ospite, un tipo di forestiero dall'aspetto sgradevole, che secondo le nuove leggi lei ha l'obbligo di consentire l'accesso alle sue piantagioni agli organizzatori sindacali.
Ma allora avevo capito bene!, replic Hale. Perdiana! Come osa?. Quindi sbott, rifugiandosi dietro la celebre frase che tante volte aveva udito pronunciare da Wild Whip: Se dovessi vedere su una mia piantagione un serpente a sonagli e gli sparassi contro sarei un eroe, vero? Eppure lei vorrebbe ch'io permettessi spontaneamente a voialtri sovversivi di accedere alle mie terre. Mio caro signore, deve averle dato di volta il cervello!. Cos dicendo gli gir bruscamente la schiena e se ne and; ma il sindacalista gli corse dietro e lo afferr per la giacca gridando: Signor Hale!.
Non mi tocchi!, url Hoxworth.
Mi scusi, mormor l'uomo in tono contrito, volevo semplicemente avvertirla che le Hawai non sono diverse dal resto dell'America.
Si vede che non conosce le Hawai, fu la secca risposta.
Quell'uomo freddo, austero, capace, aveva soltanto due aspetti curiosi del carattere che potrebbero essere giudicati come debolezze. Tutte le volte che doveva prendere una decisione importante, si chiudeva solo nel proprio ufficio, mettendosi a giocherellare con un pezzo di roccia rossastra grosso quanto un pugno; si sarebbe detto che dalla contemplazione di quell'oggetto misterioso gli derivasse una strana forza morale. Quel sasso apparteneva alla sua trisnonna. Lo considera una specie di portafortuna, soleva spiegare la sua segretaria, ma non sapeva dire perch, n Hale si cur mai di spiegarglielo. Inoltre, tutte le volte che il Forte decideva la costruzione di un nuovo edifcio, Hale pretendeva che fossero fatti venire i kahuna locali a orientarlo. Un giorno un architetto del continente gli obiett:
Ma come pu un uomo che ha una laurea di Yale dar retta ai kahuna?.
La cosa forse la stupir, eppure nei nostri tribunali  ritenuto illegale costringere un hawaiano a deporre se  presente un kahuna, gli rispose Hale.
Lei per non crede a queste sciocchezze, vero?, ribatt ridendo l'architetto.
Be', se fossi giudice, e se sapessi che in aula  presente un kahuna, lo farei immediatamente allontanare perch il potere di questa gente  sottile e misterioso.
V'era infine una regola tacita riguardante il Forte, che tutti
rispettavano: il Forte non esisteva; in pubblico quella parola non veniva mai menzionata; Hale per primo non la pronunciava mai; era bandita dai giornali e dalla radio. L'edificio in cui i suoi capi si riunivano era rimasto come ai tempi del dominio di Wild Whip: un rozzo fabbricato di pietra rossa privo di qualsiasi grazia e costruito come un fortino, sul quale spiccava una semplice targa d'ottone con la scritta: Hoxworth & Hale, Armatori e Agenti Consegnatari.
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FINE Parte 6.